Le Nuvole in “Tempesta”
Nella foresta di Cuma risuona la poesia di Shakespeare

 

di Fiorella Franchini

 

 

Un’isola che non c’è in mezzo al bosco e maghi, folletti, incantesimi. Accade nel lecceto della foresta regionale di Cuma, l’antica Selva Gallinaria che tra i monti e il mare conserva alberi di leccio, querce sempreverdi, le dune e la macchia mediterranea, un importantissimo ecosistema dal delicato equilibrio, qualificato come  sito d’importanza comunitaria e sottoposto ad una particolare disciplina di tutela. Percorrendo i sentieri del parco non si può non rimanere affascinati dalla varietà ambientale e dall’atmosfera mitica. Nelle sere d’estate, fino al 9 giugno, nell’ambito del progetto “Il Bosco e le Dune”, danzano le fate e le lucciole si mostrano ai visitatori che negli itinerari del fine settimana percorrono al buio i sentieri per incontrare la vita che si nasconde dietro gli alberi. In questo scenario fantastico la messa in scena della commedia di Shakespeare intitolata La Tempesta, nell’adattamento di Rosario Sparno e l’allestimento teatrale di Antonella Romano che ha realizzato le istallazioni in ferro e lamiera, con la musica di Massimo Cordovani e dei suoi improvvisati strumenti musicali che creano tuoni e mare in tempesta, fruscii e voci del bosco.

 

Il mago Prospero, legittimo Duca di Milano, e sua figlia Miranda sono stati esiliati in un'isola sconosciuta dopo che il geloso fratello di Prospero, Antonio, aiutato dal re di Napoli, lo aveva deposto e fatto allontanare con la figlia di tre anni. In possesso di arti magiche dovute alla sua gran conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito da uno spirito,  Ariel, che egli ha liberato dall'albero dentro il quale era intrappolato e da Calibrano un mostro deforme figlio dalla strega Sicorace, esiliata nell'isola anni prima e morta prima dell'arrivo di Prospero. Il vecchio Duca, avendo previsto che il fratello Antonio sarebbe passato nei pressi dell'isola, con una nave scatena una tempesta che causa il naufragio della nave. Sulla nave c'è anche il re Alonso, amico di Antonio e compagno nella cospirazione, e il figlio Ferdinando. Prospero, con i suoi incantesimi, riesce a separare tutti i superstiti del naufragio cosicché Alonso e Ferdinando credono ognuno che l’altro sia morto. Il giovane principe incontra Miranda, ormai fanciulla e i due s’innamorano Il loro matrimonio sarà la causa della riconciliazione di Prospero con suo fratello Antonio. Il mago rinuncerà alla magia e libererà Ariel e Calibano. 

Vendetta e riconciliazioni, amore e libertà che gli interpreti del Teatro Le Nuvole, Luca Iervolino, Massimiliano Foà, Paola Zecca rappresentano con bravura, calando gli spettatori dentro il luogo e dentro la vicenda. “Teatro sul Teatro” come, forse, intendeva Shakespeare, in questa sua ultima opera, quasi volesse far assistere il pubblico a degli avvenimenti in tempo reale. La poesia risuona nel lecceto e si fa voce della natura. “L’isola è piena di questi sussurri, /di dolci suoni, rumori, armonie…/A volte son migliaia di strumenti/che vibrando mi ronzano agli orecchi; /altre volte son voci sì soavi che...”canta il mostro Calibano; poesia che trascorre il tempo e conduce valori immortali. Lo intuì Eduardo De Filippo che per Enaudi tradusse il testo inglese in napoletano del Seicento spiegando egli stesso nella nota in chiusura che “La tolleranza, la benevolenza pervade tutta la storia…Sebbene sia stato trattato in modo indegno da suo fratello, dal re di Napoli e da Sebastiano, Prospero non cerca la vendetta bensì il loro pentimento. Quale insegnamento più attuale avrebbe potuto dare un artista all’uomo di oggi, che in nome di una religione o di un ideale ammazza e commette crudeltà inaudite, in una escalation che chissà dove lo porterà?”E in napoletano parlano i marinai e Ferdinando in mezzo alla tempesta, invocando santi e demoni nostrani. Così il ricorso agli spiriti, l’evocazione di forze misteriose si ricongiunge all’anima della teatralità, della fantasia tradizionale e lo spettacolo diventa verità della coscienza. La magia delle parole trasforma il sogno in realtà e quell’isola appena suggerita si materializza davanti ai nostri occhi, misteriosa e incantevole, e non si distingue più la finzione dal reale, l’effetto dal suono, svanisce ogni artificio e resta solo l’incantesimo del vento, del mare, del bosco, restiamo noi che, rivela il mago Prospero “ siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, protagonisti inconsapevoli e legittimi di questa illusione.

 

 

 

 

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