REQUIEM DELLA LETTERATURA?

 

di Claudio Fiorentini

 

Mi è giunta notizia che a Napoli, quartiere Vomero, dopo la storica libreria Guida di Via Merliani, sta chiudendo anche la bellissima libreria Loffredo, anch'essa di storica presenza. Hanno chiuso anche la Fnac che, per quanto giovane, anch’essa aveva al suo interno uno spazio dedicato a presentazioni, convegni e dibattiti, dove si potevano incontrare artisti e scrittori.
Mi è stato riferito che al loro posto verrano una banca, una friggitoria panineria, un negozio di abbigliamento da importazione e un negozio di Trony.

Certo, non possiamo cambiare questo processo per noi spaventoso, ma quantomeno possiamo chiederci cosa fare perché la letteratura non perda tutti i suoi spazi. Vediamo innanzi tutto come evolve il mercato: librerie online, ebook, edicole che vendono sempre più libri (di qualità letteraria non sempre raccomandabile)... insomma, le librerie hanno concorrenti agguerriti e inoltre, complici la fretta e gli impegni quotidiani (anch’essi discutibili, perché spesso si passano ore davanti alla TV o a giocare con qualche social network, ma per una passeggiata non si ha tempo), hanno anche un deficit di visitatori. Sta di fatto che oggi la situazione sembra sia questa: diffusione capillare di prodotti di scarsa qualità (Dante non si compra in edicola), oppure solo di grido, invisibilità di prodotti emergenti (la rete è il migior nascondiglio dei libri, e il lettore casuale, quello che entra due volte l'anno in libreria, non andrà di certo a spulciare i cataloghi IBS)... quindi a cosa assistiamo, al requiem della letteratura?

No, non voglio neanche pensarlo. Il mercato cambia, gli operatori devono capirlo e anticiparne le evoluzioni, alcuni ci riescono... ma se quelli che ci riescono non propongono qualità, allora il problema è serio. Occorre mettersi all'opera per evitare che la qualità sia offerta in sacrificio e scompaia.

È interessante notare che oggi, forse più di prima, molte associazioni e molti circoli hanno grande seguito, ed alcune operano nella direzione giusta. E trovano terra fertile perché, in questo scenario, si propongono come attivisti della cultura e offrono un servizio, benché non sempre identificato come tale, di orientamento e di divulgazione.

Un contributo di questo tipo può diventare un autentico faro nella ricerca e nella difesa della qualità, sempre che il circolo o l’associazione, siano costituiti da autentici passionari della cultura e non da chi cerca, nel gruppo, uno specchio di Narciso.

Ma non basta. Infatti oltre l’associazionismo, occorrerà creare un legame con l’editoria e con i luoghi di promozione e di vendita della letteratura. Un’associazione come, ad esempio, l’IPLAC, che raggruppa centinaia di scrittori e organizza eventi letterari in tutt’Italia, ha le caratteristiche per entrare in gioco; così sembrerebbe anche per Mecenate Italia, una fondazione che intende reggaruppare i creativi dandogli una guida senior e una certa visibilità internazionale.

Ma ancora non basta, perché la cosa più importante, che è l’educazione del pubblico a leggere e l’educazione del lettore a leggere bene, sono i fondamenti su cui ogni movimento organizzativo potrà muoversi.

Certo, è una grande sfida, ma se vogliamo che la letteratura italiana sia dovutamente rappresentata sia in Italia che all’estero, dove tra l’altro i nostri scrittori sono pressoché sconosciuti, occorre reagire, svegliarsi, e unire le nostre forze, perché nessuno lo farà per noi!

 

Condividi su Facebook