FATA MORGANA di Antonio Filippetti

Dubbi e certezze del nostro tempo: “Altrimenti non è cultura”

di Fiorella Franchini

          Li osserviamo in quella stretta fascia del nostro orizzonte culturale distorcere il sistema dei valori e dei principi. Falsi miraggi che costruiscono castelli in aria e ci conducono alla morte sociale.

          Un fenomeno ottico che il mito chiama Fata Morgana e la coscienza civile corruzione. Accade in tutte le parti del mondo ma in Italia ha una valenza particolare perché colpisce ogni tipo di spazio morale, professionale, politico, istituzionale, culturale.

         Antonio Filippetti, giornalista e scrittore, è impegnato a studiare queste distorsioni con un ciclo di ricerche decennali, iniziato con “Il lungo Sonno” (2006) e proseguito con “La Sirena Fuorilegge”, (2009), “It-Alieni, il paese delle mezze calzette” (2010) e “Bella Italia brutta gente” (2012), “Fata Morgana” (2015).

          Una lunga, puntuale analisi critica dei mali del Bel Paese che Filippetti denuncia senza mezze misure, non solo con l’acutezza dell’articolista in prima linea ma con la sensibilità dello scrittore, la ricchezza intellettuale del letterato. Attento a tutti gli aspetti della nostra società, ha diviso il volume in tre grandi sezioni dai titoli emblematici: Il passato ignorato, Senza memoria senza futuro, Schegge di ordinaria idiozia.

          Sirena o Fata Morgana, c’è una via di salvezza a questa deriva morale ed intellettuale?

         Credo che il riferimento sia anche a una mia opera precedente, “La Sirena Fuorilegge”, in cui venivano esaminati in una scansione alfabetica i diversi malanni che condizionavano (e condizionano) la città di Napoli, vista come lo specchio del paese. Il richiamo all’illusione ottica della “fata morgana” è in qualche misura la logica conclusione di una condizione “irregolare”, sopra e fuori le righe che non lascia presupporre niente di buono.  Siamo di fronte ad una sintomatologia assai pericolosa, tanto più grave in quanto vissuta spesso con indifferenza o incoscienza. E se manca un sia pur minimo controllo critico, le cose non possono che peggiorare. Teniamo presente che la situazione di declino non è recente né occasionale, ma origina da mali antichi e mai curati, nell’illusione forse di trovare inopinatamente una via di uscita e di guarigione. Ma senza una precisa analisi, frutto di una diagnosi necessaria anche se impietosa, non c’è possibilità di risalire la china. In questo senso la cultura può essere un valido toccasana ma a condizione che si tratti di cultura vera, non un “mordi e fuggi” da passeggio, frutto d’improvvisazione e di un atteggiamento “à la page”.

 

 L’asservimento all’opinione comune e il ripiegamento su di sé, il disimpegno e la rassegnazione, modificano la percezione della realtà, trasformando l’illegalità e l’approssimazione in nuovi punti di riferimento. Immagini mutevoli e deformate, difficilmente riconoscibili a chi mantiene uno spirito indipendente, che, tuttavia, si manifestano come reali. In tal modo, i valori dell’onestà cedono il posto all’individualismo sfrenato e all’assuefazione agli illeciti, allontanano l’educazione e l’informazione dai bisogni dei cittadini.

          I miti ci raccontano di eroi solitari capaci di sconfiggere i mostri, possiamo oggi affidarci ancora questo individualismo per evitare le ingannevoli visioni della società contemporanea?

         Gli eroi hanno fatto per così dire il loro tempo. E sono stati semmai sostituiti dai falsi miti della globalizzazione onnivora, osannata da diverse parti come il balsamo in grado di assicurare ogni forma di benessere. Sappiamo ora che non era (è) così e che il contesto generale della contemporaneità è sempre più soggetto alla pratica di riti collettivi dominati dalla serialità e dall’omogeneizzazione dei comportamenti.

         Si sente un nuovo eroe o un vate?

         Il compito dell’operatore culturale e del produttore di conoscenza non deve avere nessuna dimensione eroica o vaticinante. Il suo scopo è mostrare la realtà indagando anche nelle sue pieghe più nascoste con l’intento di suscitare una consapevolezza di coscienza che è il solo modo poi di uscire dalla stagnazione in atto.

          Suggestionati dai falsi miti, si dissolve il concetto di dovere, si perdono le coordinate: “In una deriva senza tregua, sono stati smarriti anche i valori della solidarietà e i vincoli della legalità, perpetrando per altro un continuo oltraggio alle straordinarie tradizioni culturali del nostro paese.”

         Si è mai sentito vinto?

         Quella della cultura è una partita che va giuocata come atto di responsabilità. Non importa il risultato che ne può derivare e di conseguenza non prevede vittorie né sconfitte.  Questi sono semmai argomenti legati al successo effimero ed occasionale che può arridere a idee e personaggi in un determinato momento. Se così non fosse, del resto, non avremmo tutto il grande serbatoio di pensiero, arte, poesia accumulato nei secoli grazie alla passione e all’impegno di valorosi personaggi incuranti degli apprezzamenti dei loro contemporanei.

 

 Fata Morgana”, pubblicata con le Edizioni dell’Istituto Culturale del Mezzogiorno, non cade, però, nella trappola della polemica fine a stessa. L’autore, con stile sempre equilibrato, offre riflessioni mai banali, puntando sulla valorizzazione della cultura, unico strumento alla luce del quale si può ancora valutare la situazione del nostro tempo.

         Come superiamo il pessimismo?

         Pessimismo e ottimismo sono categorie ormai prive di senso. Occorre parlare di realismo. Il compito, come accennato prima, di chi osserva e valuta, e quello di attenersi alla realtà dei fatti. Per troppo tempo siamo stati contagiati da un inverecondo senso di ottimismo che relegava stranamente in soffitta qualsiasi analisi volta a decifrare lo stato presente dell’arte. E’ stata messa in campo cioè una politica dell’esorcizzazione del reale nell’illusione, malauguratamente recepita troppo spesso, che solo augurandosi il meglio, la realtà avrebbe fideisticamente assecondato quest’auspicio ottimistico. E’ forse questo il dato più eclatante di un effetto “fata morgana”, un’illusione di cui pagheremo a lungo – e pagheranno coloro che verranno dopo di noi – le nefaste conseguenze.

        Antonio Filippetti, così come suggeriva Norberto Bobbio, da uomo di cultura semina dubbi, non raccoglie certezze. Tuttavia, a chi grida che in Italia non c’è una coscienza civile, replica con l’impegno concreto della sua scrittura e della sua attività intellettuale, reagendo a tutto ciò che offende la dignità e l’intelligenza, prova a indicare la strada per recuperare la consapevolezza sociale e spegnere gli abbagli degli inganni. “Fata Morgana” è un razzo di emergenza sparato nella nebbia del nostro tempo. Non ci salva ma segnala una possibile rotta. “Altrimenti non è cultura”.

(napoliontheroad 14 maggio 2015)

 

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