Vesonio e Orfellio, una storia di ingratitudine nellantica Pompei

«Passeggero, fermati un poco, se non ti reca disturbo, e sappi da cosa ti devi guardare». Inizia così una iscrizione incassata nello stucco di rivestimento di una antica tomba pompeiana: il monumento funebre del liberto Publio Vesonio Filerote. La costruzione funeraria a edicola è situata nella necropoli di Porta Nocera e tramanda, a distanza di duemila anni, l’odio feroce che il suo proprietario provò nei confronti di un suo ex caro amico dopo che quest’ultimo lo aveva trascinato ingiustamente in tribunale con unafalsa accusa.

I due protagonisti della lite e il racconto stesso della vicenda sono raffigurati sulla tomba. All’interno dell’edicola ci sono tre statue: una femminile e due maschili. All’esterno, due iscrizioni temporalmente successive. La prima iscrizione, quella più antica, ci spiega che la tomba fu realizzata, quando era ancora in vita, da Publio Vesonio Filerote, augustale e liberto di Vesonia, per raccogliere le ceneri sue, della moglie e dell’amico Marco Orfellio Fausto: i tre personaggi delle statue. Ad un certo punto, però, i rapporti tra i due amici si incrinano. Non ne conosciamo i motivi. Sta di fatto che Marco Orfellio Fausto cita ingiustamente in tribunale Vesonio Filerote. I giudici, grazie, agli dei, prosciolgono l’imputato da ogni accusa. Vesonio tira un sospiro di sollievo. Non ha mai dubitato della sua innocenza. Adesso, però, Orfellio la deve pagare. Vesonio è pur sempre un augustale, un sacerdote del culto dell’imperatore. Deve difendere la propria reputazione: Orfellio deve scontare il tradimento della loro amicizia. Inizia così a meditare la sua personale vendetta contro l’ingratitudine dell’ex amico. Pensa anche di eliminarne la statua dal monumento funebre. Tra un pensiero e un altro, stenta ancora a crederci: il suo migliore amico lo ha tradito con unaccusa ingiusta! Proprio a lui che gli aveva concesso uno spazio addirittura nella tomba di famiglia, mettendone la statua vicino a quella della moglie. Pensando e ripensando, gli si accende la lampadina: la tomba della necropoli di Porta Nocera gli appare il migliore strumento per immortalare in eterno l’ingratitudine dell’amico. Così, decide di lasciarvi intatto il simulacro di Orfellio aggiungendo, però, una seconda iscrizione nella quale racconta ai posteri l’accaduto: «Passeggero, fermati un poco, se non ti reca disturbo, e sappi da cosa ti devi guardare. Costui (il cui nome è qui iscritto), che speravo mi fosse amico, mi accusò falsamente. In giudizio, per grazie degli dei e per la mia innocenza, fui liberato da ogni molestia. Chi mi ha diffamato possa essere respinto dagli dei penati e da quelli degli inferi».

Oggi, la tomba è ancora lì, nella Necropoli di Porta Nocera. Ogni giorno, migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo, ci passano davanti e vi si soffermano. Qualcuno conosce il latino e traduce autonomamente il testo delle due iscrizioni. Altri si fanno aiutare da una guida turistica. Da edificio funerario si è trasformato in un vero e proprio monumento all’ingratitudine umana…

Francesco Di Rienzo

Napoliontheroad 28 sett 12

 

 

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