I napoletani di Pepe alla difesa della Repubblica di san Marco

 

Guglielmo Pepe, Cesare Rossarol, Enrico Cosenz, Carlo Mezzacapo e Girolamo Ulloa. È dedicato a questi «ufficiali napoletani» un monumento poco noto di Venezia. Si trova in Calle Larga de l’Ascension, alle spalle della famosa piazza san Marco: un lastrone con i volti scolpiti in bronzo dei cinque principali patrioti meridionali che, nel biennio rivoluzionario 1848- 1849, «offersero vita e sangue» alla città lagunare «per convincere il mondo esservi tutta una Italia insofferente di giogo straniero».

 

Cosenz, Mezzacapo, Pepe, Rossarol e Ulloa arrivano a Venezia nella seconda metà del mese di maggio del 1848 alla testa di circa duemila volontari per difendere la Repubblica veneta di san Marco, proclamata un paio di mesi prima, dagli attacchi dell’esercito austriaco. Facevano parte di un consistente corpo di spedizione inviato al Nord dal re Ferdinando II di Borbone per sostenere gli sforzi bellici del re di Sardegna, Carlo Alberto, contro l’esercito austriaco. Il sovrano napoletano aveva accettato, in un primo momento,  di dare man forte alla causa nazionale unicamente per evitare ulteriori tensioni politiche interne dopo le sollevazioni popolari dell’inizio d’anno. Appena, però, era riuscito a sciogliere il Parlamento e a proclamare lo stato d’assedio, ci aveva ripensato. Così, aveva ordinato alle sue truppe, in procinto di attraversare il Po ed entrare nel Veneto, di fare marcia indietro. Il comandante in capo Pepe, Cosenz, Mezzacapo, Rossarol, Ulloa e un paio di migliaia di soldati del genio e dell’artiglieria, però, si erano rifiutati di obbedire preferendo continuare a combattere per l’ideale nazionale.

 

Il vecchio generale assume il comando delle truppe della Repubblica. Per 18 lunghissimi mesi, i miliziani dello Stato Marciano resistono, da soli, agli assalti delle guarnigioni asburgiche con continue e improvvise incursioni grazie soprattutto al coraggio, alla disciplina e alle competenze militari dei soldati napoletani. I volontari ex duosiciliani si distinguono nel sorprendente attacco al villaggio del Cavallino, nella coraggiosa presa del Forte Marghera di Mestre, nella strenua difesa di questa importante roccaforte sulla terraferma e, infine, nell’eroica ultima resistenza della città lagunare, bombardata senza sosta per ventiquattro giorni da terra e dal cielo. Negli scontri, perdono la vita, tra gli altri, il poeta Alessandro Poerio e Cesare Rossaroll.

 

Venezia si arrende il 22 agosto del 1849 per le cannonate, la fame e una violenta epidemia di colera. Per i maggiori esponenti della Repubblica si spalancano le porte dell’esilio. Anche Guglielmo Pepe e i napoletani sopravvissuti devono lasciare l’ex città dei Dogi. La svolta reazionaria di Ferdinando II non consente loro di ritornare a casa: gli uomini migliori del Regno vengono rinchiusi nelle carceri o sono costretti all’esilio. Molti patrioti in fuga riparano a Torino, unico approdo sicuro per i liberali italiani, ponendosi nella maggior parte dei casi al servizio di Casa Savoia e della causa unitaria nazionale.

 

Oggi, i nomi dei volontari napoletani della Repubblica veneta di san Marco sono ricordati, oltre che dal monumento di Calle Larga de l’Ascension a Venezia, dalla toponomastica di Mestre: via Guglielmo Pepe, via Alessandro Poerio, via Cesare Rossarol, via Enrico Cosenz e via Girolamo Ulloa.

 

Francesco Di Rienzo

 

 

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