La tragica fine del Conte Tramontano

I congiurati assalgono il Conte all’interno del Duomo. Il nobiluomo si difende strenuamente con la sua spada. Cerca di fuggire per una porta laterale della chiesa. Esce ma viene raggiunto e colpito a morte ripetutamente.

Sono gli ultimi istanti di vita di uno dei personaggi più controversi della storia del Regno di Napoli, il Conte di Matera Gian Carlo Tramontano, negli ultimi anni della dominazione aragonese.

Gian Carlo Tramontano nasce a Sant’Anastasia, una cittadina del versante nord-vesuviano, il 20 ottobre del 1450. È scaltro e ambizioso. Nel 1488 è nominato direttore della Zecca della città dell’Aquila. Nel 1494, diviene il Mastro della Regia Zecca di Napoli e nel 1495 è uno degli “eletti del popolo” a sedere tra i banchi del Parlamento di Napoli.

Nel 1494 scoppia la guerra tra il re Carlo VIII di Francia e la corona aragonese per il possesso del Regno di Napoli. È la svolta per la carriera di Tramontano. Si schiera senza indugi a favore della causa aragonese. E, quando la minaccia francese svanisce, chiede al re Ferdinando II in cambio dei suoi servigi la contea della città di Matera. Il sovrano accetta ma a un patto: il consenso dei cittadini. Gian Carlo Tramontano lo ottiene promettendo loro privilegi ed esenzioni da tasse e tributi: nel 1497 viene nominato solennemente Conte di Matera.

Negli anni successivi, si distingue in vari scontri con le truppe francesi. Viene catturato, imprigionato e perde la contea. Riesce a riconquistarla dopo mille peripezie spendendo ingenti somme. Somme che cerca di recuperare, al suo ritorno nella città dei Sassi, imponendo tasse e balzelli di ogni tipo ai suoi sudditi ed escludendo l’aristocrazia locale dalla vita politica e sociale del feudo. Il malumore inizia a serpeggiare tra la popolazione. Il Conte non si sente più al sicuro. Inizia la costruzione di un castello sul Colle del Lapillo, al di sopra della zona abitata, da destinare a sua futura residenza. Cerca anche, invano, di eliminare i maggiorenti della città. Il 28 dicembre del 1514, convoca il popolo chiedendo un versamento di 24 mila ducati per saldare un suo debito contratto nei confronti di un banchiere catalano, Paolo Tolosa.  Quella stessa notte, il popolo si riunisce sul Sasso Barisano e giura vendetta. Il giorno successivo, il Conte viene ucciso in una sommossa popolare.

Gli assassini non saranno mai identificati e tutto si risolverà con un indulto generale dietro il pagamento di un ingente somma.

Oggi del Conte Tramontano ci resta a Matera il maniero incompiuto e a Napoli l’intitolazione di una strada situata tra via Duomo, via Seggio del Popolo e piazza Nicola Amore nel quartiere Pendino.

Francesco Di Rienzo