Il Mercato tra storia e leggenda

1.Antonio Joli: Piazza Mercato

di Maria Rosaria De Fenza

Piazza Mercato è una delle più importanti e misteriose piazze di Napoli, scenario nel corso dei secoli di sanguinose rivoluzioni, grandi epidemie e ed esecuzioni capitali; oscuro teatro di mille storie e leggende.

Situata nella zona ovest di Napoli, nel quartiere Pendino e adiacente a piazza del Carmine, era chiamata in origine Campo del Moricino, ed era costituita da un ampio spazio piuttosto irregolare confinante con il lato occidentale delle mura di cinta della città; non è chiara l’origine del nome, alcuni storici lo riferiscono al possibile passaggio di mercanti mori, altri alla vicinanza alle larghe mura di cinta.

Fu Carlo I D’Angiò che, nel 1270, spostò il mercato dalla storica sede di San Lorenzo (oggi Piazza San Gaetano) a campo del Moricino, che prese allora il nome di piazza del Mercato di Sant’Eligio; lo spostamento avvenne per ragioni di spazio e di igiene, benché quest’ultimo continuasse a scarseggiare anche nel nuovo insediamento.

Tutta la zona divenne allora uno degli snodi principali dei traffici commerciali cittadini e esteri, era molto comune imbattersi in mercanti provenienti da luoghi lontani ed esotici e trovare una svariata offerta di merci; ma con l’aumentare degli scambi crebbero anche le gabelle e proprio per le vessazioni continue scoppiò la famosa rivolta del 1647.  

Tommaso Aniello detto Masaniello, pescatore, fu a capo dell’insurrezione scoppiata nella piazza del Mercato per l’ennesima tassa imposta a frutta e ortaggi, ed egli stesso ordinò la distruzione dei casotti del dazio, il recupero delle armi e l’uccisione degli esattori.

Ai mercanti in rivolta si unirono i lazzari e le genti del popolo, Masaniello fu nominato Capitano Generale del Fedelissimo Popolo di Napoli, ma il suo “regno” durò poco; ubriacato dal potere e confuso dai tumulti perse il controllo della rivolta e venne ucciso da due sicari.

Le sue spoglie furono sepolte nella basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore, ma Ferdinando IV di Borbone dopo i tumulti del 1799, per evitare qualunque accostamento simbolico distrusse la tomba e ne disperse i resti.

Di Masaniello resta oggi una targa dedicata al ricordo nella Basilica del Carmine, e la sua casa ancora visibile sul lato della piazza.

Dal 1268 piazza Mercato divenne tragicamente anche il luogo designato per le esecuzioni capitali: la prima decapitazione fu quella di Corradino appena sedicenne, ultimo discendente della nobile dinastia Sveva.

Le sue spoglie riposano ancora nella Basilica di Santa Maria del Carmine; tra il 1283 e il 1300 l’edificio fu rifatto proprio grazie a Elisabetta di Baviera, madre di Corradino, che in segno di ringraziamento per coloro che avevano custodito le spoglie del figlio, donò ingenti somme di denaro.

La basilica, eccellente esempio di barocco, si fa risalire ad alcuni monaci in fuga dai saraceni, che giunti a Napoli, si insediarono nell’antica originaria cappelletta portando seco il famoso ritratto della Madonna bruna.

Molte sono le leggende fiorite attorno alla morte del giovane Svevo, la più nota quella che racconta di apparizioni di un giovane biondo e con abiti curiosi aggirarsi nella chiesa o nella piazza.

A seguito dell’esecuzione di Corradino, come gesto di pacificazione politica, fu edificata la chiesa di Sant’Eligio, la più antica risalente all’epoca angioina e tra le uniche testimonianze dello stile gotico a Napoli; la costruzione è famosa per le leggende sorte attorno all’arco del campanile, su cui furono scolpite due teste nelle quali si identificano il duca Antonello Caracciolo e Irene Malerbi.

L’uomo non riuscendo ad ottenere l’amore della ragazza, la circuì con un terribile stratagemma, tuttavia i sovrani lo fecero uccidere in piazza Mercato subito dopo averlo sposato con la Malerbi.

Accanto alla chiesa di Sant’Eligio vi è l’antico collegio femminile omonimo, dal quale la famiglia reale assisteva alle esecuzioni.

