Intervista alla giornalista Gemma Tisci,

autrice del libro “RICORDI IN BIANCO E NERO” edito Kimerik,

un libro sul boss Raffaele Cutolo, scritto da lei che lo ha personalmente conosciuto.

le corrispondenza epistolare, la vita  la storia personale e sociale. 

 

 

intervista di Bianca Fasano

D) A Ottaviano del Vesuvio (Napoli), il 4 novembre del 1941 nasce Raffaele Cutolo. Lei, molti anni dopo, nello stesso paese. Quanto ha influito quella oscura presenza sulla sua vita e le sue scelte di lavoro?

R) Essere nata nella stessa terra di Raffaele Cutolo non ha influenzato in alcun modo la mia vita ne tantomeno le scelte professionali o personali, come credo quella dei miei concittadini.

Ottaviano è una città che ha dato i natali non solo ad un boss di camorra, ma è stata anche la città che ha  dato natali a principi, letterati e storici.

D) Si considera una donna coraggiosa, per avere contattato l’uomo Cutolo e avere scritto una sua biografia?

R) Assolutamente no, ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi persona, soprattutto se giornalista, al posto mio, avendone l'opportunità.

D) A suo parere, quali possibilità sociali, dagli anni ’60 avrebbe potuto avere Ottaviano in particolare senza la problematica legata alla NCO e, se pure di riflesso a quella della NF. ?

R) La nuova camorra organizzata e la nuova famiglia viaggiano assieme, la seconda non sarebbe esistita senza l’esistenza della prima. Di quegli anni io parlerei di opportunità perse, e sono state sicuramente tante. Brevemente diciamo che, negli anni '70- '80 il potere era in mano a faccendieri legati a politici corrotti e malavitosi, voti di scambio favori, finto benessere speculazione pochi veri arricchiti e tantissimi accontentati, mi riferisco alla massa che ha permesso l’arricchimento di pochi in cambio del posto di lavoro anche se malpagato, e così via. In più nel decennio degli anni ’80 la feroce guerra tra Nco e NF ha determinato tantissimi morti e questo di sicuro ha determinato una paralisi imprenditoriale, sociale e culturale. Dalla metà degli anni '90 il declino totale, si è radicato un fenomeno ancora più dannoso, quello dei cosiddetti buonisti, cioè persone che invece di fare qualcosa in concreto per la vera rinascita della città, alternandosi nei poteri locali ma senza un vero progetto di ripresa, predicando una legalità oltretutto mai praticata.

D) Quali ricordi personali ha di questa presenza?

R) I miei ricordi rispetto a Cutolo come credo per la maggior parte dei cittadini di Ottaviano, risalgono dalla fine degli anni ’70 con i primi delitti di camorra, prima non sapevo neppure che esistesse un Raffaele Cutolo.

D) Come ha vissuto la sua esperienza di giornalista, rispetto alle problematiche generate da Cutolo e dai suoi affiliati?

R) Qualche problemino l’ho avuto ma con donna Rosetta, che mi ha inviato lettere abbastanza offensive scritte durante il suo internamento a Scandicci. Fui anche fermata per strada da un uomo dall’aspetto molto poco rassicurante che mi disse parole del tipo “Lasciate stare i Cutolo, questo una persona di Ottaviano non lo doveva fare”. Qualsiasi altra persona al mio posto avrebbe cavalcato l’onta e dato risalto alla cosa, io andai dai carabinieri per dovere verso me stessa e verso la mia famiglia, ma non più di tanto, anche perché sono sempre stata convinta che, se un malavitoso ha deciso di eliminarti, non c’è scorta che tenga.

D) Nel suo libro, che potrebbe essere considerato come “un pezzo di storia”, certamente degno di essere studiato nelle aule scolastiche, ha detto proprio tutto quello che avrebbe voluto dire?

R) Ringrazio per considerare il mio libro un pezzo di storia. Comunque no, non ho scritto tutto, c’è ancora tanto da scrivere e spero di farlo al più presto. Nel libro “Ricordi in bianco e nero”, mi sono concentrata solo ed esclusivamente sulla figura di Raffaele Cutolo, e sulla sua verità, quella chi mi ha raccontato nelle lettere.

D) Pensa che il suo lavoro letterario abbia avuto davvero l’attenzione che meritava?

R) Non lo so. Di certo dopo l’uscita del mio libro si è risvegliato l’interesse da parte dei media su Cutolo, in alcuni articoli sono state riportate brevi frasi prese dal mio libro. Va bene così. I libri, si sa, hanno un percorso lento, a meno che non si investa moltissimo in pubblicità.

D) Ha un “ricordo d’infanzia” legato a Cutolo?

R) Ho un ricordo che risale all’adolescenza di quanto avevo 13/14 anni. Raffaele Cutolo, vicinissimo a me e mi guardava con occhi tra il meravigliato e l’ammirazione, mentre mi accingevo a mettere in moto il motorino, forse gli sembrava strano che una ragazzina guidasse un due ruote anche se piccolo di cilindrata. Io non sapevo chi fosse, ma il giorno successivo la sua faccia apparve in Tv perché latitante.

D) La stesura del libro " Ricordi in bianco e nero - La vera testimonianza epistolare in diretta dalla cella del boss Raffaele Cutolo”, è temporalmente collegata alla stampa dello stesso, o, invece, ha atteso tempo, prima di pubblicarlo?

R) Il rapporto epistolare è cominciato negli ’90 ed è andato avanti fino al 2007/8, il libro è stato scritto l’anno scorso ed è andato in distribuzione pochi mesi fa.

