Giulia Capolino e l’armonia vitale del suono

di Fiorella Franchini

 

Parafrasando Vasco Rossi, Giulia Capolino è un artista che “ vive sempre in fuga, ma non in fuga da se stesso o dalla realtà, vive in fuga dai posti di blocco del conservatorismo, dall'omologazione, dall'ipocrisia”.   La sua musica è un linguaggio evanescente e, ascoltandola, pare di entrare in un’altra vita e in un altro tempo. E’ una cantautrice, iniziata alla poesia da una cara prozia, la poetessa Lina Laganà. Sin dall’adolescenza ha avvertito l’urgenza di esprimere il suo sentire e la sua evoluzione spirituale sia attraverso il linguaggio musicale che pittorico. Per molti anni si è esibita come chansonnier e cantante jazz nei principali locali della città fino al 2009 quando ha pubblicato “ Torre ‘Ncantata”. Ascolta molta musica world, indiana, sufi, araba; il suo mito è Nusrat Fateh Ali Khan principale interprete del qawwali, e poi tanta musica classica. Da un paio d’anni è membro della Soka Gakkai, un’organizzazione nata per diffondere il Buddismo di Nichiren Daishonin e pratica il NAM MYOHO RENGE KYO, un mantra capace di risvegliare ed elevare la forza vitale che è dentro di noi e di trasformare il karma, ovvero i nostri pensieri, le parole, le azioni. Giulia Capolino parla un linguaggio che solo l’anima capisce, ma che l’anima non potrà mai tradurre se non in musica.

Giulia che cosa è la musica per te?

Un grande amore della mia vita….sono veramente felice di esprimere e comunicare il mio sentire…felice perché ritengo che la voce sia un dono sacro, come un tempio perché eleva alla divinità. Credo, infatti, nella funzione salvifica e purificatrice della musica e nella potenza del suono vitale capace di trasformare il mondo.

Come cantautrice dove trai la tua ispirazione?

Dal mio vissuto, dalla vita nelle sue più svariate sfaccettature….dagli amori…dalla spiritualità, dall’arte e dalla mia grande e meravigliosa città dominata dal mare.

Napoli come arricchisce la tua anima musicale?

Sono partita da Napoli dalle mie radici e da “ Torre ‘ncantata”, l’antica torre di Villa Volpicelli a Posillipo, dove è vissuta mia nonna Giovanna Laganà. Il mio primo progetto discografico è partito da Napoli, da quella torre che si affaccia sul mare di Posillipo, luogo natio delle mie radici familiari, ma anche luogo mistico di elevazione alla divinità.

Una musica che arriva prima di ogni teoria a unire il tempo e lo spazio, a unire l’astratto al concreto. Lo fa con il suo progetto musicale "Work Progress", con il suo spettacolo intitolato la "Musica dell’Anima". L'album omonimo uscito nel 2012, unisce idealmente e musicalmente Napoli all'India, ed è stato vincitore del Premio della critica alla prima edizione del Premio Castello di Prata Sannita.  Un lavoro che rappresenta un mosaico musicale ricco di sfumature mistiche che caratterizzano il lato poliedrico dell'artista. Beethoven sosteneva che “la musica è una rivelazione, più alta di qualsiasi saggezza e di qualsiasi filosofia”; forse, è una lingua perduta, della quale abbiamo dimenticato il senso e serbato soltanto l’armonia. Il suono, d’altra parte, è stato considerato principio fondatore dell’universo da molte culture del passato. Tutte le antiche scuole misteriche avevano una conoscenza del suono molto evoluta. I sacerdoti erano spesso anche musicisti e gli antichi scienziati erano iniziati a studi esoterici. La loro comprensione dell’universo comincia a essere compresa solo ora che gli studi sulla fisica quantistica rendono coesistenti spiritualità e scienza.

Come hanno arricchito la tua ispirazione le ricerche esoteriche e mistiche?

Essendo per natura un’esoterica ho sempre studiato le antiche culture, dagli antichi culti d’iniziazione alla Dea Madre, allo sciamanesimo; sono stata iniziata alle discipline del reiki e del seitai e ho studiato canto indiano con i maestri Pia Srinivasan e Guido Schiraldi fino a quando ho avuto un’esperienza molto particolare da alcuni definita come un esempio di glossolalia. Una mattina di alcuni anni fa mi sono svegliata cantando in una lingua a me sconosciuta; un dialetto turco sud asiatico come poi mi spiegò il Prof. Marrazzi, allora docente di turco all’Orientale. Il testo che è diventato poi “ NUR”, il primo brano del mio secondo cd “ Musica dell’anima” “ Nur um ham ayé yo dichim a quam ay” significa:

“ Oh luce divina, oh spirito guida!“ Eccomi, sciamano!”

Capii da quell’esperienza di aver ritrovato tracce di una mia vita precedente, di un mio antico passato di sciamana di origine asiatica; da tali visioni è nato il mio canto devozionale e il cd “ Musica dell’anima” che contiene un messaggio spirituale di non cercare fuori “ciò “ che è dentro di noi…. capace di modificare il mondo…


Quale è il brano che esprime maggiormente il tuo sentire?

Oltre il brano “ Nur” che penso, in qualche modo mi rappresenti un altro brano, che uscirà tra qualche mese, è “ L’artista” dove l’ultima strofa racchiude ciò che penso dell’arte e del fare musica: “ ma non c’è musica e poesia senza una traccia d’emozione…l’artista segue la sua scia…un Dio gli indicherà la Via…".   

Parlaci dei prossimi appuntamenti e dei progetti.

Il 6 maggio parteciperò, su invito del critico d’arte Maurizio Vitiello, a un incontro alla Fondazione Humaniter sul tema: la musica, l’arte, il cinema, la letteratura, la fotografia, il teatro: vene creative di riscatto sociale; il 9 maggio sarò per un concerto all’Around Midnight e il 29 maggio parteciperò alla Manifestazione Maggio dei monumenti con un concerto al Caffè Gambrinus, dove anticiperò i brani del mio nuovo cd “ L’artista” accompagnata dal Quartetto d’archi San Giovanni diretto dal M. Keith Goodman. Sto ultimando il nuovo disco che uscirà fra qualche mese e preparando uno spettacolo musicale sulle mie varie esperienze canore.

A che cosa faccia appello la musica in noi è difficile capirlo. Certamente tocca una zona così profonda che, affermava Cioran, la follia stessa non riesce a penetrarvi, è
la coincidenza tra il disordine e la chiarezza. Il messaggio sonoro di Giulia Capolino ha frequenze che, organizzate dalla sua speciale sensibilità, dall’intenzione di chi canta e suona, possono cambiare il desiderio di chi le riceve, sa rendere le emozioni leggere come ombre e trasmutarle in preziosità dello spirito, in libertà, scegliendo ognuno ciò di cui ha bisogno.

(napoliontheroad – 29 aprile 2015)

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