Elena Coccia, la pasionaria

di Fiorella Franchini

 

Elena Coccia è avvocato penalista esperta in diritto di famiglia, dal 2011 consigliere del Comune di Napoli. Oltre trent´anni d’esperienza giudiziaria e di battaglie nelle aule dei Tribunali, nelle piazze, nelle sedi istituzionali locali. Una storia professionale emblematica come la sua vita.

Nata in una famiglia di contadini, ultima di sei fratelli, avendo dei genitori quasi nonni e dei fratelli e sorelle quasi madri e padri, ha vissuto un'adolescenza libera, partecipe delle lotte politiche e contadine già a sei anni. “Non è stato facile, - racconta - gli attacchi alla mia famiglia, i miei fratelli costretti ad emigrare, perchè non in linea col buonsenso locale, mi hanno reso coriacea e combattente. Ho quasi sempre militato e l'unica volta che dissi basta....rimasi incinta del mio meraviglioso figlio”.

E’ stato difficile e lo è ancora, conciliare i diversi ruoli, pubblici e privati?

Credo di sì, Sì difficile....dopo aver per anni pensato che la politica la deve far chi lavora, oggi provo la difficoltà a conciliare i due ruoli...sarà per l'età...

Si è battuta per i carcerati, gli ammalati, per le vittime di violenze, stupri, ingiustizie, abusi.

Cosa le ha fatto scegliere di combattere per i diritti degli ultimi? Quando è successo?

E' difficile stabilirlo, forse da quando ero ragazza e vedevo che mentre tutti festeggiavano il primo maggio, la festa del lavoro, i poveri contadini della mia terra raccoglievano il fieno tra profumi e sudore...Però se ci penso è stata un'altra vicenda della mia vita a spingermi per sempre a scegliere di far l'avvocato, e come lo faccio io....una vicenda che ancora non mi sento di raccontare.

Elena Coccia ha attraversato momenti epocali: il femminismo, il referendum per l’aborto e per il divorzio, i primi processi per violenza sessuale. La storia dei diritti civili l’ha vissuta con i protagonisti, l’ha scritta nelle pagine dei suoi casi.

Ha mai subito la discriminazione sessista?

Sì, all'inizio sul lavoro...e un poco anche adesso nella vicenda comunale. Un tempo ero “troppo”giovane, oggi sono troppo anziana, un tempo ero troppo radicale, oggi forse non rassicuro con la mia libertà di pensiero i miei compagni di viaggio, il tempo mio è forse passato, o forse deve ancora venire...

Lavorare in trincea logora? Ha mai pensato di lasciare?

Sì, logora, ma non posso immaginare di lasciare, mi sento come una vecchia quercia alla quale molti attingono, le ghiande, la legna, i rami...Mi rimarrà qualcosa ?Almeno il tronco?

Nella sua professione lei ha un approccio femminile?

Sì, sempre.

Quale storia di donna l’ha più colpita?

Come posso dirlo in trenta e più anni di professione, vissuta come l'ho fatto io ricordo almeno cento storie emblematiche, Matilde Sorrentino, Teresa Buonocore, ma tante tante altre...

Le donne che incontra cosa chiedono?

E' difficile dirlo in poche parole cosa cercano le donne che incontro, potrei dire in una parola sola: giustizia, una delle cose meno facili da ottenere...

Le finte lacrime della prefetta e le mogli dei boss che diventano i nuovi capi della camorra, fanno vacillare la speranza di avere un mondo migliore se le donne avessero più potere?

La speranza è l'ultima a morire, le finte lacrime? E se quelle lacrime fossero state vere e poi le ha tradotte in finte per sentirsi un “vero uomo delle istituzioni?” Sarebbero meno gravi? Non credo....

A Napoli la realtà femminile è diversa dal resto d’Italia?

Non credo ad una “napoletanità” nella sofferenza femminile, mi pare uno stereotipo da superare, penso piuttosto che le condizioni di vita delle napoletane, ma di tutte le donne del Sud siano più difficili per ragioni oggettive, mancanza di lavoro, di servizi, di lavoro, di cure.

E’ davvero possibile migliorare questa città o bisogna solo imparare a sopravvivere alle sue mille difficoltà?

Io ci provo a cambiare la realtà istituzionale, ma davanti a me c'è ormai un doppio muro; il muro del macho che tutto sa e a tutto provvede (non mi riferisco ad una persona, ma ad un sistema), e il muro dello sgomitamento femminile-giovanile, che ti ha già archiviato, nella sua ignoranza e nella sua pochezza...

         Qual è il peggior difetto dei napoletani?

La mancanza di continuità, la ristretta visione del futuro, l'avvolgersi su se stessi guardandosi la coda e non vedere il resto del mondo.

         La solitudine delle donne è ancora profonda, lei l’ha mai avvertita?

La solitudine è la mia principale compagna di viaggio....

Malinconia e ottimismo, la tenacia, la lotta ideologica a favore di tutti gli emarginati e del territorio. Elena Coccia, pasionaria partenopea, sogna, parla, vive insieme alla gente, grida le loro speranze, dimostra, senza presunzione, le insufficienze.

Ci crede ancora nella giornata dell’8 marzo?

Mica bisogna credere all'8 marzo! Non è mica una fede...No, penso che la situazione delle donne sia un po’ più complessa. Quando vuoi ne parliamo.

                                                                                                                                 f.f.

                                                              

(in Donna è Anima 2013 – napoliontheroad i maggio 2014)

 

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