La neve del Vesuvio

Al Mercadante Andrea Renzi legge La Capria

di Adriana Dragoni

 

A comporre l’incantevole teatralità de La neve del Vesuvio, (dall’11 al 16 febbraio in scena a Napoli, nel ridotto del Mercadante) concorrono recita e spettacolo. Recita è la lettura, fatta dall’attore Andrea Renzi, del libro di Raffaele La Capria, La neve del Vesuvio appunto,  una raccolta di racconti autobiografici, che parlano dell’autore da bambino e poi da adulto. La lettura, quindi, consiste in un lungo monologo che, da solo sul palcoscenico, Renzi,  (ma come ha fatto a tenerlo tutto a mente?) sostiene con un’ottima presenza scenica, fatta di un’attenta compostezza, gesti misurati e una parlata confidenziale a tutta prima semplice, ma sottilmente variata, che evoca sentimenti delicati e immagini  di una vita passata intrisa di nostalgia. “La voce di La Capria – scrive Andrea Renzi, che è anche il regista dello spettacolo,- è una musica inconfondibile, ricchissima d’infinite sfumature, di umorismo, di sottintesi, di indolenze, di malinconie, di colori. La sfida è darle corpo, abitare quelle parole” Una sfida vinta da Renzi, avallata anche dagli applausi a più riprese degli spettatori.

  Il ridotto del Mercadante è un piccolo spazio, 70 posti appena ma gremito, con un piccolo palcoscenico, che Luigi Ferrigno, lo scenografo, e Gigi Saccomandi, il disegnatore delle luci, hanno trasformato con una magica scenografia minimalista. Pochi elementi, essenziali: un tutto nero in cui si staglia una semplice striscia bianchissima  e luminosa, circa un metro e ottanta per quaranta, che, messa  in verticale, si leva dal pavimento che è nero anch’esso ma lucido a specchio così che la figura del protagonista appare doppia: l’una diritta, l’altra  rovesciata a testa in giù. Poi la striscia bianchissima e luminosa cambia, è stesa a terra, e richiama la forma di un foglio bianco con cui  l’attore gioca  muovendolo tra le mani. Lo spettacolo, ( da spector= guardo) appare realissimo e iperuranio, affascinante.

La neve del Vesuvio fa parte di un gruppo di cinque lavori tratti dalle opere di La Capria, intitolato “L’armonia perduta”. I temi, cito dal programma della stagione teatrale del Mercadante, sono “ Napoli, la ferita infertale dalla storia e quella covata in fondo al cuore, la luce e il buio della ragione, la perdita straziante di qualcosa che forse non c’è mai stato ma di cui si continuano a cercare le tracce per tutta la vita.” Ed ecco il quesito che viene proposto: c’è stata realmente, un tempo, in questa città, un’armonia o è soltanto creata dal desiderio e dalla fantasia?

Al quesito sembra rispondere un libro pubblicato da pochi giorni dall’editore Tullio Pironti: “Lo spazio a 4 dimensioni nell’arte napoletana”. Vi si parla d’arte e si insegna al lettore come guardarla. Ma non solo. Appunto poiché le opere d’arte parlano a chi le sa guardare, il lettore si accorgerà che l’arte non è solo un fatto estetico ma esprime il carattere di una civiltà. Quindi l’arte della Napoli di un tempo esprime il carattere della sua civiltà.

 Nel libro si parla di prospettiva, cioè del modo come si guarda la realtà. La prospettiva tradizionale - vi si spiega- è la visione di un uomo solo, che vuol ridurre a una sorta di ragione astratta la natura, il mondo e tutti quanti. Potremmo osservare, infatti, che oggi ognuno vuole avere ragione, e, in effetti, ognuno vede il mondo secondo il proprio tornaconto e agisce di conseguenza. Dalle singole visioni di ciascuno nasce la lotta, non l’armonia. Questo libro, che ha il sottotitolo La scoperta di una prospettiva spazio-tempo,  descrive una prospettiva diversa, che non è formata da  punti di vista singoli ma dall’unione di infiniti punti di vista.  Ebbene, la scoperta descritta da questo libro è che a Napoli c’era una visione del mondo creata dal suo popolo unito, una società coesa, omogenea, che guardava e creava un mondo armonioso. Era l’armoniosa omogenea società di disuguali, una società più vera, in cui ognuno poteva essere diverso dagli altri ma non era diverso da sé.

Lo spazio a 4 dimensioni nell’arte napoletana, quindi, al quesito  proposto dalla serie del Mercadante, L’armonia perduta, risponde che sì, a Napoli  l’armonia c’era realmente, non è solo un prodotto della nostalgia e del desiderio. Un’armonia che ora non c’è più e che faceva scrivere a Wolfang Goethe: “Napoli è una città felice”.

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