Dalle Castagne di Cusano Mutri all’olio di Cerreto Sannita 

 

di Sonia di Prisco

È novembre e in giro per la città compaiono luci e alberi ecologici, addobbi di tutti i tipi per il Natale che verrà. Ritornano nella mente i ricordi di bambino, la voglia di guardare nella vasca dei capitoni sollevato da papà, l’ennesimo Gesù bambino comprato a San Gregorio Armeno che in qualche cassetto finirà. Nonostante questo clima emozionante che ti sfiora come fiocchi di neve, finti, perché a Napoli è l’unica cosa che ci facciamo mancare seriamente, è ancora estate a lunghi sprazzi.Basta fare cento metri per vedere l’abbigliamento che varia e tende alla bella stagione, una camicia con le maniche tirate su, qualche donna ancora in canotta, maglioncini sulle spalle che coprono leggerissime t-shirt. Può anche piovere, ma con il sole torna subito una passionale e carezzevole felicità. Il confine tra le giornate in spiaggia e l’inverno non è così netto. La mite temperatura rende più bella la visita al capoluogo campano. Sempre più giovani e meno giovani sono alle prese con una bicicletta, a fare lo slalom tra tedeschi e giapponesi, un viavai perpetuo tra Piazza del Gesù e San Domenico Maggiore, tra Corso Umberto e Piazza del Plebiscito, da San Martino al Lungomare, forse come non si vedeva da anni o come non si era mai visto. Una voglia di cambiare che spesso si contrappone a quella di non emergere, di non sfruttare le ricchezze del luogo. Qualcuno lo sta capendo, sicuramente più di qualcuno, e in tanti si attrezzano per accogliere chi viene da lontano: il lato buono del commercio, la voglia di combattere la crisi con la forza delle tradizioni. Dolci e caramelle al profumo di limone, i babà e le immancabili pizze e sfogliatelle riempiono le stradine del centro. Un percorso nella storia e tra l’enogastronomia che si arricchisce col tempo che passa. In altre città, spesso, piatti e tradizioni scompaiono, nella metropoli del Golfo e dell’arte tutto riaffiora. Anche Caravaggio che torna di moda al Pio Monte della Misericordia e il Cristo velato che fa compiere viaggi intercontinentali per uno sguardo, una fotografia indelebile e una lacrima di commozione. E poi a Napoli conviene, lo dice anche Tripadvisor, il famoso sito di recensione viaggi. Tra settembre e dicembre, occorrono 190 euro per trascorrere una notte in un albergo e cenare fuori, compresi aperitivi e taxi. Una spesa che piazza la metropoli partenopea al terzo posto nella classifica "Tripindex Cities Italia", stilata per comparare le principali città italiane.


In testa alla classifica dei luoghi più convenienti, ci sono Palermo (dove bastano 174 euro) e Bari (180 euro). Le città più care invece sono Venezia (308 euro); Milano (268 euro) e Firenze (245 euro). Dormire e mangiare bene in una struttura alberghiera è conveniente in moltissime zone del sud. A Venezia, ad esempio, il solo pernottamento costa il doppio rispetto a Napoli.
Nel lungo weekend di Ognissanti la città partenopea è tra le mete preferite dai turisti. L’Osservatorio di Trivago.it quest’anno ha registrato un aumento del 10% verso la ricerca delle destinazioni italiane. Oltre alle solite Roma, Venezia e Firenze, nella top ten rientrano anche Napoli, Pisa e Lucca. Milano e Torino guadagnano una posizione. Le classiche destinazioni europee hanno perso appeal nelle ricerche degli italiani che preferiscono viaggiare verso località più vicine, ma belle e attrezzate per l’arte e lo svago.
Non è un caso che ci sono buone notizie anche per l'aeroporto di Capodichino. EasyJet, la nota compagnia low-cost, farà dello scalo napoletano il suo terzo punto di riferimento nazionale dopo Milano Malpensa e Roma Fiumicino. Più rotte, più voli e più apparecchi significheranno più traffico e, dunque, anche lavoro. Si parla di 400 posti di lavoro generati dall'indotto. L'annuncio è stato dato ad inizio ottobre alla presenza del direttore Europa della compagnia Mike Campbell, del direttore Italia Frances Ouseley, del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dell'amministratore delegato di Gesac, la società che gestisce l'aeroporto, Armando Brunini. EasyJet mira a raggiungere, entro il primo anno di operazioni, i 2 milioni di viaggiatori da e per Napoli. Di cui, si stima, che la metà sarà composto da turismo in entrata. In entrata, lo ripeto ancora, in entrata.
In un momento di crisi internazionale, tutto ciò conforta gli albergatori e i commercianti, tranne quelli che non sono apolitici e si auto convincono (o si fanno convincere) che la città cada a pezzi e sia immobile, confondendo di proposito i visitatori canadesi per “nord napoletani”, gli asiatici per sosia “Made in Naples” di Kackie Chan e Bruce Lee e l’idioma russo per dialetto afragolese.

La rinascita del turismo si percepisce confondendosi nella folla, da lavoratore o studente, in un giorno infrasettimanale qualunque, tra le fotocamere multimarca e gli accenti stranieri che affollano la città. Sono tanti i turisti in giro per il centro. Napoli è la città di tutti, con le contraddizioni che si sovrappongono e si evidenziano tra le diversità. Napoli è anche un sorriso gentile, uno sguardo maldestro, un venditore ambulante ed un antico caffè. I profumi di ragù e di incenso che si mescolano in diverse strade, fa di questo mondo partenopeo un bazar di sogni e speranze, di problemi e dolori che nascono, muoiono e ogni tanto ritornano. Qui non ti sentirai mai solo.
Uniti si può andare molto lontano, verso un futuro nuovo e di immortali tradizioni.
 

 


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