LIDIA E GISELLA: STORIA DI UN LEGAME ETERNO 

“La Bambola Sulla Sedia”: quarta perla di Mariacarla Rubinacci

 

Recensione di Christian Di Masi

 

Una storia di forti emozioni imbastita con pochi personaggi, molto ben efficaci e caratterizzati.

Non sorprende, data la sensibilità narrativa ed esistenziale di Mariacarla Rubinacci, che l'opera provenga direttamente da lei.  Un romanzo di amicizia, ma che dipinge un particolare affresco psicologico e filosofico.

La storia di Lidia e Gisella: un saldissimo legame tra due esempi femminili molto ben distinti tra loro come inclinazioni ed atteggiamento verso la vita: il Panzer e la Libellula; la pragmaticità e il senso pratico opposti all'estro e ad una riverenza da stacanovista verso l'estetica.

Se si dovessero paragonare Lidia e Gisella a 2 cantanti contemporanee, le prime figure che stilisticamente verrebbero in mente sarebbero Laura Pausini (Lidia), dolce e potente in ogni sua performance; e  Katy Perry  (Gisella): eccentrica e febbrilmente portata a offrire, più che un volto alle persone, una maschera per il suo pubblico. Una maschera che deve piacere.

L'osmosi che si crea tra queste 2 anime così diverse brilla per equilibrio, ma questo è un romanzo e non una favola per bambini; e necessariamente le fasi successive della loro storia portano  cambiamenti drastici, ma che affondano le loro radici proprio nei caratteri di queste 2 diverse filosofie di vita.

I progetti di vita di Lidia, i sogni di Gisella: percorsi diversi per mete diverse.

Gisella: una giovane donna che più che immersa sembra smarrita nelle sue ambizioni. Un mondo colorato, lontano eppur sempre appetibile, da condividere con la sua migliore amica, con tutte le sue luci e le sue passerelle. Una dimensione che la aliena, rendendola una fredda artista di sé stessa,  insensibile al mondo, appartenente alla realtà fittizia dei manichini. Ma fin dove arriva questo estraniamento? Alienazione spesso coincide con scarsa comprensibilità e quindi solitudine. Lo stesso riferimento ai manichini, inanimati seppur con sembianze umane, rimanda forse anche inconsciamente a questo stato. Eppure si intravede in questi atteggiamenti, ogni tanto, una punta di paura, che inevitabilmente la spinge, saltuariamente, a cercare l’approvazione dell’assennata amica, Lidia, la quale la ama e accetta per come è (e perchè non dovrebbe farlo?), ma Gisella, come la gran parte delle donne determinate, grazie a tale accondiscendenza continua a viaggiare, come dice lei, "vedendo e non vedendo", ossia temendo anche se raramente che ci sia qualcosa nella sua filosofia che non quadra del tutto, andando ostinatamente per la sua strada. 

Gisella, un po’ come il Mattia de La Solitudine dei Numeri Primi (di Paolo Giordano), trova le cause del suo modo di essere in una particolare situazione del passato. E come lui, a un certo punto della vita, viene tallonata dalla passione. Il gioco dell'amore rimischia le carte. La differenza tra questi 2 personaggi è che mentre Mattia non cede all'invito all'amore, per Gisella arriva il momento in cui  il suo personaggio, con tutte le sue barriere e i suoi costrutti mentali, crollano: l'ingresso di Manuel nella sua vita è catastrofico sotto questo punto di vista.

Lidia, che è metodica e meno estrosa, ma non per questo pigra d’intelletto, sa bene il fiume dove va a cascare: Gisella vuole mostrarsi forte, ma non lo è. E il giorno che lo capirà e che le sue certezze verranno meno, potrà accaderle di tutto. Non essendosi mai messa davvero in gioco, Gisella è fragile; è un pericolo per sè stessa. Lidia lo sa e non è un caso che vive il loro allontanamento in modo quasi maniacale. Sa che un giorno certamente il mondo reale squarcerà il velo tessuto dalla compagna, investendola con una forza in grado di farla risplendere più di prima; ma se questa forza, anzichè farla brillare, la stroncasse, eclissandone l'esistenza?

"Anche le belle modelle sono dei manichini. Lo stilista le veste, le agghinda secondo il suo estro, le manda in passerella." Più che una personalità "costruita", quella di Gisella è a tratti una vera abnegazione. Qualcosa che inquieta, specie se si fa il confronto, invece, con la di lei figlia, Chantal, che sotto questo profilo si dimostra già in giovane età molto più matura di lei: non una Diva dallo sguardo impenetrabile, degna figlia di sua madre, ma una ragazza dall’atteggiamento semplice, più diretto e svogliato, anche nel modo di vestire: più umano. Chantal: la sterzata decisiva, la recisione del cordone; l’omega; il frutto di una scelta che Gisella opera, se non per correggere, almeno limitare i propri errori. Rompendo il ciclo il futuro cambia: una nuova speranza germoglia.

 

La Bambola Sulla Sedia (Statale Edizioni) è ora nelle migliori librerie.