QUANDO I CARDINI DELL'ESISTENZA CEDONO. IL RAFFINATO ENIGMA DELLA KRAUSS

 

Baraonda di Laura Russo Krauss

 

Recensione di Christian Di Masi

 

Se esiste un settore dove chi racconta e chi ascolta si trovano nella stessa posizione di difficoltà, questo è certamente il dominio della psiche umana. Difficile delinearlo mantenendone un quadro d'insieme coerente. Nel mondo del cinema non sono mancati negli ultimi anni interessanti spunti in chiave clinica (Limitless), filosofica (Inception), o antropologica (A Beautiful Mind, Shutter Island).  Ciò che tuttavia le sequenze sullo schermo possono solo abbozzare, i libri sono in grado di animarlo.

Con il suo primo romanzo, dal titolo "Baraonda" (Guida Edizioni), la giovane Laura Russo Krauss si cimenta in questa non facile impresa. La storia ha come protagonista uno studente universitario: Enrico Stasi. Laureando in lettere all'Università di Napoli Federico II, Enrico decide di punto in bianco di cominciare a scrivere, di esprimersi al mondo, aprendosi a tutti i suoi spunti visivi, tattili e uditivi. Prende un'audiocassetta vergine e un mangianastri, registra qualche suo pensiero, stoppa, torna indietro per riascoltarsi: a parlare è una donna.

Le pagine lette non toccano ancora la doppia cifra; un acerbo ventenne ha premuto un interruttore: il reale è già pieno di "crepe" e trema. Sin da subito le prospettive del protagonista appaiono annebbiate, confusionarie. Tutto è avvolto da un'instabilità radioattiva, che interagisce con cose e persone.

Enrico accusa strani sintomi: fiato corto, tachicardia, amnesie, conati di vomito, emicranie. Dov'è il suo problema? E' malato, pazzo, o entrambe le cose? O forse è il suo mondo che, per chissà quale inspiegabile motivo, ha deciso di tirargli un brutto scherzo?

Come il cucchiaio dei fratelli Wachowski il tempo si piega su sè stesso, si contrae, poi si dilata. E' come una stanza vuota, con una lampadina intermittente che alterna la luce all'oscurità. C'è una sottile linea invisibile che unisce le fasi positive e quelle negative, lungo il quale camminano soggetti misteriosi e affascinanti, che amano mostrarsi di sfuggita, offrendosi solo alla coda dell'occhio, ma che hanno un peso determinante, persino per chi è solo spettatore di questo thriller psicologico.

La logica del dualismo pervade l'opera intera: nulla è univoco. La realtà cambia di continuo in un rincorrersi di interrogativi che si arricchiscono in modo quasi stucchevole.  La Dottoressa Marta Abbate (psicologa) e il suo gatto, Amleto (un nome tutt'altro che casuale), tanto per citare un caso. Oppure Eva e Laura, ancora di salvataggio l'una, sogno irraggiungibile l'altra.

La Krauss allestisce un enigma raffinato, che si percepisce nei corridoi dell'università, nel letto abbracciati a una donna, nelle tinte di muri e vestiti.  Dettagli difficili da ignorare se guidati da un'ansia così adrenalinica come quella di Enrico: un patos magmatico, sempre pronto ad esplodere dal ventre di un uomo alienato da sè stesso, come una pelle che non riconosce più il corpo che avviluppa. La paura domina il protagonista, ma al tempo stesso  lo induce a guardare oltre, ad emergere, anche se il rischio di perire in questa impresa, di restare "inghiottiti" in questo vortice, è chiaramente alla portata. Così lo studente "alza la testa", cercando la risposta ad un interrogativo cosmico. La ragazza dai capelli dorati in questo è ideale e menzogna: lo incanta con la sua bellezza e tuttavia lo smarrisce ancora di più.

Enrico "deraglia", con consapevolezza oltre che con paura, e nel farlo sfida apertamente l'autrice, della quale, giunti a un certo punto, capta la presenza. Forse non troverà mai il suo filo d'Arianna; probabilmente la sola speranza di imporre l'ordine su questa baraonda è solo un'illusione. Ma quando mai l'uomo ha conquistato la conoscenza sperimentando su mere congetture?

Baraonda, di Laura Russo Krauss: un libro che rimescola le carte e punta forte sull'intelligenza e la sensibilità di chi legge. Ora in libreria.

 

 

 

Condividi