Monica Florio sceglie  “il giallo”

per raccontare la discriminazione

Intervista all’autrice di “Puzza di bruciato”

 

di Fiorella Franchini

 

 

 

Napoletana, giornalista, Monica Florio scrive di emarginazione e di realtà discriminate: disadattamento, handicap, omosessualità. Ha pubblicato il saggio “Il guappo – nella storia, nell’arte, nel costume” (Kairòs Edizioni, 2004), la raccolta di racconti “Il canto stonato della Sirena” (Ilmondodisuk Libri, 2012) e il romanzo di narrativa scolastica “La rivincita di Tommy. Una storia di bullismo omofobico” ( La Medusa Editrice , 2014).  Come la discriminazione, strisciante in questa moderna giungla,  il suo stile cambia pelle.

In “Puzza di bruciato” (Homo Scrivens Edizioni) Nick Drake, titolare della scalcinata agenzia “A prova d’errore”, si imbatte nella toilette del cinema Vittoria nell’assicuratore Carlo Testa. Preoccupato per la prolungata assenza del compagno, l’editor Stefano Di Nardi, si affida a lui dopo aver chiesto invano aiuto alla polizia. Drake rinviene nell’abitazione dello scomparso l’agenda e il manoscritto di “Spoglie immortali”, romanzo scritto da Di Nardi e poi venduto al giovane Christian Blasi. Da qui si troverà avviluppato in un’oscura trama di furti e vendette.

Hai scritto del disagio e dell'emarginazione attraverso altri generi, il saggio, il romanzo didattico, come è avvenuto il passaggio al Giallo e perché?

Ho deciso di scrivere un giallo per sfida. Mi interessava raccontare la solitudine di chi teme di aver perso una persona cara ma non riceve alcun aiuto da parte delle istituzioni. L’assicuratore Carlo Testa si rivolge a un investigatore privato per ritrovare il proprio compagno solo in un secondo momento, quando la polizia ha deciso di lavarsene le mani, ritenendo di avere casi più importanti di cui occuparsi.

Come si è adeguata la tua scrittura al nuovo modello?

Non scrivo abitualmente gialli, mi considero una giornalista che scrive di questioni sociali scomode. “Puzza di bruciato” è essenzialmente un romanzo sull’intolleranza, nel quale per smorzare la drammaticità dei temi toccati, l’omofobia e l’infanzia violata, ho fatto ricorso all’ironia. Il mio approccio è diretto e senza fronzoli.

Di quale tipo di emarginazione scrivi?

Nel mio libro si parla di discriminazione sociale e sessuale. Il protagonista, Nick Drake, è parzialmente sordo - handicap che nasconde per non essere ulteriormente emarginato – e in evidenti difficoltà economiche. Vittime dell’emarginazione sono soprattutto i gay come l’assicuratore Carlo Testa, nell’occhio del mirino perché vistoso, e il suo compagno Stefano Di Nardi, l’editor di cui si sono perse le tracce.

Michele Serio ha scritto di questo romanzo: È una mescolanza tra colto e popolare, serio e divertente, con una scrittura rapida e sempre aderente alle cose, in pratica la narrativa che preferisco”. In che senso è un giallo umoristico?

Non è solo Nick Drake a essere un tipo ironico, l’umorismo permea tutto il libro, rendendo grottesche situazioni incresciose come quando il detective immagina cosa potrebbe succedergli se nel suo vicolo si diffondesse la voce che è omosessuale.

Nel panorama letterario ci sono tantissimi “investigatori”, in cosa somiglia e in cosa si differenzia il tuo protagonista dagli altri?

“Puzza di bruciato” non è un giallo classico, quindi il detective da me creato non è bello né abile, bensì maldestro, pigro e spesso alle prese con casi balordi. Nick Drake piace alle donne e agli uomini ma non se ne rende conto per insicurezza. Come molti investigatori, però, è un po’ cinico ed ossessionato dalla verità e, pur rispettando le regole, si considera un uomo libero.

Oltre a Nick Drake qual è il personaggio più rappresentativo del romanzo?

Direi Eddy Blasi che è l’incarnazione del Male. Questo potente intrallazzatore odia i gay perché non tollera che il figlio Christian sia omosessuale. L’editor Stefano Di Nardi diviene, allora, il suo acerrimo nemico.

Napoli che ruolo ha?

Con le sue tradizioni Napoli è l’anima del romanzo, non un mero sfondo. Per Drake simboleggia la famiglia, le radici, l’unico punto di riferimento nel caos che lo circonda.          

 

Una città di eroi e criminali di strada dove la puzza si confonde con il profumo delle sfogliatelle e l’ironia sfuma la drammaticità di un quotidiano scomodo. Monica Florio accetta la sfida e ci restituisce un pezzo di Napoli che, forse, non avremmo voluto trovare. La realtà è sempre scomoda.

 

(napoliontheroad – 28ottobre 2015)

 

 

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