Voci e corpi migranti tra Portici e L’Africa.
Sud Lab spazio alle idee, la Campania è viva!

di Maria Rosaria De Fenza

Cultivating Bridges. Incrociando le sponde, coltivando l’incontro.

Questo il nome ed il tema della serata-evento organizzata a Portici, giovedì 29 novembre, presso la splendida sede di Sud Lab (in viale Melina II 4); associazione da tempo impegnata nella promozione della cultura, dell’arte nel mezzogiorno, e attiva nello sviluppo dell’integrazione interculturale.

“Sud lab è un openlab di comunicazione ricerca artistica e culturale”, fondato e diretto da Antonio Perna, con il fine principale di offrire spazi pronti per lo sviluppo della ricerca, della progettazione, e perché no dell’immaginazione.

Tanti gli ospiti e gli artisti che con la loro musica e le loro installazioni di opere d’arte, hanno animato la serata.

Curatrici dell’incontro Michaela Quadraro e Lidia Curti, quest’ultima Professore Onorario di letteratura inglese dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, e già nota per le sue opere e il suo grande impegno nell’ambito della migrazione e dell’incontro culturale tra popoli, soprattutto al femminile.

È stata Lidia Curti proprio ad aprire i lavori, con il suo intervento dedicato al tema del viaggio attraverso il mare a bordo di barche che, spesso si trasformano in tetre bare, colme di corpi ormai senza vita; temi cari alle scritture diasporiche.

Sullo sfondo hanno sfilato le magnifiche immagini tratte da alcune opere di Zineb Sedira, artista algerina di grande impatto e comunicatività, accompagnate dalla voce e dalle note di Marzouk Mejri e della pianista Elisabetta Serio.

Si sono alternati poi gli interventi di due giovani collaboratrici di Lidia Curti, che hanno presentato un estratto dei propri lavori, dedicati a due diversi aspetti dell’integrazione nel difficile territorio partenopeo.

Il primo intervento di Maria Rosaria De Fenza, ha proposto le testimonianze in video di due giovani donne somale, che con straordinaria forza hanno affidato all’intervistatrice il racconto del proprio drammatico viaggio, o meglio fuga dalla Somalia, martoriata da guerre senza tempo, dalle estenuanti marce nel deserto, alle carceri libiche, alle notti nelle acque a scrutare il mare alla ricerca di quell’isola che non c’è : Lampedusa.

La proiezione è stata poi commentata, anche con la testimonianza diretta di una delle due donne presenti in sala, che ha voluto di nuovo raccontare brevemente le sue vicende, perché si possa conoscere il lungo cammini che queste genti compiono.

Il secondo intervento di Viola Sarnelli, ha voluto proporre invece la proiezione di un trailer, relativo ad un progetto voluto dall’associazione Cultural Video Foundation, che con ironia e denuncia ha creato una fiction Castelvolturno sur-reality show; con protagonisti due ragazzi di origine Africana alle prese con la vita e il lavoro nel difficile territorio di Castelvolturno.

Il progetto è stato presentato con successo nell’ambito del quinto Festival del Cinema dei diritti umani di Napoli.

Ha concluso il seminario, Iain Chambers, docente di studi culturali e postcoloniali presso lì Università degli studi di Napoli L’Orientale, con il suo intervento sulla poetica del Mediterraneo blues, il mare viene osservato come un corpo sul quale galleggiano e urlano le voci e i canti delle tante diaspore cui assiste .

Grande assente della serata Igiaba Scego, scrittrice di origine somale, nota per aver posto la riflessione attraverso le sue opere, sul tema della ben nota questione dell’integrazione delle seconde generazioni, figli di stranieri, nati in Italia, ma non cittadini italiani per la goffa e antiquata legge dello stato, un limbo che apre alla diaspora interiore e culturale.

La Scego, ammalata ed impossibilitata a partecipare all’evento, è riuscita allo stesso modo a collegarsi in videoconferenza , e a leggere alcuni brani tratti dal suo ultimo libro “ La mia casa è dove sono”, in cui affronta la condizione della sua famiglia disgregata tra Italia, Somalia e Gran Bretagna, attraverso le immagini e le sensazioni dei suoi ricordi.

I presenti hanno potuto osservare ed ammirare, le splendide installazioni di Lello Lopez, artista cui è caro il tema dell’interazione di uomini e materiali strumenti per far parlare la verità; un grande muro fatto di tutti i nomi delle donne e degli uomini che hanno vissuto sul mare per rinascere.

La serata si è conclusa sulle note di Marzouk ed Elisabetta, che hanno ricreato un’atmosfera di grande coinvolgimento e partecipazione, molto importante la presenza di alcuni donne e uomini somali, testimoni di vicende tanto terribili, ma anche pronti con la loro presenza a rendere vive e vere serate come queste.

Solo attraverso momenti dedicati a nuovi confronti e riflessioni, mondi in apparenza così lontani si scoprono soltanto sconosciuti, e allora che donne e uomini che troppo spesso ci appaiono come fantasmi, acquisiscono volti e nomi, famiglie e case, desideri e pensieri.

Solo nella ricerca dell’alterità, la soggettività prende coscienza di sé, è solo nel tu che esiste l’io, solo nella comprensione della differenza può prendere vita l’ accoglienza.

Per info e contatti: http://www.sudlab.com/

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