Apeiron question time

La poesia fa ancora paura?

 

di Fiorella Franchini

 

 

E’ ripreso il nuovo ciclo di Apeiron, la serie di incontri culturali ideata e organizzata da Bruno Pezzella e promossa dalla V Municipalità Vomero Arenella con il contributo dell’editore Cuzzolin e della  Kairòs edizioni, dell’Istituto Culturale del Mezzogiorno, di associazioni culturali e quotidiani on line quali Il mondo di Suk e Napoliontheroad.

Nata per sopperire alla chiusura delle librerie storiche del quartiere Vomero, luoghi di riferimento dell’attività culturale partenopea, l’iniziativa ha elaborato una propria soggettività proponendo tematiche avvincenti.

Dopo la magia del verso dantesco e le suggestioni di Lamberto Lambertini, regista e scrittore, tra i più rappresentativi della cultura napoletana, il progetto affronta vecchi interrogativi di incredibile attualità, incontrando il pubblico nelle sale della Biblioteca Croce.

 

La poesia fa ancora paura? E i poeti? E i versi hanno ancora la forza di abbattere regimi, di far vacillare sovrani e presidenti?

Scrivere poesie ha ancora un senso? Il poeta riveste ancora il ruolo di agitatore di coscienze?

 

Bruno Pezzella, citando George Steiner, ricorda che “la funzione del poeta nella nostra società e nella vita delle parole è fortemente diminuita” che  domina piuttosto una sorta di “caos sordo”

In effetti, nella cultura occidentale l’habitat degli intellettuali sembra essere diventato  il salotto, soprattutto quello televisivo, ove prevale il culto dell’autoreferenzialità e dell’esposizione mediatica. A parte qualche caso di accanimento nei confronti di scrittori ed intellettuali, pensiamo a Saviano o a Pasolini, è  nel resto del mondo che essere uomini d'impegno e di cultura, essere poeti, può ancora esporre alla persecuzione, al carcere, alla morte.

Accade in molti  Paesi  governati da giunte militari,  da regimi repressivi, da dittature,  dall’Asia all’Africa, dal Vietnam alla Russia, dalla Turchia all'Etiopia, dal Congo all'Algeria. Il  primato tocca a Cina e Cuba. A tracciare una mappa degli intellettuali perseguitati, soprattutto scrittori e giornalisti, è il Pen club internazionale, una organizzazione che si occupa di  tutelare la libertà d’opinione degli scrittori e la difesa dei diritti umani e di sostenere quelli perseguitati.

Da noi la poesia, ha ribadito Antonio Filippetti, è diventata la Cenerentola della letteratura, i libri di liriche sono i meno venduti, chi scrive poesie viene spesso considerato “fuori tempo”, snobbato o addirittura deriso. I reading sono frequentati da pochi appassionati, e quasi sempre ignorati dai giovani.

In realtà già Leopardi aveva evidenziato, con pagine di eccezionale modernità, la scarsa considerazione che accompagna la figura del poeta.

Eppure, nonostante tutto, il culto, la frequentazione di incontri tra poeti ed appassionati di poesia resiste e in tanti  continuano a scrivere versi, cercano la suggestione e la forza della parola, quella parola perduta, abusata, maltrattata.. I poeti sopravvivono e producono versi come quelli di Lucia Stefanelli Cervelli che, spiega Carlo Di Lieto,  oltrepassano la circostanza immediata e si liberano nell’aura della classicità. Parola poetica da cui parte un percorso emozionale che affascina, che invita a comprendere il significato dell’essere e il lato oscuro dell’esserci.

Il senso è tutto qui, in questo istinto di resilenza che ci accompagna e costringe a guardare dentro di noi stessi, a cercare il significato del nostro quotidiano, perché la poesia è davvero “la lingua madre della razza umana”, una molecola insostituibile del nostro DNA.La poesia – scrive Andrea Zanzotto – è sempre più di attualità perché rappresenta il massimo della speranza, dell'anelito dell'uomo verso il mondo superiore. Difendiamo i poeti e, forse, salveremo questo nostro pazzo mondo.

 

(napoliontheroad 4 dicembre 2015)

 

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