La delicatezza potente di Gennaro Schiano
in mostra al Portico 340

 

intervista all’artista di Rita Felerico

 

 

 1) un messaggio forte attraversa le tue tele, sebbene il  linguaggio formale sia permeato da una certa leggerezza, a volte quasi onirica. paradossalmente il contrasto non si tramuta in contraddizione.  cosa esprime?

 

Credo che la pittura non sia il mio strumento "principe", più che altro la utilizzo come un medium documentativo di quelle che sono esperienze fisiche, corporali. Il mio lavoro si compone di esperienze "reali" ( o realmente accadute) e di auspici, che un'altra parte di me decide di aggiungere a distanza di tempo, oppure in stato di trance. Se mi limitassi a documentare ciò che è stato, il lavoro non avrebbe senso per me, deve essere profetico, mostrarmi qualcosa che non è ancora accaduto. È una scelta consapevole infatti aggiungere elementi di "fastidio" che io stesso trovo inaspettati; è questo il contrasto  che si percepisce. Di queste esperienze "documentate" fanno parte anche sentimenti dolorosi, ma il mio sforzo consiste proprio nel far trapelare quello che è l'aspetto più bello di una coscienza che in qualche modo si svela ogni volta un po' di più: la leggerezza appunto

   

2) è la tua prima mostra. hai inserito opere con un preciso percorso temporale o è presente piuttosto un discorso interiore?

.

Più che un percorso temporale questa mostra si proponeva di essere un escursus interiore di esperienze intime, che fossero distanti da una autoreferenzialità e potessero appartenere a tutti.

 

3) cosa ti piacerebbe approfondire della tua ricerca espressiva? e il colore, la forma, cosa sono per te come artista?

Il colore, la forma e gli aspetti estetici del lavoro non sono una mia priorità, anzi ho dovuto lottare contro un eccessivo senso estetico che per me è limitante; certo appare nel lavoro il residuo di quelle che è stato il mio studio in campo visivo, ma è lontano da me il tentativo di formalizzare. Vorrei ampliare la mia ricerca sui meccanismi fisici e gli spazi di relazione, il corpo innanzitutto come geometria dello spazio e strumento di relazione con il mondo. Non posso infatti prescindere dalla mia esperienza teatrale e performativa, la pittura in questa senso è semplice  allegoria di qualcosa che è irripetibile.

 

 

4) come definiresti con un solo aggettivo la tua creatività? hai modelli che ti ispirano? e la tua città quanto è presente nel tuo discorso?

 

Un aggettivo per la mia creatività... Forse due parole: delicatezza potente.

Modelli che mi ispirano... I miei amici artisti napoletani e in gran parte donne artiste: Abramovic, Rebecca Horn, Louise Bourgeois. Ma se mi si chiedesse quale sia per me l'esempio di opera d'arte certamente risponderei: le persone.

La mia città è presente in me, nel mio corpo, nel mio albero genealogico, e per naturale conseguenza nel mio discorso artistico.

 

Condividi su Facebook