A Piazza del Plebiscito le 14 Stazioni di Cristo

Intervista al film-maker Claudio Gargano

di Fiorella Franchini

Nell'ambito delle "Fantastiche Liturgie della Settimana Santa" ideate da Massimo Fargnoli, evento promosso dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Napoli, giovedì 24 marzo sono state proiettate su appositi schermi verticali inseriti tra il colonnato di Piazza del Plebiscito, video-installazione sulle 14 sequenze musicali per strumenti solisti di Luciano Berio, realizzata dal film-maker Claudio Gargano.

Il progetto artistico è nato da un lavoro di ricerca, montaggio e interpolazione visiva tra immagini della filmografia novecentesca sulla passione e morte e di Gesù, iconografia cristiana contemporanea sulle 14 stazioni della Via Crucis e immagini tratte dal Libro Rosso di Carl Gustav Jung.

Il salotto buono di Napoli si apre all’arte multimediale e digitale. Tecnologie e software modificando la realtà tecnologica e il paesaggio mediatico, hanno permesso di indagare nuove possibilità tecniche di ricerca e di conseguenza nuovi paesaggi percettivi. Nella TecnoArte il convergere dei linguaggi attraverso il medium digitale permette l’accorpamento inedito di elementi concettuali e di linguaggi tradizionali, consente l’uscita dagli spazi canonici dell’arte, come musei e gallerie, per calarsi negli spazi urbani, e realizzare un originale coinvolgimento del pubblico. 

Claudio Gargano ci racconta come è nato il progetto.

La video-installazione sulle 14 stazioni della via Crucis nasce da un’idea del maestro Massimo Fargnoli, direttore dell’Accademia Musicale Napoletana, con cui ho già collaborato in passato, che mi propose di realizzare una video-installazione per il venerdì della passione di Cristo su 14 schermi verticali posti nel colonnato di piazza del Plebiscito. L’idea di Massimo era appunto quella di adattare 14 flussi visivi, uno per ogni stazione della via Crucis, su 14 sequenze musicali per strumenti solisti del compositore contemporaneo Luciano Berio, realizzate tra il 1958 e il 2002. Tra varie ipotesi e tra un brainstorming è nata l’idea di realizzare questi flussi visivi utilizzando in parte scene filmiche tratte dalla cinematografia novecentesca sulla passione e morte di Cristo, in parte immagini tratte dall’iconografia cristiana contemporanea e infine immagini tratte dal Libro Rosso di Carl Gustav Jung.

 

Perché la scelta di Jung in una narrazione religiosa?

Condividendo entrambi una passione per il famoso psicanalista e filosofo svizzero, ci siamo accorti che il percorso di confronto con l’inconscio e individuazione di sé, proposto da Jung nel suo Libro Rosso (edito per la prima volta nel 2010), aveva notevoli punti di contatto col percorso cristico. In realtà è lo stesso Jung a suggerire nel corso del Libro una cristificazione di sé intesa non come imitazione della vita di Cristo, ma come sacrificio e crocefissione delle istanze dell’ego che si mette al servizio del proprio Sé interiore nel corso di un lungo, visionario e doloroso confronto con l’inconscio (sia personale sia collettivo) dal quale sono scaturite rappresentazioni archetipiche che Jung ha realizzato splendidamente. Alle bellissime immagini del Libro Rosso ho pensato, poi, di associare immagini tratte dall’iconografia cristiana contemporanea che, a differenza di quella classica, è più vicina alla sensibilità novecentesca.

Quale è stata la scelta cinematografica?

Il tutto è confluito in questo lavoro visivo che ho realizzato montando e interpolando scene di film come “Il vangelo secondo Matteo” di Pasolini, “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese, “Il re dei re” (nella versione muta di De Mille e in quella coloratissima in Cinemascope di Nicholas Ray) e tanti altri con immagini dell’iconografia cristiana contemporanea sulle 14 stazioni della via Crucis (da Botero a Dalì, da Otto Dix ad Arthur Kemp e molti altri) e quindi con immagini del Libro Rosso che avessero un’attinenza visiva col resto. In questo caso soprattutto mostri dell’inconscio che rappresentassero i dubbi e i tormenti di Gesù nell’orto degli ulivi e l’anima nera, anzi in questo caso l’Ombra junghiana, di Giuda, nonché volti minacciosi nella stazione in cui Gesù viene accusato dal Sinedrio.

Le 14 stazioni prese in considerazione non sono quelle canoniche ma sono per lo più quelle proposte da Giovanni Paolo II nel 1991 e che hanno un andamento più narrativo in quanto includono anche Gesù nell’orto degli Ulivi, poi tradito da Giuda e infine accusato dal sinedrio. La colonna sonora comprende 14 sequenze che Luciano Berio compose tra il 1958 e il 2002 ognuna per uno strumento solista diverso che variano dal flauto alla viola, dal violoncello alla chitarra e anche solo voce. Si tratta di brani sperimentali dall'andamento rapsodico che non hanno un inizio, uno sviluppo e una conclusione e nemmeno strofe o ritornelli e proprio per questo possiedono un forte impatto emozionale e ben si adattano agli stacchi e agli inserimenti delle immagini.

Ogni flusso visivo parte in sequenza uno dopo l’altro: – racconta Claudio Gargano -  finito il primo, comincia il secondo e così via. Ma ogni “stazione visiva” finisce con un’immagine fissa, un fermo-immagine dei film o dell’iconografia contemporanea, che rimarrà costantemente a formare con le altre una coreografia visiva tra le colonne di piazza Plebiscito il tutto con un’illuminazione ad hoc allestita grazie all’indispensabile supporto tecnico di Attilio Ruggiero che si è occupato soprattutto della scomposizione delle proiezioni in 14 segmenti.    

L’Ombra, l’Inconscio, elementi invisibili ma anche inseparabili della persona; in ogni essere umano coabitano gli opposti: luce e ombra, maschile e femminile, conscio e inconscio. L’ombra appartiene alla luce, il male appartiene al bene e viceversa, in contrapposizione, ma non integrati tra di loro. La stessa messa a morte rileva Fabrizio Mastrofini a proposito del cristianesimo di Jung, “fonda la comunione e l’unione dell’intero popolo, l’uccisione rituale serve a ristabilire l’ordine violato, in analogia con Cristo deriso, barattato con Barabba, ucciso crudelmente, sacrificato per redimere e fondare una comunità nuova”. Interpretazioni psicologiche e teologiche che si contaminano con il cinema, la pittura, la musica, la tecnologia, la fede e generano emozione e riflessione, scintille pericolose, dinamiche quando illuminano la sofferenza.  

 

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