Il Liberalismo come metodo

Possono ancora coesistere Etica e Politica, Moralità ed Economia?

Intervista all’autore Ernesto Paolozzi

di Fiorella Franchini

 

Il Liberismo classico è una teoria economica, filosofica e politica che prevede la libera iniziativa e il libero mercato mentre l'intervento dello Stato nell'economia si limita al massimo a provvedere ai bisogni dei cittadini che non possono essere soddisfatti dai singoli, o alla costruzione di adeguate infrastrutture (strade, ferrovie, ponti, autostrade, tunnel, in certi casi perfino edifici etc.) che possano favorire l’imprenditorialità.

Ernesto Paolozzi, riprendendo il pensiero di Benedetto Croce, propone nel volume edito da Kairòs il liberalismo come metodo d’interpretazione della realtà e della storia in cui prevale la laicità, la capacità di mantenere una forte identità e, al tempo stesso, di dialogare con le altre aspirazioni ideali e politiche, aperto al nuovo, pronto a riconoscere la validità della storia passata e, ugualmente pronto a lottare contro l’ordine costituito per promuovere la libertà.

Prof Paolozzi, in cosa altro si differenzia il Liberalismo descritto nel suo saggio da quello anglosassone?

Il nostro liberalismo si fonda su un pensiero filosofico di stampo storicista o, per usare un’altra definizione, con tutti i limiti delle definizioni, sul pensiero critico dialettico. O, anche, su una filosofia della complessità. Mentre il liberalismo di stampo anglosassone affonda le sue radici nella filosofia empirista e razionalista. Ma, naturalmente, i punti di contatto sono tanti. Il liberalismo angloamericano tende a recuperare il senso della storia, mentre il liberalismo metodologico conserva l’idea che l’individuo, l’individuo comunitario non quello egotico o egoista, rimane un riferimento essenziale per ogni filosofia della libertà. In questa prospettiva i “due” liberalismi si avvicinano. La nostra idea di libertà è una concezione della vita intesa come continuo movimento, la libertà si costruisce nella storia, nella eterna lotta con il negativo, il disvalore. Fra utopia, l’orizzonte della libertà, e realismo, le concrete condizioni storiche che dobbiamo fronteggiare. Una libertà liberatrice, non statica.

Questo sistema potrebbe rappresentare una nuova forma di progressismo capace di interpretare e tener conto della frammentazione culturale e sociale del mondo globalizzato?

Certamente una concezione dialettica, complessa della libertà può, deve affrontare il tema della globalizzazione dei mercati, della mondializzazione dei costumi e della cultura. Accompagnare, in questa fase la gobalizzazione. Non ostacolarla ma nemmeno subirla. Governarla secondo i principii della liberta, della giustizia sociale, della democrazia. Per questo servono partiti trasnazionali, istituzioni trasnazionali. Difendendo, al tempo stesso, le peculiarità culturali, sociali, religiose dei singoli popoli. Sfida difficile, naturalmente. Ma si deve accogliere. Forse  è possibile vincerla.

 

Per Croce, come per Machiavelli, la politica ha leggi sue, che non possono e non devono essere confuse con quelle che regolano le altre categorie della vita, nel volume si parla di “Moralità come funzione dello spirito umano che combatte la forza delle barbarie, di primato dell’etica come imperativo della coscienza” ma è davvero  possibile credere ancora che Politica e Moralità possano coesistere?

Etica e politica non devono necessariamente contrapporsi D’altro canto basterebbe risalire al detto evangelico, ”puri come le colombe prudenti come i serpenti”, per rendersi conto che etica e politica non sono necessariamente in contrapposizioni ma che, anzi, l’una ha bisogno dell’altra e viceversa.  Nel pensiero di Marx è evidentissima la compresenza del cosiddetto realismo politico con l’utopismo più spinto. Croce non casualmente coniò il termine etico politico per indicare il senso proprio dello sviluppo della storia. Termine entrato ormai nel comune lessico della vita politica italiana, difficilmente sostituibile. Potremmo dire parafrasando Kant che la politica senza etica è cieca e l’etica senza politica è vuota.
Nel concreto agire si deve poter operare guidati dall’orizzonte utopico, che in realtà è l’orizzonte ideale, ma sempre tenendo conto delle condizioni reali, ossia storiche, per evitare che l’ideale rimanga una pura speranza e la politica concreta sia priva di una guida morale forte e sicura. Machiavelli, insomma. I profeti disarmati non rendono giustizia alla moralità, perché non servirsi delle armi della politica per affermare la moralità è, se ci si riflette bene, un atto di suprema immoralità. E’ questo il dramma nel quale ci precipita il moralismo, il legalismo, il giustizialimo a buon mercato. Uno dei pericoli del nostro tempo. Le tante “Moralità” che si aggirano fra televisioni e giornali, prive di vero senso morale, di realismo, certe volte di generosità costituiscono un problema serio, anche perché molti opportunisti si travestono da moralisti strumentalizzando le persone perbene che spesso sono anche ingenue. Il contrario del vero spirito religioso, o laicamente morale. Poi la politica, che ha le sue regole e leggi, la sua necessaria astuzia, può trovarsi in contrasto con l’etica. In quel caso il primato spetta, naturalmente, all’etica. La difficoltà è nel saper distinguere fra politicismo e moralismo, fra politica e morale. Non c’è una ricetta da consigliare. Spetta alla nostra responsabilità giudicare di volta in volta, storicamente. Per l’economia vale lo stesso ragionamento, ha le sue regole, i suoi comportamenti di per sé positivi, ma non deve oltrepassare il limite della moralità, mettere in discussione diritti fondamentali, in una parola, la libertà.

