Corrado Lely vince la coppa “Marco Potena”

Il trofeo dedicato ad una leggenda dello sci partenopeo

 

Corrado Lely dello Sci Club Paganica ha vinto per il secondo anno consecutivo la prestigiosa coppa challenge “Marco Potena”. La competizione, giunta quest’anno alla terza edizione, è stata assegnata lo scorso 11 marzo sulla pista “Canguro” di Pizzalto a Roccaraso nell’ambito del XXII “Trofeo Emilio Buccafusca”, organizzato dallo Sci Club napoletano “ 0,40” . È dedicata alla memoria di una leggenda dello sci partenopeo del secondo dopoguerra, Marco Potena, scomparso nel mese di settembre del 2009.

«È stata una gara di slalom gigante molto tecnica- spiega Stefano Buccafusca, presidente e fondatore del sodalizio sportivo napoletano-. A Marco sarebbe sicuramente piaciuta. Marco Potena era una persona straordinaria. Aveva dentro di sé la capacità di trasmettere esperienza e saggezza. Ecco, era un po’ come un vecchio saggio che dispensa consigli. È un grande onore per tutti noi mantenere vivo il suo ricordo dedicandogli una competizione con il suo nome e riservandola ad atleti non campani, viste le sue origini molisane».

Potena, infatti, era nato nel 1925 a Capracotta, una rinomata stazione turistica dell’Altissimo Molise in provincia di Isernia e sede di uno dei più antichi Sci Club d’Italia. Si era trasferito con la famiglia a San Giorgio a Cremano  nel 1935, quando il padre Domenico era stato assunto alla Cirio. Dopo gli esordi nello sci nordico, agli inizi degli anni Cinquanta era passato allo sci alpino divenendo per ben tre lustri la bandiera dello Sci Club Napoli. Tra i suoi avversari: Zeno Colò; Vittorio Cerroni; l’emerito presidente della Fisi, Gaetano Coppi, e il noto giornalista sportivo napoletano Italo Kuhne.

«Marco è stato il nostro atleta più forte- afferma Antonio Scotti Galletta, presidente dello Sci Club Napoli-. Ma soprattutto era un grande amico. È stato un grande dolore averlo perso così all’improvviso. Aveva sempre un consiglio per tutti. Si occupava dei giovani. Era anche socio onorario del nostro Club. Ma partecipava poco alle riunioni del Consiglio: Marco si considerava innanzitutto un atleta e, come tale, era allergico alla burocrazia dell’organizzazione”.

 

Francesco Di Rienzo

 

 

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