Un teatro che sa di nuovo ma non dimentica il passato

AL VIA  LA STAGIONE 2013/14 DEL TEATRO STABILE DI NAPOLI

di Adriana Dragoni

C’è chi, certo un appassionato, ha detto che il teatro è “un sorso di vita”. Ed è vero che un buono spettacolo sembra creare dal palcoscenico verso gli spettatori una corrente di vitalizzante energia. A  Napoli  oggi si trova ancora del buon teatro. Come quello programmato per questa stagione dallo Stabile napoletano. Questo programma spazia da Georges Feydeau a Eduardo De Filippo, da Neil Simon a Giuseppe Patroni Griffi, dalla vaudeville più frizzante al più delirante dei drammi. Ed è un teatro che sa di nuovo ma non dimentica il passato,  tanto che a volte si ispira ai grandi della letteratura: all’ucraino Nicolaj Gogol, a Carlo Lorenzini, cioè a Collodi, creatore del famoso Pinocchio, al triestino Aron Hector Schmitz, cioè a Italo Svevo, e al Vate,  Gabriele d’Annunzio. Nel cartellone si trovano novità inedite e classici, come “La bisbetica domata” e “Antonio e Cleopatra” di William Shakespeare, l’uno con la regia del moscovita Andrej Konchalovskij, l’altro con quella del napoletano Luca De Fusco. Questi due lavori, insieme a “Circo equestre Squeglia”, di Raffaele Viviani, hanno già debuttato con successo, nel giugno scorso, per il napoliteatrofestivalitalia,  senza la cui collaborazione, confessa De Fusco, direttore del festival napoletano e dello Stabile  “non saremmo stati in grado di produrre neanche uno degli spettacoli in cartellone”.

 De Fusco si è addossato l’impegnativo compito di promuovere la tradizione napoletana rinnovandola, anche con l’apporto di quella di altri paesi, soprattutto di quelli mediterranei, così da aprire Napoli al mondo e il mondo a Napoli e al suo teatro.  Sembra sua la concezione di un teatro totale, fatto di suoni, musica, parole, voce e abilità attoriale coniugati allo spettacolo visivo, in una messa in scena che, seppure a volte tende all’essenziale, tanto da poter essere definita minimalista, non è ristretta in una modesta quotidianità ma conserva quella superiore natura che è nella radice stessa (greco-antica) della parola teatro: apparizione celeste, contemplazione, visione.

 I luoghi, dove tutto questo si svolgerà, sono il teatro Mercadante, il suo Ridotto e il teatro san Ferdinando. Nel Ridotto vengono riproposti, dopo il successo dello scorso anno, cinque spettacoli tratti da “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese, che saranno seguiti da altrettanti spettacoli imperniati sulle opere di Raffaele La Capria, iniziando da “L’armonia perduta”. Per La Capria, che tanto ha scritto di Napoli, questa città ha qualcosa di misterioso, anzi di sconosciuto e, in quanto tale, forse di mai esistito, ma che pure si continua a cercare con una sorta di illusa, straziante nostalgia.

In cartellone ci sono anche gli spettacoli per bambini realizzati con la collaborazione del teatro stabile d’innovazione per ragazzi Le Nuvole. E c’è Arrevuoto, un’iniziativa di artisti ed educatori che insegnano l’arte teatrale ad adolescenti del centro e delle periferie cittadine.

  Basta tutto questo? No, non basta.

Quest’anno c’è anche un’altra iniziativa, “ Libri e Caffè”,  nel bar-libreria del Mercadante, luogo di aggregazione, dove si possono  trovare libri e dischi, presentare novità editoriali, incontrare attori e registi, sempre dopo ogni prima, e dove, soddisfatti la mente, l’udito e la vista, si può soddisfare anche il gusto, provando finger food e mini porzioni di piatti semplici e buoni, seguiti dal migliore caffè dal mondo, quello che, come dice una canzone, solo a Napoli sanno fare.

 

 

 Condividi su Facebook