Lo "Sciumitiello di Napoli"

di Silvana D'Andrea

Napoli  il paese del sole,  culla di cultura ,  regina di   bellezze,  che vive nella passione della luce dei suoi colori, del suo clima ,del suo mare  ma è anche la patria di misteri, di storie d'amore e di morte ., di mitologia ,  di tante  leggende  di carattere profondamente umano impregnate di  sacralità.. Ogni quartiere. vicolo, strada, palazzo o monumento  ha un suo segreto, una sua storia, un suo fantasma.

 Il suo mondo fantasmatico è diviso in umani, animali, , alberi, castelli, figure appartenenti non solo alla storia antica, al Medioevo ma anche all'era moderna. come ill fantasma del "Cane bianco" lungo la via San Paolo durante l'ultima guerra  che compariva solo prima delle incursioni aeree,  per fungere da avviso per gli imminenti  bombardamenti.  Il il quartiere Vasto ha il fantasma dello "sciumitiello" il fiume sotterraneo  considerato fantasma  perchè nessuno lo ha mai visto.

Anche se illustri nomine  lo hanno citato come Giunio Columella,  nell'opera " De rustica" i: la dotta Partenope è bagnata dalla benefica linfa del Sebeto , Papinio Stazio  nelle Silvae così introduce la descrizione del territorio napoletano: Il Sebeto vada superbo per la bellezza di colei che esso nutri”,, Virgilio, nel VII libro dell'Eneide, lo chiamò "Sebthide Ninpha. Nell'età umanistica, Boccaccio, Pontano e Sannazzaro battezzarono il fiume che in origine era chiamato Rubeolo, con il nome di "Sebeto". I ritrovamenti poi dovrebbero togliere i  dubbi anche ai più restii ad accettare la sua eterica presenza :_La  moneta greca del V secolo a.C.  sulla quale è rappresentata  una testa giovanile  con un corno in fronte e con la scritta "Sepeithos": sul retro una donna alata "neapolites": il giovane dovrebbe raffigurare un dio fluviale mentre Sepeithos è verosimilmente la versione greca del nome.  Il bassorilievo in marmo di età imperiale, rinvenuta scavando nei pressi di Porta del Mercato  è un'altra   prova. Esso rappresenta un tempietto in onore al Sebeto che porta la scritta "P. Mevius Eucychus aedicolam restituit Sebetho" a testimonianza del fatto che P. Mevio Eutico consacrò un sacello al leggendario fiume... 

Gli studiosi Villani e,Celano individuarono le sorgenti  di questo fiume sotto la Chiesa di Santa Maria del Pozzo a Somma Vesuviana, dalla Grotta detta "Delle Fontanelle del Cancellaro nel fondo della Preziosa";le acque erano incanalate in parte nell'acquedotto della Bolla, mentre le restanti, scorrendo nelle campagne di Napoli, sboccavano dopo un corso  tortuoso nel mare di Napoli.

Prima di sfociare nel golfo si diramavano in due direzioni, per sfociare l'una al Ponte della Maddalena, l'altra sotto la collina di Pizzofalcone.

 Come può essere  che il fiume era già  scomparso dal 1300 ed invece nel 1970 i  vecchi del quartiere Barra  se lo ricordano come un fiumiciattolo limpidissimoì ricco di pesce ,  gamberetti, anguille: le rinomate anguille ‘sebetine’ piatto prelibato servito sulla tavola di taverne famose come quelle delle Carcioffole, presso i mulini del Sebeto, che fecero ricca, un tempo Barra?

Non vi sono prove certe che il fiume conosciuto nel Medioevo come Rubeolo s'identifichi  con il Sebeto.

 Il letto e la foce dei due corsi d'acqua si diversificavano ,e si suppone che  le   eruzioni  del Vesuvio del 79 d.c. avrebbero favorito la metamorfosi del Sebeto e  contribuito a   deviare il corso del primo nel secondo e che il Sebeto abbia continuato a vivere nel Rubeolo fregiandosi poi nel basso Medioevo del  più famoso nome..

 Le continue edificazioni susseguite nell'arco dei secoli lo fecero diventare  sotterraneo.

 Sepeitos secondo gli studi fatti da Raffaele Garrucci,  , il nome del fiume era un'espressione dialettale dei coloni dell'Eubea che lo consideravano  divinità da onorare, come tutti gli abitanti della Magna Grecia che erigevano   templi e incisioni di    monete, per onorare in  le divinità fluviali.

 Nel XVII secolo ill viceré Emanuele Zunica e Fonseca conte di Monterey lo volle elevare a linfa nutrice di Napoli e affidò il progetto della fontana  a Cosimo Fanzago che realizzò il monumento al Sebeto  del Sebeto che si trova tuttora al Largo Sarmoneta .  ll fiume  viene rappresentato come un vecchio dalla barba fluente in posizione adagiata su una conchiglia tra due obelischi, affiancato da due  tritoni portatori di  piccoli vasi (buccine) da cui sgorga l'acqua. Naturalmente, anche per questo monumento esiste una leggenda metropolitana: tutti gli innammorati che sosteranno davanti alla fontana e si baceranno, avranno eterno amore ed un 'unione felice.

Bene, giovani innammorati: continuate ad incantarvi davanti al mare di Mergellina e alla fontana del Sebeto. Baciatevi con cuore puro ed il Sebeto, fiume e dio, antico e sempiterno protettore della felicità di Napoli, continuerà a profondere i suoi miracoli di armonia e di amore anche per voi.

 

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