Le voci dell'erotismo  

Venere all'incanto di Luciano Galassi

 

Recensione di Christian Di Masi

 

Otto racconti raccontati da un maestro. Dopo Wellerismi Napoletani, Sigma+ e molti altri bei racconti, Luciano Galassi sfida sè stesso portando a battesimo un nuovo ed intrigante scritto, dal titolo Venere all'incanto (Kairòs ed. Napoli), che lo vede varcare una soglia per lui insolita, quella che conduce al complesso mondo dell'eros.

Storie in cui l'erotismo è dipinto talvolta come protagonista assoluto, quasi come una filosofia (o un lavoro perchè no),  talaltra come un'ombra che si confonde nel buio della cantina dell'animo umano.

Nel secondo frammento, ad esempio, c'è un uomo del sud Italia che compie un lungo viaggio per recarsi dal proprio dottore; la sensazione è che, sin da quando i due si incontrano, già si possa immaginare la piega che prenderanno gli eventi: un'escalation di situazioni strane ed irriverenti che faranno da preludio alla pratica della "carriola tricolore": una sorta di divertente ed inconsueto preliminare.

Situazione opposta, invece, nella quinta storia: un lavoratore in viaggio dà un passaggio a una prostituta nigeriana, Sandra (dice di chiamarsi). Qui l'erotismo è più indotto, meno spontaneo ed immediato, peraltro intriso da una non sottile vena di compassione verso questa avvenente figura femminile. Sensualità  trasformata in tenerezza.

Date le svariate reazioni suscitate nel lettore, non è difficile pensare a un autore divertito e già appagato: sgomento di fronte alla "Conchiolona", misto al piacere di osservare qualcosa di inconsueto; fascinazione al cospetto della "venere boteriana"; una curiosità quasi accademica nei confronti della "civiltà polinesiana dei glutei", soppiantata dal desiderio vero e proprio; sorpresa e pathos in "Pallottella": una storia di esperienze difficili, ma anche di amicizia, solidarietà, amore. Il taglio narrativo è amaro qui, come quello di una voce rotta dai singhiozzi di lacrime che pressano per uscire. Un uomo e una donna anziana su una panchina a parlare di uccelli, una telefonata, un diverbio... e poi "il barattolo": dettaglio, rivelazione catastrofica.

Le gambe tremano e l'anima si tormenta tra la paura di osare, violando precetti morali e recondite inibizioni imposte dai canoni del viver civile, e il desiderio di vedere, capire, toccare, annusare, elogiare, immortalare, scoprire i segreti di questo mondo, appropriandosi di quello che Milan Kundera definisce "il frammento dell'infinito nascosto in ogni donna", andando a qualificare in questo modo l'unicità di queste creature.

I registri di lettura e narrazione mutano di continuo: da momenti  molto leggeri, quasi ironici, ad altri più riflessivi, lenti, quasi evocativi, che spesso coincidono con l'attimo in cui la maschera quotidiana di ognuno dei protagonisti, si crepa al cospetto dell'eros: quell'ombra in cantina su citata. Alcuni di essi si rapporteranno ad esso con turbamento, altri con molta disinvoltura.

Venere seduce e l'uomo si fa sedurre.

Di sicuro questi 8 protagonisti oppongono una resistenza tutt'altro che ardua dinanzi alle meraviglie che si parano davanti ai loro occhi. Ma non tutto è oro quel che luccica. Considerare questo volume come un mero omaggio alla bellezza e alla sensualità significherebbe peccare di superficialità e presunzione. E' invece uno scritto che cerca di scomporre il DNA della psiche umana, analizzandone i sillogismi, le ansie, i desideri, i taboo, le paure, lo stupore, il dolore; il tutto attraverso una focalizzazione variegata, veritiera sia nei momenti di divertimento che in quelli più traumatici.

 

Venere all'incanto (Kairòs Edizioni Napoli) di Luciano Galassi. Ora in libreria.

 



 

 

 

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