Ritratto di un editore napoletano

 

di Adriana Dragoni

In verità, glielo ho chiesto io: mi dai Libri e cazzotti (la sua autobiografia) che ne faccio una recensione? la farò per simpatia- gli ho detto. Ma la farò pure- questo però non glielo ho detto- per captatio benevolentiae. Lui, Tullio Pironti, è l’editore di un mio libro. Mi dice che non può prestargli un’attenzione maggiore rispetto alle opere degli altri suoi autori, come vorrei, “se no quelli si offendono”. Ma mi ha pure detto: nonostante tutto ( il fatto che sei una rompi- sottintende), hai scritto un bellissimo libro. E, onestamente, è vero: è un libro singolare e tratta di una scoperta.

   Confesso che ero curiosa di lui. Non lo conoscevo bene, avrei potuto descriverlo solo fisicamente. Ha un portamento diritto, gesti misurati, un viso singolare come scolpito nel legno di un noce e sguardo ammiccante, un po’ sornione, con sorriso a mezza bocca nel suo atteggiamento più abituale. Dal suo libro volevo trarre una conoscenza più intima del suo carattere e dei suoi sentimenti. O, meglio, avrei voluto. Perché tanto di intimo in questo libro non c’è. Ogni curiosità gossippara viene delusa. Pettegolezzi niente. Niente sviolinate sui sentimenti. Solo fatti. Donne? Solo qualcuna. Una certa Ada, bellissima, che gli diede una estasi erotica, quasi uno svenimento, poi una bruna sconosciuta, intimamente conosciuta una notte nello scompartimento di un treno e il mattino dopo scomparsa,  una giornalista un po’ bruttina ma tanto attraente da domandarsi se ne fosse innamorato e, infine, e soprattutto, un’amicizia lunga, solida, affettuosa, Fernanda Pivano, scrittrice e traduttrice di libri targati Pironti, che lui stimava e ammirava. (Osservo che le donne appaiono poco anche nella sua attività editoriale, forse solo il 5 per cento dei suoi libri hanno una firma femminile).  

Libri e cazzotti è un libro che ti prende. L’ho avuto tra le mani un pomeriggio, l’ho aperto e il giorno dopo già non c’era più, lo avevo divorato. Ha tanti personaggi. Da quelli noti, importanti, che, visti così, da vicino, come li ha conosciuti lui, hanno un aspetto diverso, e sono Federico Fellini, Giulio Einaudi, Lucio Amelio, Andy Warhol, Giulio Andreotti e così via, a quelli ignoti, che sono i suoi amici o quegli individui tipicamente napoletani, del tipo “anarchico individualista”, come si definisce don Ciccio ‘a macchinetta,  trafficante di accendini, anche di quelli che non si spengono, quelli dei marinai americani.

Tullio li descrive tutti con simpatia umana, o almeno con curiosità attenta.  Ha una scrittura calda, che esprime amore. Amore per le persone e i luoghi, i luoghi di Napoli, di Napoli antica. Perché tutto quello che racconta è un riflesso di se stesso: Tullio si ama. E ama quella piazza Dante dove c’è la sua libreria, nella quale passa la maggior parte della sua vita. E ce la descrive come era un tempo con i tram con il trolley e gli scugnizzi che vi si appendevano.

 C’è la Napoli di se stesso bambino, quella dei bombardamenti, delle sirene dell’allarme, dei ricoveri, dei rastrellamenti, delle novene delle mamme, come la sua, che aspettavano il ritorno dei figli portati via dai tedeschi nei campi di concentramento. E c’è poi la Napoli del dopoguerra con la voglia di vivere o di rivivere ancora, di sopravvivere comunque, industriandosi, inventandosi il lavoro e la propria vita. Della sua famiglia parla soprattutto di suo padre, che, mi sembra, costituiva un punto fermo per lui, ragazzo ribelle, con poca voglia di studiare (un singolare trascorso per chi, da editore, è diventato un operatore culturale).

Libri e cazzotti  inizia con il racconto di una sua sconfitta, per cui concluse la sua vita di boxeur di belle speranze. Per iniziarne   un’altra, quella di editore.

 Soprattutto in certi periodi, l’editoria ha rappresentato una vera grande passione per Tullio Pironti: è stato benemerito per la diffusione della letteratura straniera, specialmente americana, in Italia e ha pubblicato libri importanti.

 In questa sua autobiografia ci descrive realisticamente il mondo della cultura, che non è sempre un mondo superiore, né un mondo pulito, come si potrebbe pensare. Ed ecco che racconta di quando è stato vittima, nel 1987, di un tranello criminale ordito dalla casa editrice Electa Napoli, quasi un’associazione a delinquere, che lo mandò agli arresti domiciliari.  

 La sua vita di editore è una vita avventurosa. Con il coraggio di un giocatore d’azzardo, puntò 51 milioni di lire per avere i diritti riservati su un libro di Bret Easton Ellis e fu un successo.  E dopo ogni buon libro ce ne è stato un altro e un altro ancora e anche questa autobiografia scritta e prodotta da lui non è un ultimo suo successo, perché adesso gli si prospetta il cinema, con un film intitolato Libri e cazzotti.  In bocca al lupo, Tullio, e…il lupo crepi. Perché, a parte tutto, sei proprio un editore in gamba, a sopravvivere, a Napoli, una città difficile, in questa crisi epocale, e sei un napoletano verace, d’intelligenza e di cuore. Ma devo dirlo anche dei tuoi colleghi, perché è vero e anche perchése no quelli si offendono”.

adriana dragoni

333 2833994    081  0784920     adrianadragoni@gmail.com

Condividi su Facebook