D) Lei come considera Cutolo, come persona?

R) Non me la sento di dare un giudizio. Come cronista e cittadina di Ottaviano ho seguito moltissime vicende legate a Cutolo e i cutoliani, poi ci sono state le interviste e le lunghissime lettere, ma non credo che basti per dire una persona com’è. 

D) Pensa che sia cambiato?

R) Credo di si, come tutti gli essere umani anche Raffaele Cutolo sta facendo i conti con se stesso, e quando si arriva al bilancio della propria vita, tante cose appaiono diverse e ci si rende conto di come certi errori cambiano la vita.

D) Le parrebbe interessante vederlo e parlare con lui, se fosse possibile?

R) Sicuramente si, un personaggio come lui, di sicuro ha tante cose da dire…

D) Secondo lei, perché Cutolo non si è mai pentito, benché ne avesse avuto l’opportunità e la convenienza?

R) Tutto fa pensare che il mancato pentimento di Cutolo sia dovuto ad un principio.

Io, dopo aver messo insieme un po’ di tasselli credo che non si sia pentito per garantire l’incolumità ai suoi familiari. Una sorta di patto con lo Stato.

D) Secondo lei, che rapporto ha oggi la delinquenza organizzata, rispetto alle pratiche del passato?

R) La camorra non esiste più, per un certo periodo si è parlato di sistema, ma anche quello è quasi del tutto finito. Non ci sono più capi carismatici che riuscivano ad affiliare adepti che venivano poi istruiti nei vari compiti territoriali. La pesante crisi economica, l’avvento in massa di stranieri sono stati elementi che hanno alterato profondamente la malavita accelerandone il processo di disgregazione, tutto questo non ha eliminato la figura del delinquente che purtroppo permane, però non fa più parte di un’organizzazione o si organizza al momento. Inoltre oggigiorno dobbiamo fare i conti con la malavita straniera che si sta radicando bene dalle nostre parti, in molte zone vesuviane i bulgari e rumeni hanno preso in mano un certo potere malavitoso con il controllo dello spaccio di stupefacenti e il giro dei furti in appartamenti e piccoli giri di prostituzione. I cinesi si vessano tra loro e gestiscono grossi giri di prostituzione. Insomma le cose sono cambiate.

 

D) In quanto giornalista, che senza dubbio deve essere stata nel tempo della sua “esposizione” ai fatti, con i suoi articoli di cronaca, ben consapevole dei rischi chi si possono correre, ha mai avuto paura per la propria incolumità?

R) Poche volte ma è capitato.

D) Cosa pensa della frase di Cutolo stesso: -“Cutolo è morto, adesso è rimasto solo Raffaele, un uomo che sta pagando le colpe commesse”.

R) Mi fa immaginare ad una sorta di consapevolezza che ha determinato una giusta evoluzione. L’uomo impregnato di umanità, che prevale sul malavitoso.

D) La storia di Cutolo fuorilegge comincia nel 1963, quando uccise (lo svolgimento dei fatti è controverso), un suo paesano. Secondo lei era un n predestinato?

R) Personalmente non credo molto al destino, ma trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato può succedere, come del resto può succedere il contrario.

D) Secondo lei, che valore da oggi il camorrista Cutolo alla “Giustizia Italiana”?

R) Raffaele Cutolo nelle lettere che mi ha scritto contesta molto la giustizia italiana, definendola come una donnaccia che si da solo ai ricchi e potenti, per non parlare dei commenti che fa sulla legge a favore dei pentiti che lui definisce criminali con il difetto di essere anche bugiardi, ma si scaglia di più, contro chi, dovrebbe essere deputato a controllare se le cose dette dai pentiti siano vere o false, controlli che secondo lui non vengono mai effettuati.

D) A suo parere, potrebbe avere un effetto positivo sui giovani la frase che lei riporta sul suo libro, detta da Cutolo:- “Grazie a mia moglie Tina ho detto basta alla camorra, dal giorno in cui l’ho sposata nella Cappella del carcere Sardo dell’Asinara,(…) . Ragazzi! Non seguite i capi di organizzazioni criminali, perché sono solo una razza d’infami!”

R) Sono convinta dell’effetto positivo di tale frase, specie se detta da un personaggio come Raffaele Cutolo che è stato il capo di una delle cosche malavitose passate alla storia.

D) Lei ha scritto anche articoli giornalistici e libri su tematiche come la violenza sulle donne il bullismo, come mai ha deciso si porre attenzione a fenomeni complessi?

R) La violenza si presenta sotto tante forme e non bisogna mai abbassare la guardia. I fenomeno del bullismo, la dicono lunga anche sulla personalità dei ragazzi. Su quello che potrebbero diventare da adulti. Il bullismo è purtroppo il risultato di un malessere sociale e come tale merita la dovuta attenzione.

D) Cosa si sentirebbe di dire oggi ai giovani, cosa dirà agli allievi delle scuole dove parlerà di bullismo: il bullo è un debole o un coraggioso?

R) Il bullo è certamente un ragazzino debole, che si porta dentro un malessere, spesso il bullo è un ragazzino picchiato maltrattato in casa, e che sfoga la sua rabbia fuori maltrattando a sua volta, ragazzini più deboli. Diciamo che in modo inconscio il cosiddetto bullo vessando i più deboli, a qualche livello appaga il suo bisogno di vendetta, come se pareggiasse i conti con la vita. 

 

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