3 ottobre del 1839 – 3 ottobre 2013
La Stazione Bayard, l’oblio della Memoria

di Marco Ferruzzi

Lungo l’attuale Corso Garibaldi, nei pressi della stazione centrale della Circumvesuviana di Napoli si trova un rudere di cui pochi ricordano l’importanza, molti non immaginano neppure cosa siano quei resti. Eppure non sono resti di un qualunque edificio, si tratta della stazione di testa della ferrovia borbonica  Napoli-Portici. E’ la prima strada ferrata d’Italia, inaugurata il 3 ottobre del 1839.

 Il 19 giugno del 1836 Ferdinando II con Decreto Regio accetta la proposta dell'ingegnere Armando Giuseppe Bayard de la Vingtrie di costruire la linea ferroviaria Napoli Nocera Inferiore e l’anno seguente viene costituita a Parigi una Società che si sarebbe occupata della costruzione e della gestione della ferrovia. La linea era solo parte di un progetto più vasto: il 1 agosto 1842 veniva infatti inaugurato il tronco fino a Castellammare e due anni dopo, nel 1844, la diramazione per PompeiAngriPagani e Nocera Inferiore. Nel 1846 l’ingegnere Bayard otteneva, inoltre, anche  la concessione per il prolungamento su San Severino e Avellino

Disse il  Re: "Questo cammino ferrato gioverà senza dubbio al commercio e considerando come tale nuova strada debba riuscire di utilità al mio popolo, assai più godo nel mio pensiero che, terminati i lavori fino a Nocera e Castellammare, io possa vederli tosto proseguiti per Avellino fino al lido del Mare Adriatico".

Alle ore 10 del 3 ottobre del 1839, alla presenza del re Ferdinando II delle Due Sicilie e delle più alte cariche del Regno, vi fu la partenza del primo treno, “ …. dalla stazione di Napoli muove velocemente la locomotiva seguita da nove carri, in cui sono 258 ufficiali, dell’esercito, dell’armata e delle regie segreterie di Stato. Sopra uno dei que’ carri scoperto dà fiato alle trombe una compagnia militare(…) In nove muniti e mezzo la macchina giunge da Napoli al Granatello.“ (dal Giornale del Regno delle due Sicilie, 5 ottobre 1839)

La locomotiva a vapore che trainava il convoglio fu costruita da R. B. Longridge and Company, uno stabilimento metalmeccanico fondato nel 1785 a Bedlington nel Northumberland e fu battezzata “locomotiva Vesuvio”. Oggi la locomotiva è custodita all’interno del Museo Nazionale di Pietrarsa a Portici

Nei quaranta giorni successivi al viaggio inaugurale ben 85.759 passeggeri usufruirono della ferrovia.

Oggi la stazione è a rischio crolli, sbarrata e cinta da un muro. La storia di questo monumento vanto Italiano, primato tutto napoletano, ha avuto una sorte infelice, comune purtroppo a molti nostri monumenti, di cui spesso troppo facilmente ci si dimentica.

Nei primi decenni dopo l’unificazione, quando fu costruita la stazione centrale di Piazza Garibaldi, la stazione di Via dei Fossi  viene dismessa, durante la seconda guerra mondiale fu gravemente danneggiata; il 28 Marzo del 1943, viene devastata dall’esplosione della Caterina Costa, una nave carica di munizioni ancorata nel vicino porto. Negli anni cinquanta diventa la sede del dopolavoro ferroviario. Viene adibita a sala cinematografica del Cinema Italia. Infine il terremoto che nell’80 assesta un duro colpo alla stazione danneggiando quanto ancora rimaneva in piedi del vecchio edificio

Secondo il progetto di restauro, firmato da Aldo Loris Rossi ed Emilia Gentile, la stazione dovrebbe essere collegata alla Circumvesuviana, dovrebbe diventare il suo ingresso d’onore, ma soprattutto dovrebbe essere museo dei trasporti.  Ad analoghi risultati punta il progetto dello Studio Massimo e Riccardo Rosi Architetti Associati. Secondo questo progetto dietro l’elegante facciata neoclassica, che andrebbe recuperata, dovrebbe svilupparsi un edificio moderno in cui possa trovare posto il museo della stazione stessa con testimonianze quali l’esposizione dei modellini delle prime locomotive, dei piccoli convogli dell’epoca, dei quadri di Salvatore Fergola e di altri artisti che illustrarono l’inaugurazione della linea. Allo stesso tempo dovrebbe divenire uno spazio informativo,  sull’esempio dell’ Info-box berlinese in Postdamer Platz, aperto sul presente che mostri nel suo svolgersi l’attuazione del grande programma di trasporto su ferro urbano e regionale in corso di realizzazione.

Cambierebbe tutta la prospettiva di questo angolo di Napoli.

Attualmente solo una parte è stata recuperata ed è affidata agli uffici pubblici della II Municipalità di Napoli (Mercato - Pendino)

Dove un tempo c’era l’arena all’aperto del Cinema Italia ora c’è un campo di calcetto. L’ala sud è in buono stato di conservazione, mentre una parte consistente del vecchio edificio riservato ai viaggiatori resiste all’incuria come può. Osservata da dietro appare come un edificio sventrato ricoperto da una fitta vegetazione che lentamente sta sgretolando la muratura. Resistono monconi di colonne in mattoni della facciata e qualche fregio. E’ necessaria  una buona dose di fantasia per immaginarsela come era un tempo, ma soprattutto bisognerebbe sapere che esiste, che è ancora li, sotto gli occhi distratti di tutti i napoletani, di tutti gli italiani.

Infondo, se ci riflettiamo,  il dramma vero non è tanto la perdita delle tracce fisiche che la storia ha lasciato sul nostro territorio, fatto gravissimo, sia chiaro; ma il dramma peggiore resta la perdita della memoria storica. Un popolo senza memoria è niente!  

 


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