Il Teatro Verdi di Salerno: un’interminabile avventura

 

Il Teatro Municipale di Salerno (Teatro Giuseppe Verdi dal 1902, per delibera del Consiglio Comunale) viene inaugurato il 30 marzo del 1872 con la rappresentazione del Rigoletto di Giuseppe Verdi.

E’ dalla metà del IX secolo, però, che Salerno inizia a sentire l’esigenza di un teatro all’altezza di ospitare la sua verve culturale: accadde così che, il 15 novembre del 1843, l’Intendente della Provincia pone sul tavolo due luoghi considerati adatti allo scopo, e cioè largo Santa Teresa, nella zona occidentale della città, e il largo della barriera fuori Portanuova, sul versante opposto. Due proposte altrettanto valide che alimentano un lungo dibattito, dibattito cui si aggiungono rallentamenti finanziari e burocratici che finiscono per ritardare di ben 20 anni la realizzazione dell’opera: solo con la costituzione del Regno d’Italia, infatti, la questione viene veramente affrontata in tutta la sua pienezza ed importanza dalla classe politica dell’epoca e finalmente, nel corso della seduta del 15 dicembre del 1863 il Consiglio Comunale, su espressa volontà del sindaco Matteo Lucani, designa l’area di Santa Teresa come il luogo che ospitera il teatro comunale, oggi pregio e vanto della città.
Ma l’avventura del Teatro Verdi non finisce qui: se è vero infatti che il primo progetto, firmato dagli ingegneri Petrilli e De Luca nel 1844, viene sottoposto a revisione dall’architetto Antonio Genovese, saranno però l’ingegnere capo del Genio Civile di Salerno Antonino D’Amora e l’architetto Giuseppe Manichini a redigere quello definitivo.
Il I aprile del 1864 hanno così inizio i lavori ed infine, il I ottobre del 1869, la struttura viene portato a termine. Inizia così la fase decorativa, la più preziosa e delicata, che viene affidata a Gaetano D’Agostino, pittore e decoratore di gran talento, ilo quale a sua volta sceglie di farsi affiancare dalle firme più prestigiose del mondo accademico partenopeo: lavorano così all’imponente progetto Domenico Morelli, Pasquale Di Criscito, Ignazio Perricci, Giuseppe Sciuti e una nutrita schiera di Salernitana: suo fratello antonio, il cugino Ermenegildo Caputo, Matteo Amendola e lo scultore Giovan Battista Amendola.

Un disegno iconografico chiaro e preciso, q uello scelto dagli artisti, in cui ogni immagine deve evocare la peculiarità del luogo, e cioè il suo costituirsi come tempio della musica e della tradizione del bel canto.

Al centro del peristilio troviamo dunque la scultura di Giovan Battista Amendola raffigurante Pergolesi morente, come ad introdurre lo spettatore in una dimensione del tutto nuova ed esclusivamente deputata all’arte. Il percorso prosegue con un suggestivo Gioachino Rossini che, al centro del plafond, dall’alto di una balaustra, assurge a suprema espressione della genialità musicale italiana e partenopea mentre le muse lo accompagnano in un corteo danzante. Alle spalle di Rossini si apre poi una teoria di quadri che raccontano per immagini le sue opere più significative: incontriamo così Tancredi, Armida, Otello, il Barbiere di Siviglia, Mosè in Egitto e Semiramide.

Sui parapetti dei palchi di prima fila fanno invece capolino dei putti che reggono un medaglione, mentre in seconda vi sono possenti giganti neo-manieristi col corpo fiorito in calice nell’estremità inferiore, ed in terza fila, infine, figure femminili si congiungono a disegnare un cammeo, all’interno del quale è rappresentato di volta in volta un poeta, un pittore o un musicista.

Ma è al sipario, di ben 122 metri quadrati , che viene affidato il compito più importante, quello cioè di celebrare la storia di Salerno e del suo glorioso passato. L’episodio prescelto, realizzato dal maestro Domenico Morelli, è la Cacciata dei Saraceni da Salerno, avvenuta nell’estate del 871. Assistiamo così alla memorabile scena in cui i Saraceni avanzano sicuri per vendicare settanta uomini uccisi nel corso di un’incursione dei salernitani oltre le mura, mentre un medaglione posto in alto, proprio al centro del sipario, li ammonisce ricordando l’alleanza di Salerno con Benevento e Capua, e gli otto cammei della cornice, rappresentati figure di arcieri e donne, simboleggiano l’eroica e vittoriosa resistenza popolare di Salerno.

Questo, signori, è Teatro Verdi: un edificio lungo 65 metri e largo 35 metri , con ai suoi estremi corti due appendici simmetriche deputate ad ospitare la zona d’ingresso e del retropalco; un prospetto frontale che ripropone lo schema neoclassico, eco della la Scala di Milano e del Teatro Massimo napoletano; una pianta interna che riprende, riduce ed adatta quella del San Carlo. Un imponente progetto la cui nascita è tutta un’avventura.

 

Beatrice Della Bella

Gennaio 2012

 

  

 

 

Condividi