“La finestra sulla riva del mondo”

Intervista all’autore Alfredo Carosella

 

di Fiorella Franchini

 

 

. Il fotografo scrive con la  luce, lo scrittore fossilizza con le parole la vita del suo protagonista, la carica di un forte significato emotivo e simbolico. “La finestra sulla riva del mondo” (Kairòs editore) di Alfredo Carosella è un’istantanea, la foto di un’esistenza e della sua frazione di tempo.

Che cosa racconta questo romanzo?

Bruno Oriente, ha raggiunto l’apice della sua carriera di animatore turistico ed è stato nominato direttore del villaggio per vacanze “Cala d’argilla”. Un sabato sera decide di disertare il consueto appuntamento con i saluti e i ringraziamenti agli ospiti che hanno terminato la settimana di vacanza e partiranno l’indomani e decide di prendersi un momento di pausa e riflessione. Pensa alla sua vita trascorsa in mezzo a migliaia di persone senza mai stare con qualcuno davvero. Alle tante donne che ha conosciuto, senza mai amarne nessuna. Alla voglia di divertirsi a ogni costo che troppo spesso ha visto nei suoi ospiti e alla felicità che ha sempre inseguito senza raggiungerla pienamente.

Come dietro ad una cinepresa l’autore si carica di una grande responsabilità, non tanto fermare un momento importante, ma  portare tutti gli attimi, anche quelli che non hanno un particolare significato, vissuti nel caleidoscopio illusorio di un luogo turistico, in una dimensione a portata di mano.

Alfredo, è un  libro sulla solitudine o sull’amore?

Su entrambi gli aspetti. Anzi, aggiungerei anche “sulla ricerca della gioia”.

Come una buona fotografia è una questione di proporzioni, di rapporti tra neri e bianchi e il romanzo di Carosella dosa con equilibrio sentimenti, emozioni, ricordi, realtà, rivelando ciò che normalmente non notiamo o non vogliamo vedere, divide la vita di Bruno e quella degli altri protagonisti in una serie di flash, ognuno dei quali ha il valore di una intera esistenza.

Che elemento in comune hanno i personaggi femminili?

Ci sono donne molto diverse tra loro, nel mio libro così come nella realtà. Quelle che racconto, hanno tutte perso qualcosa. Non a caso una delle due epigrafi che ho scelto per il mio libro recita “Si canta ciò che si perde” (Antonio Machado). L’altra è tratta dal film Youth di Paolo Sorrentino: “Le emozioni sono tutto ciò che abbiamo”.

Cosa rappresenta Samuel, la diversità che rompe la gabbia dell’abitudine, dell’assuefazione?

Bruno si rende conto che pur avendo diversi amici nello staff degli animatori – alcuni dei quali ha fatto assumere direttamente – non si è mai aperto, confidato con nessuno. Sceglie di farlo con un extracomunitario al quale ha consentito di riposare al riparo del Sailing Center del Villaggio. Si specchia in occhi tanto diversi dai suoi e forse riesce a trovare gli stimoli giusti per ricominciare.

Immortalare dettagli interessanti, concretizzare per il lettore idee e impressioni, illuminare attraverso i personaggi il buio che abbiamo in fondo all’anima è il significato profondo della scrittura.

Alfredo, che senso dai alla tuo scrivere?

Mi piace raccontare storie che parlano del nostro vivere contemporaneo. Quando le scrivo cerco sempre di interrogarmi sui sentimenti, sulla profondità dei rapporti umani, sulla verità delle nostre relazioni.

Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono il percorso narrativo di Alfredo Carosella.

Quale filo lega questo romanzo a quelli precedenti?

Il primo ha una storia a sé: “Sono nato quando mi hai preso in braccio” racconta la storia vera dell’adozione del mio secondo figlio in Vietnam. “Appuntamento in un non luogo” e “La finestra sulla riva del mondo” hanno invece diversi elementi in comune. Il filo che li unisce è lo sguardo sulla società contemporanea e sui mutamenti che viviamo forse senza accorgercene.

Il denominatore comune  è sempre il tempo, il tempo che scivola via tra le dita, fra gli occhi, il tempo delle cose, della gente, il tempo delle luci e delle emozioni, un tempo che non sarà mai più lo stesso.
Nel nostro villaggio globale qual è l’atteggiamento, secondo te, su cui bisogna riflettere maggiormente?

Viviamo con la sensazione di essere in contatto con moltissimi “amici” e invece ho l’impressione che siamo sempre più soli. Ho visto un gruppo di ragazzi seduti intorno al tavolo di un bar, ognuno perso nel proprio smartphone. Pronti a “condividere” le proprie emozioni con qualcuno al di là dello schermo, ignorando gli amici seduti accanto. Mi capita sempre più spesso di vedere coppie al ristorante che trascorrono  la serata chattando con qualcun altro. Cosa cerchiamo? Cosa non troviamo più nella persona e negli amici con i quali continuiamo a uscire la sera?

Alfredo Carosella è uno di quegli scrittori che pone domande e non dà risposte, suggerisce, piuttosto, di cercare sempre dentro la nostra storia.

(Napoliontheroad 3 novembre 2015)

 

 

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