Anche Etica ed Economia possono condividere gli stessi obiettivi oppure c’è una dicotomia insanabile?

Per l’economia vale ciò che ho detto sul rapporto fra politica ed etica. E vale, soprattutto, l’idea che pur lasciando quanto più spazio possibile all’attività privata, alla legittima volontà di perseguire i propri interessi spesso coincidenti con quelli della collettività, l’economia va governata politicamente, eticamente per evitare che possa intaccare i fondamentali principi di libertà e giustizia sociale.

Questa pubblicazione  nasce da uno studio pubblicato per la prima volta  nel 1995  dalla Fondazione Luigi Einaudi per studi di politica ed economia di Roma, quale sono le novità di questa nuova edizione?

Nella nuova edizione del libro la novità fondamentale è l’incontro fra la filosofia storicista e quella di Croce in particolare con il pensiero della complessità, con l’epistemologia post positivista. Penso sia un tratto di originalità che offriamo alla riflessione del lettore benevolo e generoso. Un vasto campo da esplorare. Una strada da percorrere per uscire dalla palude nella quale da troppi anni la filosofia, l’epistemologia e le scienze umane sono intrappolate.

Il pensiero crociano di cui lei è uno dei massimi esperti è l’altro filo conduttore di quest’opera. Ci sono tantissimi studi su Croce ma lei stesso ha sostenuto quanto sia un filosofo frainteso per quel riguarda la sua filosofia della politica, in cosa consiste questo fraintendimento?

Sono tantissimi i fraintendimenti del pensiero crociano. Il credere, ad esempio, che la concezione della libertà come principio e motore della storia, porti ad una sottovalutazione della stabilità e importanza delle istituzioni. Non è così. Croce non avrebbe accettato di fare il ministro, di sedere in Senato, di ricostruire il partito liberale dopo la guerra se avesse ritenute inutili le istituzioni.  Croce semplicemente avverte che non basta disegnare istituzioni perfette sulla carta se poi non vi è la volontà eticopolitica di farle funzionare, di rispettarle. Ognuno di noi può testimoniare che in concreto Croce aveva ragione. Un altro equivoco, quello per cui la filosofia crociana sarebbe una filosofia metafisica, una filosofia della storia. Come abbiamo potuto vedere per i suo liberalismo il pensiero di Croce è, invece, estremamente concreto, attento agli aspetti più crudi della vita come testimoniano le pagine scritte in vecchiaia sulla cruda e verde vitalità che accompagna la vicenda umana.

Prof. Paolozzi la modernità della lezione politica di Croce consiste, dunque, nella riproposizione di una sorta di umanesimo che metta nuovamente al centro l’uomo, la sua libertà, la giustizia, democrazia, i suoi diritti, valori  che possono convivere e non devono contrastare con le esigenze economiche e la pratica politica?

Concordo pienamente. In fondo il pensiero di Croce è un nuovo umanesimo. In senso moderno, naturalmente, non antiquario.

Ci sono altri aspetti del pensiero crociano che possono tornare utili a noi contemporanei?

Sono tante, dunque, le suggestioni crociane che possiamo e dobbiamo raccogliere e rilanciare. Della questione della libertà abbiamo detto. Ma pensi all’importanza del concetto di autonomia dell’arte, dell’arte concepita come una forma della conoscenza ma diversa, distinta da quella puramente concettuale. E’ un’idea modernissima che può aiutare gli artisti autonomi e liberi che non vogliono piegare la loro arte a fini moralistici, politici, economici. Un nuovo umanesimo come lei suggerisce. Pensiamo al concetto crociano della contemporaneità di ogni storia. Modernissimo, attualissimo. La storiografia non può limitarsi alla ricerca filologica, deve leggere il passato nella nostra prospettiva, in modo imparziale ovviamente, ma non neutrale potremmo dire. D’altro canto la ricerca di una storia oggettiva è una ricerca vana perché impossibile. Quando un libro si intitola: “La vera storia…” non compratelo. Se l’avete comprato buttatelo, è certamente un imbroglio.

“Il Liberalismo come metodo” è un libro  di filosofia politica in cui rientra in gioco il delicato rapporto tra agire politico ed agire morale che, tuttavia, si presta ad una lettura scorrevole grazie ad una scrittura semplice, chiara, senza ampollosità. Tanti sono gli spunti di riflessione proposti da Ernesto Paolozzi per convincerci che di fronte al disfattismo, all’immoralità, all’indifferenza c’è ancora un margine di azione, di recupero e non di semplice speranza e noi vogliamo ancora crederci.

(napoliontheroad – 12 novembre 2015)

 

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