Sulle tracce dei Templari a Napoli

esce in libreria una ricerca inedita di Laura Miriello

 

di Fiorella Franchini

Riemergono dalle nebbie del tempo tracce dei Templari a Napoli, simboli celati nelle architetture di chiese e palazzi, riferimenti documentali, segni impressi nella pietra. Ci conduce sulle orme dei cavalieri il saggio di Laura Miriello – Sulle tracce dei Templari a Napoli, edito dalla Stamperia del Valentino – che sarà presentato sabato 18 aprile alle 17,30 nella Chiesa di Santa Marta. Il libro ricostruisce per la prima volta la storia dei Templari in città, oscurata dalla damnatio memoriae, la sistematica cancellazione delle testimonianze dell’esistenza dell’Ordine eseguita come pena aggiuntiva per i supposti crimini dei templari o come protezione dalla persecuzione sancita da Filippo il Bello. Le ricerche documentano una presenza templare ben radicata su tutto il territorio campano; commende e fattorie ad Aversa, Casalnuovo, Marigliano, Avella, un’azienda agricola a Pozzuoli e proprietà fuori Porta Capuana di Napoli. A Napoli i Cavalieri avevano una Commenda vicino la Porta delle zizze, al porto, dove oggi si trova la caserma Zanzur del Comando di Legione della Guardia di Finanza, già sede della Dogana vecchia. In città si costruirono due ospedali crociati per ospitare i reduci dalla Terrasanta e gli inferni, quello dei Cavalieri di Malta a San Giovanni a mare e quello dei Templari a Sant’Eligio. Testimonianze rintracciate, quartiere per quartiere. attraverso un attento esame delle fonti storiche e cartografiche, dai primordi delle crociate fino all’epurazione dell’ordine, e alla cui interpretazione ha collaborato anche l’arch. Tullio Pojero. Una presenza tanto significativa che nel 1295 il Gran Maestro Jaques de Molay giunse da Cipro a Napoli al Maschio Angioino per il conclave che elesse papa il cardinale Caetani con il nome di Bonifacio VIII, soggiornando nella domus templare vicino al porto. Proprio a Castel Nuovo, Laura Miriello ha ritrovato, durante alcune ricerche archeologiche del 2011, nella scala interna che conduce dalla Sala dei Baroni fino al camminamento della ronda, croci, simboli, scritte e date incise su pietra, segni che, nella manifattura, sono uguali alle croci templari trovate nelle celle dei castelli di Domme e Chinon, due cittadine francesi della regione della Dordogna in Francia e che sarebbero la testimonianza della presenza storica e delle conoscenze mistiche templari negli ordini militari di Alfonso d’Aragona, la prova che la tradizione dell’ordine è continuata a vivere nelle commende degli ordini aragonesi dal 1330 al 1453.  Un libro affascinante, ricchissimo d’informazioni, in cui il mistero s’infittisce quando la ricercatrice napoletana identifica nei suoi percorsi tra i Decumani, architetture gotiche e simboli templari. Come indizi di una caccia al tesoro ecco il fiore della vita visibile nel rosone della Chiesa di Santa Chiara e in quello di San Domenico Maggiore, ecco i fregi e le figure apotropaiche nei palazzi delle più importanti casate napoletane che tanti cavalieri offrirono alle spedizioni in Terra Santa. Una mappa di pietra in cui rappresentazioni, circostanze, documenti, suggeriscono un’altra Storia, ancora da scrivere, che mostrano un volto inconsueto di Napoli, ancora una volta centro internazionale di commerci e saperi, di accoglienza e di progetti politici. Un enigma che accompagna i Templari e la città, li salva dalla rete dell’ovvio, genera emozioni e sete di conoscenza, il vero fascino dell’avventura umana.

 

 

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