Sport violento: la rissa tra Pompeiani e Nocerini

Alcuni tifosi si azzuffano sulle gradinate. Altri inseguono i supporter avversari all’esterno, per le strade, sotto gli occhi dei venditori ambulanti e di semplici passanti. Alla fine, si contano feriti e morti. Sembrerebbe la cronaca “nera” di qualche partita di calcio dei giorni nostri. E, invece, è il resoconto della sanguinosa rissa tra gli abitanti dell’antica Pompei e quelli della vicina Nocera, avvenuta nel 59 d.C. durante uno spettacolo di giochi gladiatori organizzati presso l’anfiteatro della cittadina vesuviana. Lo scontro risulta talmente violento da essere ricordato negli Annali di Tacito e da un affresco custodito al Museo archeologico nazionale di Napoli e proveniente dal peristilio della Domus di Actius Anicetus a Pompei.

Tra le due comunità c’è una vecchia ruggine. I Pompeiani non hanno ancora digerito che, due anni prima, Nuceria Alfaterna era diventata colonia romana sottraendo loro ampie fette di fertilissimo territorio agricolo. Così, i Pompeiani colgono al volo l’occasione dei giochi gladiatori, peraltro organizzati da un personaggio piuttosto ambiguo come Livineio Regolo, espulso dal Senato di Roma all’epoca dell’imperatore Claudio, per vendicare l’affronto subito.

«Dapprima i cittadini a turno s'insolentirono continuamente, poi scagliarono i sassi e infine ricorsero alle armi, prevalendo la gente di Pompei, presso cui si svolgeva lo spettacolo- scrive Tacito-. Pertanto molti nocerini furono riportati in città col corpo mutilato dalle ferite, e in tanti piangevano la morte dei figli o dei genitori. L'indagine delle cause fu affidata da Nerone al Senato, che la rinviò ai consoli. Riferita la relazione ai senatori, furono vietate ufficialmente queste riunioni per dieci anni e le associazioni, che avevano operato contro la legge, furono sciolte; Livineio e gli altri autori della sedizione furono condannati all'esilio».

Per quanto riguarda, invece, l’affresco pompeiano, visibile oggigiorno al primo piano del Museo archeologico nazionale di Napoli  nella collezione delle “Pitture ercolanesi e pompeiani”, esso coglie il momento cruciale della rissa quando, cioè, lo scontro si sposta dalle gradinate dell’arena all’esterno, per le strade circostanti, vicino le mura della città e nelle vicinanze della Palestra Grande. Tutti i monumenti in questione sono riconoscibilissimi nelle proprie caratteristiche architettoniche. In particolare: le due gradinate di accesso dell’anfiteatro e la piscina della palestra.

Nel 62 d.C., l’anfiteatro viene gravemente danneggiato dal terremoto. L’imperatore Nerone, forse su iniziativa della moglie Poppea, revoca la squalifica. L’intera struttura viene completamente rinnovata. Ma è destinata ad avere vita breve. Nel 79 d.C., il Vesuvio seppellisce sotto una fitta coltre di ceneri e lapilli la città di Pompei mettendo bruscamente fine a ogni ulteriore occasione di contesa territoriale con la rivale vicina.

 

Francesco Di Rienzo

 

 

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