A.A.A. OFFRESI NAPOLI
Dentro l’Archivio Bonelli, l’anima della città

di Fiorella Franchini

E’ un grande errore pensare che la Storia si possa raccontare solo nei libri, che consista soltanto in imprese famose e grandi monumenti. Si tratta di un racconto impersonale, freddo, spesso sommario e soggettivo; “io voglio solo le "antichità private": lì c'è vita e segreto” dichiarava lo scrittore Arno Schmidt. La grande collezione nata dalla napoletanità di Gaetano Bonelli, un misto di “fantasia, intelligenza, cultura, amore per le proprie tradizioni “, racconta proprio questo mistero, l’anima di Napoli. “Piccoli preziosi tasselli del grande immenso mosaico che rappresentano la nostra città" confessa, mostrando le sue rarità. Ha cominciato a tredici anni con una raccolta filatelica ma un mazzo di carte napoletane ha segnato la scelta del filo conduttore della sua passione, e così, circa diecimila pezzi hanno stipato la sua casa di Marano. Su tutti si può citare l’inedita terracotta policroma di acquaiolo di Vincenzo Gemito, o il primo menù d'Italia, del 1845, che racconta cosa mangiarono gli scienziati durante il loro settimo congresso che si tenne a Napoli o ancora un corpus di oltre 150 locandine dei teatri storici cittadini, dal 1854 al 1910, di cui 100 solo di epoca borbonica.

           Fuori al balcone riposa un segnale stradale che nel Settecento indicava Vico della Neve a Materdei. Ti aggiri nelle stanze e sulla mensola trovi un citofono per segnalare alla servitù in che stanza fosse il nobile, vicino la prima ciabatta multipresa in porcellana, e poi la più antica cartella per Tombola, nata in seguito al divieto introdotto da Carlo III di giocare al Lotto, che temeva lo sperpero di patrimoni, il manoscritto originale de "La Tiorba taccone", il primo libro in napoletano. Nell'archivio cartaceo spuntano le lettere di alcuni garibaldini che indicavano la strada all'eroe dei due mondi. Unici al mondo sono una lettera autografa di Matilde Serao a un certo Don Peppeniello, la carta intestata del Banco di Napoli su cui viene siglato un contratto di locazione tra Gaetano Filangieri junior e Francesco Saverio Mercadante, la cui firma tremolante appare in calce al contratto datato 1870, anno della morte del Maestro.

           Ci sono i manifesti elettorali della prima competizione post unitaria nonché gli ultimi messaggi con i quali i Borboni concedevano gli ordini costituzionali ai napoletani, e la prima forchetta che fu ideata per volere di Ferdinando di Borbone, per rendere più agevole il consumo di pietanze popolari come la pasta, o la pizza. Una stampa del 1855 illustra l'albero genealogico di Napoli capitale a partire dalla dinastia normanna poi sveva e angioina fino a Ferdinando II, e poi una curiosa collezione di biglietti dei trasporti pubblici cittadini, dal tram a cavallo all'Unico di oggi, con il primo orario dei treni in formato tascabile risalente al 1844, che riporta in tabella degli orari e delle tariffe del treno Napoli-Portici a soli cinque anni dalla sua invenzione. Gli ultimi arrivati, alcuni ritratti caricaturali di Pietro Scoppetta raffiguranti il grande Nicola Maldacea e numerosi progetti d’inizio secolo inerenti la Stazione Centrale e diversi edifici e monumenti cittadini, si fanno largo nei cassetti.

          Elencare tutti i pezzi è impossibile. La collezione racchiude decenni di storia patria, messa insieme nell’arco di trent’anni, e ci riporta alle radici: "Conoscendo la storia e la nobiltà di Napoli possiamo riapprenderne la dignità", dichiara Bonelli, carezzando ogni esemplare. Spera di aprire un Museo della Memoria di Napoli, «perché non sono un collezionista geloso. Questi oggetti appartengono a tutti. ~»; peccato che la Politica e la Società civile non sappiano cogliere quest’offerta specialissima.

           Nessuna oleografia, niente banalità o sciatteria ma un lavoro entusiasta e scrupoloso di ricerca e catalogazione che egli ha definito napoletanistica e che racconta più d’ogni tesi storica. “Come se non fosse evidente, - scriveva Bassani - che la storia è fatta anche di cose minori, di episodi secondari, marginali, e che ogni monumento, per continuare a vivere, non può essere separato senza danno, spesso irreparabile, dall'ambiente circostante”.

         Un patrimonio, quello dell’Archivio Bonelli, che ha bisogno di far parte del tessuto culturale della città per illustrarne le trame pregevoli, per dare impulso ad approfondimenti e progetti. “La storia - ha scritto Émile-Auguste Charter - è un grande presente, e mai solamente un passato” .

 

 


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