RACCONTI DI UNA SENSIBILITA’ PERDUTA

La notte non ci ricorda di Herik Mutarelli

Recensione di Christian Di masi

Nascere a Napoli è un destino comune a molti autori. 
Scrittori, giornalisti, poeti a centinaia hanno mosso i primi passi alle pendici del Vesuvio. Napoli segna la crescita di tutti coloro che ci vivono: il paradosso che rappresenta, con i suoi orrori e le sue meraviglie, influenza l’animo, indirizzandolo verso nuove forme di percezione della realtà quotidiana.
Il pensiero si strugge e si distende, viaggiando su sentieri che i più definirebbero proibitivi per la superficialità di cui è intrisa la koinè globalizzata di questo mondo moderno. Un mondo fatto di esteriorità, dove la cultura della riflessione pare destinata a un lento ma inesorabile declino.
Riflessione e sensibilità. Sono invece ciò che lega i racconti di Herik Mutarelli nel libro dal titolo La notte non ci ricorda (photocity.it edizioni). Un autore eclettico, animato da una curiosità fluttuante, che si dimostra già maturo nonostante la giovane età.
Due gemelli vengono al mondo, terrorizzati dalla realtà di luci e forme che fuori dal grembo materno pare aggredirli. Una donna piegata dall’abbandono del suo uomo, scioccata da un dolore che la tiene immobile con la forza di spesse catene. Le voci degli alberi e il collasso della natura, soggetto cosmico ormai ignorato ma sul quale si poggiano le fondamenta di tutto ciò che è. Una donna alla finestra, mattino, pomeriggio e sera, una sigaretta dopo l’altra nella sciarada indolente e passiva che consuma gli anni della vita, disgregandoli in una nube grigia sputata da labbra appassite attraverso una finestra. Fanciulli senza voce, senza futuro, figli del deserto che la malavita lascia dietro di sé: volti dipinti con un malinconico pragmatismo. 
In quest’opera si incontrano racconti a volte ironici, a volte tragici, a volte densi di paura, a volte di fede, a volte di speranza e che tuttavia, immancabilmente, soffrono e s’offrono allo stesso modo. Scolpiti come sono sul muro invalicabile di un mistero che non potranno infrangere, alludono alla storia inconoscibile che ogni storia nasconde: sussurrano simboli, non disvelano verità eppure seminano indizi, evocano atmosfere, impressioni, turbamenti. Per condurre il lettore per mano alle soglie di una verità che si può solo intuire. 
La scrittura è sapiente e variegata; Mutarelli sembra attaccarsi alla corteccia del narrato e morderla sino a farla sgretolare. Raschia le sue immagini, strato dopo strato, selezionando con una precisione quasi meccanica il simbolo, il rumore, l’attimo, il dettaglio che dà forma e fiato alle sue storie.
Un’opera d’esordio dotata di personalità. Un libro ricco di spunti, che pone molte domande pur senza chiedere nulla in maniera esplicita e che riempie le ore di lettura con immagini limpide, magnetiche, che inchiodano gli occhi alla pagina. Un volume ricco di riflessione e sensibilità.

Ora in libreria. 



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