UNA NOTTE D'AMORE A SAN GIOVANNI A MARE

di Silvana D'Andrea

 

Napoli città di folklore,  di credenze, di superstizioni ,di riti pagani mascherati con riti cristiani, città dell'amore, ha conservato per millenni intatte le sue tradizioni. Rimane solo nel ricordo la notte del 24 giugno. il  giorno  dedicato, dalla liturgia cattolica,   alla natività di san Giovanni Battista. E la sua chiesa  "San Giovanni a mare " passa inosservata a tanti.. E' stretta tra abbracci di palazzi,tra piazza Mercato e la Chiesa di Sant'Eligio, una chiesa sconsacrata, racchiusa nel suo guscio di meraviglie, con pareti ancora impregnate di umidità, lasciate dal passaggio del mare,  quando era impetuoso, osava entrare in chiesa, lasciando i segni del suo passaggio. La festività dedicata al Santo era molto venerata dai fedeli considerata la notte dei presagi, e tante leggende,hanno accompagnato da tempo immemorabile i giorni del solstizio. E' la   notte delle streghe, conosciuta e commemorata in tutto il Mondo e in  Europa è solo una commistione  di elementi pagani e  cristiani . Le streghe si radunano all'aperto o in cima ad una montagna o in bosco o in riva al mare. E'  la notte dei prodigi,la rugiada ha poteri magici sulle piante e sulle erbe che diventano miracolose rendendo le donne più desiderabili,  sanando i malati, è la notte   divinatoria dedita alle fanciulle che cercano marito. E' la notte delle vecchie donne sibille che   tornavano a predire, sedute attorno al fuoco, cercavano responsi da " o chiummo" vaciticinando il futuro, sciogliendo il piombo in bacinelle d'acqua con tizzoni infuocati, e speranzose fanciulle in cerca di marito, attendevano il loro destino. La goccia di metallo sfrigolato tra le dita e poi lasciato scivolare nell'acqua. La forma che prendeva era  il sigillo indurito fissato sull'avvenire, il responso di una vita!  Ed ancora attraverso la sabbia del mare che bagnava le mura della chiesa di San Giovanni a mare, anch'essa profetica: una  sabbia abbrustolita  al fuoco di mezzanotte, con un'asticella di legno, versata calda su una  superficie liscia. Aspettare, poi, quando si solidificherà, quella risposta, alle domande  di fanciulle  in cerca dell'amore. E' la notte in cui il mondo naturale e soprannaturale si compenetrano, si mescolano in un vortice di sacro, di divinatorio, come le cose impossibili che possono avverarsi come il sogno di Shakespeare nel suo romanzo di una notte di mezza estate che raccontava di amori  e di incantesimi  nei boschi abitati da fauni e da fate. E' infatti la notte delle meraviglie , di veglie e di riti, dove la magia può essere buona o anche oscura, e gli spiriti  maligni si tengono lontani con erbe e fiori. La notte magica era la zona del Carmine, dove sorge la chiesa di San Giovanni al Mare, che anticamente era quasi bagnata dal mare, in quanto tutta la zona era una spiaggia."Li femmene la sera de san Gianne jevane tutte ‘nchietta a la marina,allere se ne jeano senza panne: era in uso per le donne e gli uomini dell’epoca festeggiare nei dintorni della chiesa e tra  canti e balli, fare il bagno nudi sulla spiaggia davanti alla chiesa. Infatti la festa era anche chiamata “La Bona” in quanto ci si abbandonava ai balli (” mpertecata “e “ntrezzata “) e ai bagordi, la mattina del 24 ci si recava poi alla chiesa di San Giovanni a Teduccio, dove c’era l’usanza di far benedire i carri.Il giorno più lungo e la notte più corta dell’anno hanno rappresentato fin dalla più remota antichità un periodo molto particolare, infatti in questo tempo in cui per alcuni giorni sembra che il sole sia fermo nel cielo, in quanto esso sembra manifestarsi sembra nello stesso punto, dava l’impressione di sostare nel cielo, questo tempo per l’antica tradizione magica e in seguito folkloristica era considerata la “porta degli uomini”, mentre il solstizio d’inverno era “la porta degli dei”.La notte di San Giovanni è sicuramente di origine pagana, è infatti anche conosciuta come nit de les Bruixes (notte delle streghe), nit del Foc(notte del fuoco), e rappresenta quello che resta delle antiche feste precristiane in onore del sole.Si narra che un incontro regale  avvenne per caso a Napoli il 23 giugno 1448, alla vigilia della festa di san Giovanni Battista. Era usanza per quella data che le ragazze offrissero al proprio amato in pegno d'amore una pianticella d'orzo o di grano, e che raccogliessero offerte per rendere più solenne e fastosa la processione e la festa. Proprio in quella occasione il Magnanimo Alfonso D'Aragona, accompagnato da alcuni cortigiani, passeggiava per il centro della città, per uno dei vicoletti del Purgatorio ad Arco. Vedendolo passare, Lucrezia d'Alagni, una delicata fanciulla, allora  diciottenne,  gli si mostrò davanti e gli offrì la pianta. Alfonso le diede una borsa colma di monete d'oro, ma Lucrezia, schernendosi con un sorriso gentile, prese solo un  «Alfonso» restituendo il resto. Il re volle sapere chi fosse la ragazza, e la accompagnò alla funzione nella chiesa di San Giovanni a Mare. Sbocciò l'amore per la grazia di quella fanciulla in fiore. Una storia d'amore nata in quella festa: una favola nella storia che fa ancora sognare noi napoletani...

 

 

Condividi su Facebook