Nella zona del Mercato sorge ancora un altro edificio di culto su cui sono sorte molte leggende, la Basilica di Santacroce a Purgatorio.

La chiesa fu edificata alla fine del’700 dopo il terribile incendio che colpì le botteghe di legno e il campanile della Basilica del Carmine nella piazza, Francesco Sicuro, architetto dell’epoca, effettuò un rifacimento della struttura della piazza rendendola un emiciclo al cui centro vi è l’edificio di culto.

Sorto dalle ceneri di antiche cappelle dedicate ai morti della peste del 1600 (furono instituite infatti fosse comuni proprio nella piazza), e a pochi metri dal luogo dove fu decapitato Corradino di Svevia, l’edificio è stato oggetto di molte storie fantastiche.

Al suo interno è conservato un ceppo con lo stemma dei conciatori di pelle, su cui si dice venne decapitato Corradino, per questo motivo la gente del luogo racconta che si trovi inspiegabilmente in alcune notti, acqua mista a sangue ai piedi della chiesa.

Purtroppo la chiesa non è visibile, perché chiusa al pubblico da anni, e tristemente abbandonata al degrado.

Il Mercato fu teatro delle condanne a morte dei giacobini a seguito della Rivoluzione Partenopea del 1799, era comune in quegl’anni che vi fossero sempre al centro della piazza due patiboli e due ceppi per le decapitazioni e la quantità dei morti fu tale che si diceva che il terreno fosse sempre intriso di rosso; boia dell’epoca ed esecutore di numerosissime sentenze Mastro Donato.

Famose le esecuzioni di Luisa Sanfelice e Eleonora Pimentel Fonseca.

La Sanfelice, nobildonna napoletana, fu coinvolta nella congiura antifrancese dei Baccher, tradita dagli eventi e dal suo amante giacobino, dovette subire l’ira dei sovrani che la condannarono a morte.

La sentenza fu rinviata per varie presunte gravidanza, ma una volta smentita, la Sanfelice morì per mano del boia.

Sorte analoga toccò ad Eleonora Pimentel Fonseca, nobile di origine portoghese, grande pensatrice e promulgatrice della Rivoluzione Partenopea soprattutto attraverso la diffusione della cultura.

Fu impiccata in segno di offesa ultima, e non decapitata come era concesso ai nobili, per un deliberato  ritardo nell’acquisizione di documenti che attestassero le sue nobili origini; le sue spoglie riposano nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

Con Eleonora furono giustiziati Gennaro Serra di Cassano, Domenico e Arturo Piatti, il vescovo Michele Natale e molti altri, martiri della Rivoluzione, i cui corpi furono sepolti nell’adiacente Basilica di Santa Maria del Carmine.

La zona del Mercato subì duri bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, è dovuto invece al periodo del potere di Achille Lauro il noto palazzo Ottieri, considerato da molti deturpante e orribile barriera visiva e logistica verso il naturale sbocco della piazza verso il mare.

Oggi piazza Mercato versa in condizioni di grande abbandono e disagio, nonostante i tentativi delle ultime amministrazioni di riqualificare la zona, ma rimane ancora luogo di commercio tra mille e mille negozi e mercatini.

Molte delle antiche testimonianze storiche, edifici, chiese e fontane sono stati imbrattati o danneggiati dai troppi vandali che assediano Napoli.

Per fortuna alcune tradizioni sono rimaste intatte: nei giorni che vanno dal 13 al 16 luglio ogni anno si celebra il famoso incendio del campanile della Basilica del Carmine, che culmina con giochi pirotecnici straordinari disposti attorno allo stesso campanile.

Proprio nella strada dedicata a Corradino di Svevia, è sorta una moschea, che crea un particolare crogiuolo di culture, visi, odori e lingue.

È molto suggestivo assistere il venerdì alla grande preghiera musulmana: i fedeli, che la moschea non riesce a contenere, stendono colorati tappeti lungo la piazza del Carmine e insieme pregano e cantano.

Napoli è una città ricca di luoghi straordinari, il suo centro storico è il più vasto d’Europa ed è patrimonio dell’ UNESCO, basta alzare lo sguardo per rimanere senza fiato, basta ascoltare i suoni e gli odori per immaginare, basta svoltare in un vicolo per dare vita a grandi misteri, un patrimonio unico e immenso che noi napoletani troppo poco apprezziamo.

dicembre 2012

 

 

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