Stelvio di Spigno  Carla Saracino

Qualcosa di inabitato

 

Una poesia che si muove

di Rita Felerico

            Poesia di ricerca è nominata la collana, e le stesse parole sono poste in cima alla pagina di introduzione, prima dei nomi degli autori, del titolo, del marchio editoriale. Meglio non si poteva definire una poesia che trascina dentro,  interattiva nel suo duplice dialogare, nel suo porsi  verso il lettore non solo come linguaggio 'altro', ma come soggetto agente,creatore di relazioni.

 

            Poesia che si muove, per andare dalle pagine del libro alla ricerca di nuove identità, nuovi sé:   è il mutamento che si spera possa donare ogni incontro, all'interno di un percorso di ascolto e conoscenza non prevedibile. Sì perchè a meravigliarci ad un primo impatto è lo scambio 'non prevaricatore' fra i due poeti, Stelvio Di Spigno e Carla Saracino, voci del Sud, di diversa generazione, anni '70 Stelvio, anni '80 Carla, ma sarà poi la musicalità dei versi a stupirci di più,a legare gli stili, a metterli in contrappunto, in differenza -non solo di genere- ma empaticamente vicini nel senso. Versi racchiusi in un delizioso libretto, Qualcosa di inabitato, versione portatile, con sgargiante copertina arancione, arricchito dagli eterei disegni di Massimo Dagnino, Edb Edizioni, frutto della sensibilità di un editore del nord, in veste di mecenate.

 

Leggiamoli

 

 

Quanti fascicoli di luce, quanti sguardi innevati,

e mattine il cui carico è dolore dovrà attraversare

questo corpo corale di tutte

le gioie distrutto, i disamori, le cadute,

 

prima che il tempo di ognuno anche per me

si esaurisca, sulla soglia di casa......

…....................................................................

che tutto si riabitua e si riabita

ma non saremo noi a goderla, la felicità promessa.

 

Quadranti  di Stelvio Di Spigno

 

 

Hanno detto di procedere per sentimenti.

Di figurarsi il tempo entro certi particolari

che la vita occasionalmente ruba.

Ma noi non sapevamo che vita fosse una vita dimenticata.

 

Carla Saracino         

   

 

            Si respira la stessa atmosfera , parole/specchio di una realtà che non corrisponde a quella che attraversa le vene ogni giorno; vita dimenticata dice Carla, una felicità intravista e mai goduta sostiene Stelvio. Sembrano venire in gioco i neuroni / specchio, a  confondere gli sguardi,i  labirinti delle scelte : riabituare,riabitare, rubare

 

E ancora

 

….......................................................

Nelle notti più atroci tutto prende il colore del sangue,

le pareti fanno un giro intorno all'aria, come le parole.

…....................................................

niente è reale di ciò che verrà.

 

Il treno per Sezze   di Stelvio Di Spigno

 

Sentire che in una sera tutte le altre

non è il passato che le richiama

ma il presente.

 

Non saper decidere se vivere di

stenti o morire per la fame. E in tutto

questo, far passare della vita

il primo capoverso su un rigo contrario.

 

…..........................................................

 

Carla Saracino

 

 

 

            La rappresentazione della realtà travalica verso la descrizione di ciò che siamo o rischiamo di diventare, in un mondo estraneo al nostro esserci, alla nostra persona, fanno un giro intorno all'aria/niente è reale di ciò che verrà, scrive Stelvio, non saper decidere se vivere di /stenti o morire per fame, scrive Carla.

           

E proprio qui risuona  l'inabitato, inabitato dalla vita, inabitato come denuncia di un vuoto, inabitato perchè presenza di qualcosa d'altro, tanto che mai si scorgerà la presenza.

 

Va sparendo il giorno

meno poetico della mia vita.

Per il privilegio di qualcosa

di inabitato

non so se offrire lo spreco

o tacere

 

Carla Saracino

 

….....................................................

 

 

Vorrei incidere a fondo la mia vita:

trovare la sua forma,con la sola

libertà e queste mani. Perchè l'orizzonte

è insonne e non c'è molo che non abbia

una barca attraccata al suo timone.

 

Abboccamento, 1.2.2002    Stelvio Di Spigno

 

 

            Sullo sfondo disincantato di entrambi i poeti, è la possibilità della poesia a tracciare un filo di speranza a quel ritrovare il senso della Storia, del ricordo, come un tramandare di bocca in bocca i dolori, le paure, i gesti eroici, le scelte vibranti.

E si staglia la figura del nonno per Stelvio – La bandiera di Vittorio- o le figure degli amici morti e di quelli vivi  che sono come morti per Carla .  Si  delinea per la poeta la sagoma di  Un uomo – una delle due sole poesie con titolo -

…............................................................

Sono stato amato molto e molto

ho dovuto disobbedire a me stesso

per mettere in parola quell'ansia

d'essere diventato amante.

 

e per il poeta  le sagome degli 'uomini':

…............................................................

Anche gli uomini hanno radici. Falliscono

anche loro. Che portino oro al collo o siedano

dentro un cratere da muratore. Quanti ne ho incontrati,

in questa città occidentale. Qui da noi se non sei uguale

agli altri, in fatto di fortuna, sei solo fallimento.

…...............................................................

 

 

            Ombre che popolano spazi di anima e di città che sembrano intrecciarsi con queste poetiche ed emblematiche voci del Sud, proiettate e soggiogate da una natura bella ma spigolosa, descritta nei nomi dei luoghi, riportati con ritmico ritorno – quasi a stonare – nei versi di Stelvio o  nelle descrizioni dei palazzi sverniciati e smozzicati di oro di Carla., tracce di un' antica ricchezza, retaggi di benessere che non servono a risanare le ferite dell'oggi e il quotidiano dibattersi fra limiti e desideri difficilmente esaudibili.

           

 

Cercare il cuore del secolo nelle case

abbandonate del materano, un pomeriggio,

mentre l'erba stipa sottoterra l'annuncio

del tempo che non vedrai

…..................................

 

 

oppure

 

…..............

riuscire a intendere nel neon

d'una vetrina di oggetti kitsch

il simulacro delle proprie idee

e costruirlo sommamente lì

nell'astuzia d'un semicommercio.

 

…...........................................

sussurra Carla Saracino

 

 

Città di fame immonda e solo da guardare..

…....…....che si disfi

quella mole di infamia che ti fa nera, che una mano

infili nel fitto dei tuoi vicoli una riserva umana

di latte impiantato tra colli e caserme.

 

Napoli rivisitata 

 

 

oppure

 

Delle pigre montagne lanciate a mormorazione

delle nubi e dei falchi contro la spettrale solitudine,

quelle che vanno da Mercogliano a Fossanova

hanno più da dire, più da parlare al mondo

che in questa similitudine fabbrica di stipiti e porte ingannatrici,

grandi messaggi di pietra..................................

 

Il premio  del deserto

 

descrive   Stelvio Di Spigno

 

 

 

            Seppure amaro, incastonato nel grigiore di un 'senza valore' diffuso, lo stare insieme dei poeti nella lontananza da sé, da loro, fra loro e dal mondo, segna la strada di un'idea : qualcosa cambierà e sarà per sempre grida Stelvio non a caso  in una bellissima poesia / preghiera per il Sud, che è poi il Sud di tutti i Paesi;  chiedo fiducia  afferma Carla, indicando un paese per cominciare.

 

            Ed è, forse,  la scelta.

 

Condividi su Facebook