Milano 1944, “la scrittura della realtà” di Almerico Realfonzo

di Fiorella Franchini

 

“Quando viene dichiarata una guerra, la prima vittima è la Verità” ha scritto Arthur Ponsonby. Una verità da cercare, da testimoniare, da recuperare che Almerico Realfonzo, ingegnere napoletano e saggista, nasconde tra le righe dei suoi scritti come una trama invisibile. Un lungo lavoro di recupero iniziato nel 2008 con I giardini rosminiani, proseguito nel 2011 con I giorni della libertà e nel 2015 con Milano 1944.

Oggi assistiamo al fenomeno della frantumazione della memoria collettiva e al suo rapporto, spesso contradditorio, con quella individuale che preme per avere il suo riconoscimento, la sua storicizzazione, mentre la storiografia, “per sua natura, richiede lentezza di rielaborazione, ricerca, documentazione”.

Attraverso la rappresentazione scritta di alcune vicende della seconda guerra mondiale, vissute tra il ’43 e il dopoguerra in Ossola, a Milano e a Napoli. Realfonzo interviene sul senso della realtà. Il significato reale di ciò che accadde non lo potremo mai afferrare, occorre ricostruirlo, ed è possibile farlo attraverso un punto di vista che, nel caso dell’autore, è particolarmente ampio, non tanto per la sua esperienza giovanile quanto per le connessioni che la memoria e la vasta cultura gli consentono. La sua insistenza su i temi della guerra potrebbe quasi far pensare a un’esigenza di risarcimento psicologico, affettivo e morale che il ricordare e, soprattutto, il ricordare insieme, spesso porta con sé. Tuttavia la memoria di Realfonzo non va a scapito di una ricerca storica e memoriale. Entrambe, sedimentate ed eleborate metodologicamente, sono arricchite sia dal valore soggettivo e individuale, sia da quello culturale. Con il suo racconto è possibile recuperare il passato perché lo si riconosce e riattualizza come memoria collettiva attraverso il senso della storia personale che permette di comprendere, realizzare, ricomporre a ritroso, storicamente, la propria identità e farla coincidere con la memoria stessa.  

Ancor più che nei precedenti, l’ultimo libro di Almerico Realfonzo, Milano 1944, edito da Mimesis, con una prefazione di Fulvio Papi, fonde autobiografia e storiografia con il procedimento narrativo. L'autore narra e interpreta le esperienze da lui vissute incastonandole nella realtà dell’epoca.  In tal modo autobiografia, storiografia e narrativa trovano il loro punto di convergenza. Le prime due si riallacciano giacché prive della finzione, tipica del procedimento narrativo e centrate sull'interpretazione dei fatti, mentre la narrativa conserva la ricchezza psicologica e la prospettiva di poter conferire un significato preciso a un'esistenza. A differenza delle memorie, che si limitano a fornire un ragguaglio su circostanze esteriori, ambientali o storiche, connesse alla vita dell'autore, o del diario intimo che, viceversa, si svolge in uno scandaglio della coscienza, prescindendo, in genere, dalla concreta realtà ambientale, l'autobiografia presuppone un nesso della vita interiore dell'autore con le convinzioni ideologiche e le condizioni sociali di un determinato momento storico.

“E tu, tu la chiami guerra. E non sai che cos’è” ha cantato Fabrizio De André. Il senso della storia è anche la percezione della concretezza della vita di un periodo storico. Non è soltanto dato dai grandi eventi, dalle grandi battaglie o dai grandi fenomeni economici e sociali, ma dal concreto vivere quotidiano. I sentimenti, il senso della morte, della vita, l'amore, l’amicizia, la paura entrano a pieno titolo nella ricostruzione storica.

Un metodo di scrittura, quello di Realfonzo, che permette di essere informati di molte cose circa le persone, i loro modi di vita e le circostanze sociali, favorendo nel lettore l'identificazione e la reazione, il confronto con i nostri giudizi e punti di vista. Ricco di note e di digressioni Milano 1944 non è solo un trasferimento di ricordi ma un atto di partecipazione umana, morale, politica, un notevole impegno culturale di pensiero autobiografico che esercita uno straordinario valore educativo e creativo riuscendo ad ottenere il fondamentale obiettivo di recuperare e tutelare la specificità dell'esperienza soggettiva e la sua unicità senza renderla avulsa dal contesto storico.

Pagine intense che ricostruiscono una Milano lacerata dall’oppressione nazista e dalla guerra civile, dalla miseria, una gioventù segnata dal dolore e dal desiderio di speranza. Una “scrittura della realtà” che svolge sempre compiti di natura sociale e di trasmissione memoriale e quindi appartiene alla storia della cultura umana. Un materiale che può diventare un terreno fertile di ricerche e interpretazioni sui protagonisti degli eventi e dei luoghi, utile strumento per lo storico e per la comunità, un valore aggiunto contro la massificazione e l’uniformazione delle coscienze, affinché le ferite della guerra non si cicatrizzino, ma ricomincino a sanguinare ogni volta che sono toccate.

(napoliontheroad 5 giugno 2015)

   

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