Le peculiarità del pittore Girolamo Imparato

 

 

C’è un filo sottile che unisce due comunità geograficamente distanti: Massa Lubrense e Sant’Elia a Pianisi in provincia di Campobasso. Si tratta più precisamente di un particolare di due tavole pittoriche, realizzate tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento dal pittore napoletano Girolamo Imparato, a sfondo religioso: la medesima rappresentazione del Padre eterno nella parte superiore delle due opere.

Lo ha scoperto l’architetto molisano Franco Valente, raffinato studioso e profondo conoscitore della storia e dell’arte della sua regione. I due dipinti rientrano nell’ultima fase dell’attività dell’artista partenopeo. Girolamo Imparato, nato a Napoli nel 1549, è figlio d’arte: suo padre è il celebre pittore Francesco Imparato (1520- 1570). Il suo stile è fortemente influenzato dall'ambiente pittorico manierista del tempo e, in particolare, dal senese Marco Pino, dal fiammingo Teodoro d'Errico e dall’urbinate Federico Barocci. Il suo primo dipinto risalirebbe al 1571: una tela dell’Assunta nella chiesa di Santa Maria in Vinculis. L’attribuzione, però, non è unanimemente condivisa dagli storici dell’arte. Intorno al 1585- 1590, collabora con Teodoro d’Errico alla decorazione del soffitto della chiesa di Santa Maria Donnaromita. Nel 1591, dipinge il suo primo lavoro certo: l’Annunziata di Castiglion Cosentino. Negli anni successivi, tra le sue varie opere, Imparato “firma” una Madonna delle Grazie con Santi, custodita presso l’Arciconfraternita dei Bianchi, e, insieme ai principali artisti napoletani dell’epoca, decora alcune tra le più importanti chiese della capitale vicereale: il soffitto a cassettoni della Cattedrale, quello della chiesa di Santa Maria La Nova e la seconda cappella della navata sinistra della Chiesa del Gesù Nuovo. Nel 1607, dipinge l’ultima tela nota: il martirio di san Pietro da Verona per la chiesa di San Pietro Martire. Muore in quello stesso anno, nella sua città natale, all’età di 58 anni.

«Girolamo Imparato- spiega Valente- esegue nel 1599 una tavola con il Battesimo di Cristo per la Cattedrale di Massa Lubrense, commissionata da Giacomo Liparulo per conto di Simone Perrella come ricaviamo da una cedola di pagamento del 5 aprile di quell’anno. Quattro anni dopo, dipinge una complessa allegoria dei Sette Sacramenti commissionata il 5 novembre 1603 da Francesco Tartaglia di Sant’Elia a Pianisi perché venisse posta sul nuovo altare di una chiesa del suo paese. A parte lo stile inconfondibile che unisce le due opere, è in particolare la rappresentazione del Padre Eterno che le accomuna al pittore napoletano. Sono andato a vedere il quadro di Massa Lubrense, restaurato da poco e collocato nel primo altare di sinistra della Cattedrale. Quando un pittore si ripete si tratta di peculiarità».

 

Francesco Di Rienzo

 

 

 

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