Il duomo di Salerno, o la cattedrale dei tesori

 

Fortemente voluta da Roberto il Guiscardo, il caso ha voluto che la Cattedrale di San Matteo  godesse dell’onore di venir consacrata personalmente da Papa Gregorio VI, che nel luglio 1084 aveva trovato in quegli anni rifugio proprio Salerno. Due anni prima, nel mese di marzo, era stata inaugurata la cripta.

L’architettura originale dell’edificio è plasmata sul modello dell'Abbazia di Desiderio a Montecassino (pianta di tipo basilicale composta da tre navate longitudinali, da un transetto e da un quadriportico), anche se l’impronta odierna del Duomo è da attribuirsi  principalmente all’opera di ristrutturazione barocca che si rese necessaria avviata a seguito del terremoto del 5 giugno 1688: il progetto di partenza fu ideato allora dell'architetto napoletano Arcangelo Guglielmelli, progetto che fu in un secondo tempo ripreso e modificato dal collega romano Carlo Buratti.

Ci troviamo così di fronte ad un ingresso che non è più quello di origine medievale, con l’inserimento della coppia scultorea di un leone e di una leonessa. A circondare l'atrio, poi, un porticato che conta ben 28 colonne di spoglio, con archi a tutto sesto rialzato che sembrano rievocare suggestivi atmosfere orientali: tutt’intorno sta  una lunga teoria di sarcofagi romani, gli stessi che furono poi riutilizzati in epoca medievale. Sul lato meridionale, un alto campanile risalente alla prima metà del XII secolo svetta verso il cielo.

Una pesante porta di bronzo di epoca bizantina, incastonate in un portale marmoreo di matrice medievale, costituisce l'ingresso principale alla cattedrale: qui, tutto racconta di un’architettura che si è evoluta nel tempo, di stili ed epoche che si sono mescolate e fuse per dar luogo a qualcosa di unico e nuovo. 

Guardando alle cappelle laterali, infatti, ci si sente avvolti dall’atmosfera barocca grazie alla presenza di quadri settecenteschi quali il San Gennaro di Francesco Solimena o la Pentecoste di Francesco De Mura, ma fra di essi fanno capolino opere di diversa fattura: non sorprenda, quindi, incontrare una statua gotica della Vergine col Bambino risalente al XIV secolo o il Monumento funebre della Regina Margherita di Durazzo del Baboccio.

Di tutt’altra natura è la navata centrale, dove fanno bella mostra di sé gli amboni degli ultimi decenni del XII secolo, decorati con sculture e mosaici di matrice siciliana: in particolare, vale qui la pena soffermarsi sul pavimento a mosaico del transetto, dei primi decenni del XII secolo, sui mosaici delle absidi laterali e sul sepolcro del papa Gregorio VII.

E poi, finalmente, il visitatore può scoprire quanto di più prezioso il Duomo di Salerno custodisce, al riparo nel suo cuore più profondo.

Il viaggio inizia nella cappella cosiddetta “del Tesoro”, cui si accede superando la sacrestia: è qui che vengono gelosamente custoditi i tanti reliquiari gotici conservati nella cattedrale. In particolare, è qui che si conservano il braccio di San Matteo e le statue d'argento dei SS. Martiri Salernitani (XIII sec.) che vengono portate in processione in occasione della festa patronale.

Scendendo poi al livello inferiore, nel vero cuore pulsante del duomo salernitano, sta la Cripta , in perfetta corrispondenza con l’altare centrale: è proprio qui che, alla presenza di Alfano I, dell'Imperatore Michele e del Duca Roberto il Guiscardo, vennero inumate le reliquie dell'apostolo Matteo, patrono della città.

La Cripta si estende poi sotto il transetto sul modello di un ambiente a sala con nove file di tre campate poggiate su colonne, con volta a crociera; le colonne, a loro volta, sembrano rincorrersi nelle più svariate direzioni, creando un suggestivo intreccio di curve.. 

Il XVII è un secolo di grande cambiamento per la Basilica inferiore, cambiamento reso necessario dalle condizioni critiche in cui l’ambiente versava: l’opera di restauto fu in questo caso affidata a Domenico Fontana, che concepì la volta della cripta in riquadri ottagonali che si alternino a quelli circolari, efficacemente incastonati in stucchi e affreschi. Un’altra innovazione di Fontana è l’istituzione di un doppio altare centrale, corredato da cui statua bifronte di san matteo, astuzia architettonica che permetteva la celebrazione di due messe contemporaneamente. Sua fu anche l’idea di collocare nell'abside centrale le soglie dei Martiri Salernitani.


 Ma il Duomo di Salerno non aveva, a quel punto, terminato la sua evoluzione: negli anni 2 del XIII secolo anche i due accessi alla cripta, che hanno origine nelle navate, furono modificati, e nel 1763 quest’ultima fu ricoperta di marmi policromi da Francesco Ragozzino, intervento questa volta fatto però nel pieno rispetto del progetto decorativo di Domenico Fontana.

 

Beatrice Della Bella



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