A Napoli la magia di un Continente

La Mostra d’Oltremare ospita il Festival dell’Oriente

di Fiorella Franchini

 

 L’11, 12, 13 e ancora il 18, 19, 20 Settembre, arriva a Napoli il Festival dell’Oriente. Mostre fotografiche, bazar, stand commerciali, gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folkloristici, medicine naturali, concerti, danze e arti marziali si alterneranno nelle numerose aree tematiche dedicate ai vari paesi in un continuo e avvincente susseguirsi d’incontri, seminari ed esibizioni. La magia di un intero continente invaderà la Mostra d’Oltremare e sarà, come già è accaduto per Milano, Torino e Roma, un’immersione totale nei colori, nei sapori, nei ritmi, nei profumi di terre lontane.

Atmosfere esotiche che hanno un legame particolarissimo con la città. Innanzitutto, la storia partenopea è riccamente intessuta di vicende più o meno significative collegate alla presenza di forti comunità straniere, stabilitesi a Napoli per motivi economico-commerciali, fin dalla nascita, cui si sono aggiunte vicende storiche come le dominazioni saracene e di costume, legate al diffondersi dell’esotismo che hanno lasciato significative testimonianze artistiche e intellettuali. Tutte componenti che hanno creato una vera e propria categoria culturale: l’Oriente a Napoli. Inoltre, l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” che trae le sue origini dal Collegio dei Cinesi, fondato da Matteo Ripa, sacerdote secolare e missionario, che dal 1711 al 1723 aveva lavorato, in qualità di pittore e incisore su rame, alla corte dell’imperatore mancese Kangxi, è la più antica scuola di sinologia e di orientalistica di tutto il continente europeo: il cinese mandarinico, scritto e parlato, vi è stato insegnato dalla fine del 1724, mentre l’hindi e l’urdù dal 1878. A questo si aggiunge la splendida scenografia della Mostra d'Oltremare, inaugurata ufficialmente come Mostra Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare il 9 maggio 1940, dal re Vittorio Emanuele III e progettata come Esposizione Tematica Universale per celebrare la gloria dell'impero italiano nell'Africa del nord e nel Mediterraneo.

 Tra gli innumerevoli ed emozionanti appuntamenti della kermesse, imperdibile l’Holi festival, un divertentissimo evento che verrà riproposto nei giorni di sabato 12 e 19 settembre alle ore 18:00. Una vera e propria festa del colore, tipica della religione induista, che celebra l'amore, la vittoria del bene sul male, l'incontro con gli altri, la voglia di stare insieme, di giocare, di ridere, di dimenticare dolori e amarezze e di elevare il proprio spirito al di sopra delle sofferenze della vita. Un’occasione per incoraggiare l'integrazione, la pace e l'armonia tra i popoli del mondo, abbattendo le diversità sociali, etniche e culturali. Due le regole fondamentali: divertirsi e lasciarsi dipingere da mille sgargianti colori, senza paura di sporcarsi. I colori utilizzati sono anallergici, non tossici e facilmente rimovibili, quindi sia grandi che piccini potranno partecipare senza alcun timore. Un gioco intriso di profonda spiritualità perché tramite il rito della colorazione, si mira alla valorizzazione dell’individuo e alla comunione, contro le barriere mentali della moderna società.

Tradizione, spiritualità, folklore, divertimento, musica, con la presenza di 12 aree culturali dedicate alle tradizioni dei paesi d'Oriente, mostre artigianali e fotografiche, un grande bazar orientale con 350 stand di prodotti tipici, 130 conferenze e workshop, 20 ristoranti etnici, 4 maxi aree interattive per la pratica di arti marziali, di yoga e di discipline bionaturali, e per la prima volta la presenza di 5 palchi con più di 400 spettacoli per oltre 13 ore d’intrattenimento giornaliero. Sarà possibile assistere alla vestizione del Kimono, alla Cerimonia del tè, al circo Cinese, provare massaggi tradizionali Thailandesi, imparare l’arte degli Origami, dell'Ikebana, della scrittura tradizionale in Ideogrammi, partecipare alla Cerimonia del Mandala o ammirare la Pittura Zen Sumi-e.  

Immancabile sarà la presenza della gastronomia, dalla cucina tipica Indiana, ricca di pietanze e cucinate con l'utilizzo degli utensili tipici, la cucina originale Cinese, con i suoi delicati sistemi di cottura a vapore e Wok. Anche Il paese del Sol Levante sarà rappresentato dalla sua prelibatezza più conosciuta, il Sushi. In lingua Giapponese, la parola Sushi significa letteralmente "acido" e si riferisce a una vasta gamma di cibi preparati con riso, alghe e ripieni con pesce e vegetali. Ristoranti Tailandesi, Indonesiani, Nepalesi cucineranno direttamente sul posto i propri piatti tipici. Molto suggestiva sarà la tradizionale tenda Berbera, sotto la quale degustare i piatti caratteristici dei paesi del Maghreb, il cui principe è ovviamente il Cous Cous. Falafel, Kebab ma anche alternative vegetariane a base di verdure ed erbe aromatiche. Il tutto avvolti in un’atmosfera coinvolgente e affascinante, con luci soffuse, tappeti, e divani in velluto, dove sarà possibile anche sorseggiare Atay (il tè alla menta tipico) o rilassarsi con un Narghilè.


A Napoli la cultura Orientali incontra quella Occidentale in un magico intreccio. Come ha sostenuto Edward Said, attorno alle articolazioni tra ciò che si definisce come Oriente e ciò che si definisce come Occidente ruotano costruzioni dell´immaginario, rappresentazioni simboliche, desideri, configurazioni di potere, teorie e discorsi, e tutto questo prende la forma di temi e miti che vanno a riempire e riarticolare continuamente queste due categorie di percezione dello spazio e della cultura nella dimensione del mondo.

Il Festival dell’Oriente è un inno alla gioia e al vivere ma la profonda spiritualità di quest’universo culturale è anche un invito alla consapevolezza, all’indagine. “L’Oriente - ha scritto Tiziano Terziani - vuol dire cultura in quanto ricerca dell’io pensante.” Vale la pena di partire per un viaggio alla ricerca del proprio inconscio.

(napoliontheroad 9 settembre 2015)

 

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