Giulia Capolino è “L’Artista”

di Fiorella Franchini

A che cosa faccia appello la musica in noi è difficile capirlo. Certamente tocca una zona così profonda che, affermava Cioran, la follia stessa non riesce a penetrarvi, è
la coincidenza tra il disordine e la chiarezza. Il messaggio sonoro di Giulia Capolino ha frequenze che, organizzate dalla sua speciale sensibilità, dall’intenzione di chi canta e suona, possono cambiare il desiderio di chi le riceve, sa rendere le emozioni leggere come ombre e trasmutarle in preziosità dello spirito, in libertà, scegliendo ognuno ciò di cui ha bisogno.

E’ una cantautrice, iniziata alla poesia da una cara prozia, la poetessa Lina Laganà. Per molti anni si è esibita come chansonnier e cantante jazz nei principali locali della città fino al 2009 quando ha pubblicato “ Torre ‘Ncantata. In concerto alla DOMUS ARS di via Santa Chiara il 17 aprile, Giulia Capolino parla un linguaggio che solo l’anima capisce, ma che l’anima non potrà mai tradurre se non in musica.

Giulia che cosa è la musica per te?

Un grande amore della mia vita….sono veramente felice di esprimere e comunicare il mio sentire…felice perché ritengo che la voce sia un dono sacro, come un tempio perché eleva alla divinità. Credo, infatti, nella funzione salvifica e purificatrice della musica e nella potenza del suono vitale capace di trasformare il mondo.

Come cantautrice dove trai la tua ispirazione?

Dal mio vissuto, dalla vita nelle sue più svariate sfaccettature….dagli amori…dalla spiritualità, dall’arte e dalla mia grande e meravigliosa città dominata dal mare.

Napoli come arricchisce la tua anima musicale?

Sono partita da Napoli dalle mie radici e da “ Torre ‘ncantata”, l’antica torre di Villa Volpicelli a Posillipo, dove è vissuta mia nonna Giovanna Laganà. Il mio primo progetto discografico è partito da Napoli, da quella torre che si affaccia sul mare di Posillipo, luogo natio delle mie radici familiari, ma anche luogo mistico di elevazione alla divinità.

 

Una musica che arriva prima di ogni teoria a unire il tempo e lo spazio, a unire l’astratto al concreto. Lo ha fatto con il suo progetto musicale "Work Progress", con il suo spettacolo intitolato la "Musica dell’Anima". L'album omonimo uscito nel 2012, unisce idealmente e musicalmente Napoli all'India, ed è stato vincitore del Premio della critica alla prima edizione del Premio Castello di Prata Sannita.  Un lavoro che rappresenta un mosaico musicale ricco di sfumature mistiche che caratterizzano il lato poliedrico dell'artista. Beethoven sosteneva che “la musica è una rivelazione, più alta di qualsiasi saggezza e di qualsiasi filosofia”; forse, è una lingua perduta, della quale abbiamo dimenticato il senso e serbato soltanto l’armonia. Il suono, d’altra parte, è stato considerato principio fondatore dell’universo da molte culture del passato.

Ci parleresti  del nuovo disco? Da cosa nasce?

Dall’idea di coniugare in un nuovo progetto discografico le mie origini partenopee con quelle più propriamente artistiche di chansonnière del mardi francais alla corte di Dino Luglio nel suo  storico locale napoletano City Hall


Quale è il brano che esprime maggiormente il tuo sentire?

Sicuramente il brano che dà il titolo al  CD “L’artista” dove l’ultima strofa racchiude ciò che penso dell’arte e del fare musica: “ ma non c’è musica e poesia senza una traccia d’emozione…l’artista segue la sua scia…un Dio gli indicherà la Via…".

 

Giulia Capolino nel suo spettacolo  alterna tre storie di donne: una ragazza francese ripudiata, la propria nonna, forse ebrea, una donna turca con una travagliata storia d’amore. A questi racconti aggiunge le tracce del proprio vissuto.

Quale filo unisce le protagoniste? 

Sicuramente l’amore e tutto ciò che gli  ruota intorno: l’amore, i ricordi, la passione, l’arte con un pizzico di oniricità, direi….

 

Cosa ha in comune con i lavori precedenti? 

Ill misticismo perché  l’artista cerca sempre attraverso la sua arte un mezzo per comunicare con Dio….

I testi del recital sono stati scritti da Gianmarco Cesario e Antonio Mocciola, mentre gli arrangiamenti sono eseguiti da Keith Goodman,  con il suo pianoforte, insieme al Quartetto d’Archi San Giovanni..

Giulia Capolino è L’Artista che “ vive sempre in fuga, ma non in fuga da se stesso o dalla realtà, vive in fuga dai posti di blocco del conservatorismo, dall'omologazione, dall'ipocrisia”.   La sua musica è un linguaggio evanescente e, ascoltandola, pare di entrare in un’altra vita e in un altro tempo.

 

 

(napoliontheroad 11 aprile 2016)

 

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