Tetti di Sole” di Gennaro Matino

La città ancora possibile

 

di Fiorella Franchini

 

C’era una volta un borgo antico e adesso non c’è più. Gennaro Matino, sacerdote e teologo,   ci conduce indietro nel tempo, su “Tetti di sole”, alla ricerca di un microcosmo primigenio. 

La storia è ambientata negli anni ’60 nel casale di Antignano, oggi quartiere di Napoli, quando la vocazione agricola  della zona si è già inesorabilmente trasformata, incalzata dalle esigenze costruttive e dagli affari edilizi.

Un oscuro protagonista, Speculazione,  frantuma valori e diritti, cancella la sicurezza materiale di un’abitazione e la dignità degli uomini.

Una fiaba che ha le parole che deve, una scrittura leggera e pura, una verità che segna ogni parola.

Nel romanzo le vicende dei singoli personaggi  rimandano ad atmosfere e situazioni familiari e sono per lo scrittore il pretesto per ragionare su temi di filosofia quotidiana.

 I libri di Gennaro Matino sono sempre percorsi di crescita umana e la narrazione trasforma gli ideali di giustizia, verità, speranza,   ribellione, in concretezza di vita.

Tanti personaggi: donna Carmela, la signorina Sasso, Peppiniello, don Rosario. Le voci di ognuno costruiscono la comunità, i suoni della via, i rumori del mercato raccontano di giorni riempiti da gesti comuni e da un profondo senso di sopraffazione. Un’umanità che si dissolve nella rassegnazione, che protesta senza ribellarsi, affidando ad altri i propri sogni. Una storia corale di emozioni e sentimenti che si fondono in un finale tenero e amaro, stemperando il pessimismo di una rivoluzione persa in partenza, perché mai cominciata.

Non si possono frenare le trasformazioni ma neppure perdere la propria identità perché il cambiamento è soprattutto un cammino interiore di progresso spirituale che non rinuncia alla lotta.

 

La Chiesa ci ha sempre insegnato la rassegnazione “ porgi l’altra guancia”; padre Gennaro, la ribellione che lei auspica è laica o recupera il messaggio rivoluzionario di Cristo?

Un vero cristiano è un vero rivoluzionario non violento che sogna di trasformare il mondo e Napoli è il mondo che io vivo quotidianamente. La speranza di cui parlo non è illusione che delude è lotta per restituire dignità alla mia terra.

Tra le pagine tante note storiche: le origini di Antignano, il riferimento al primo miracolo di San Gennaro e al Santo Rosario, il boom economico, che esaltano il concetto d’appartenenza, la passione dell’autore per le radici.

I tramonti e i profumi colorano la città che cambia di scena e prende nuova forma dopo ogni notte. Napoli, scrive Gennaro Matino – s’intromette con prepotenza nel DNA di chi vi nasce per caso, sciagura o volere del caso…la napoletanità si attacca addosso…-. Il luogo in cui si cresce diventa una gran parte di ciò che si sarà per il resto della vita e non si può scappare da questa realtà, neppure quando si fugge altrove.  

Le contraddizioni di Napoli in che misura possono essere un impulso per la città?

Le contraddizioni sono esse stesse Napoli, ma la città non ama interpretarle.  

La fascinazione della narrazione ha fondamento in un fortissimo orgoglio, in una passione dolorosa per la propria identità e per la cultura di strada. I proverbi e i detti della gente sono una modalità sociale, fanno somigliare la sapienza partenopea a quella orientale.  

Speranza nel rinnovamento, nella salvezza dal degrado ma la saggezza popolare che nel suo romanzo ha grande spazio recita: “chi di speranza vive, disperato muore”. Come potremo trasformare la speranza in concretezza di vita?

I visionari non sono illusi ma profeti.  

“La mia città è carezza sospesa…” insiste Gennaro Matino affidando anche alla poesia il suo messaggio di speranza, alla riscoperta di una consapevolezza costruttiva del patrimonio immenso celato dentro il cuore partenopeo, nella sua umanità così come nella ricchezza culturale. Un tesoro da conquistare con la battaglia dentro se stessi e contro l’egoismo del mondo che ci circonda.

- Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importate” - ha scritto Susanna Tamaro, e la conoscenza delle ragioni del cuore e dell’intelletto diventa la spada vincente di un riscatto fattibile.

-… Il vento spesso è spietato come la verità che non fa sconti spesso sveste gli inganni e nella sua corsa per le strade del mondo, raccoglie gli innumerevoli fiati per ricomporli con un unico universale respiro. Smuove la storia, rigenera gli eventi e rivolta il vissuto per riconsegnarlo nella sua integrità. Il vento di vita, la vita stessa è vento e senza quel soffio vitale ogni ingranaggio diventerebbe morte. Soffio è l’amore, è il perdono, è Dio stesso che in un soffio si dona. Ma è un soffio anche il sospetto che il vissuto nascosto e opposto al vero non sempre sia il migliore. Il vento t’induce a spostarti e ti obbliga a fare i conti con il nuovo stato da un’altra posizione…-.

Nessuno sconto al fatalismo da parte di Gennaro Matino che tramuta la desolazione morale e sociale in un’occasione per costruire insieme una Napoli migliore, rimanda con i suoi “ Tetti di sole”, ad un’immagine positiva ma non oleografica di una città fatta di persone e non di stereotipi, e grida “…la mia città è ancora possibile…”.

(napoliontheroad - 5 novembre 2014)

 

Condividi su Facebook