APPUNISCE A' PARLESIA

capire la parlesia

di Silvana D'Andrea

Vi è mai capitato di ascoltare, in  un festino matrimoniale o in un qualsiasi  altro luogo dove si esercita un lavoro musicale,  una conversazione tra musicisti? Ebbene non riuscireste a capire neanche una parola! Le loro  espressioni sono talmente diverse dal  nostro dialetto napoletano, da sembrare un codice criptico.

E' infatti  un  gergo, un sottodialetto,  chiamato "Parlèsia",(  è alterazione della funzione nervosa che produce la perdita totale o parziale del moto volontario e della sensibilità: essere colpiti da p. Parlesia è anche arresto di un'attività: p. del commercio; p. del traffico stradale), una versione riveduta e corretta, semplificata, se vogliamo, del dialetto napoletano, dove alcuni termini affondano radici antiche, mentre altri sono totalmente inventati. Paradossalmente fino ad oggi non esiste  nessun studio attendibile in grado di di individuare le origini  e lo sviluppo. Definito linguaggio  del dialetto napoletano. di cui assume  caratteristiche fonetiche, e termini lessicali:ed esiste un vero vocabolario che traduce la parlèsia in italiano e i termini sono non solo diversi dal dialetto, ma assumono  un diverso significato:

andare per la chetta. “girare il piattino fra i clienti”.- " nun appunì e' bagarie stanne venenno e' giustine : non fare sciocchezze che stanno venendo le guardie; -iammo-. il proprietario. jamma. la donna.jammè ca bbicicletta .la tizia con la macchinetta per i denti.appunisscë a situènzia: prendi la macchinetta del caffè , sbaciuccà   svelare, mettere a nudo la verità.  a sfumosa la sigaretta; smurfì mangiare; sta chine e zucchere sbagliare una nota; a' trioffa la carne; bbagaria  atto sciocco inutile.

La parlèsia era originariamente circoscritta all'esperienza della musica errante, estesa successivamente anche alla categoria dei musicisti extra colti, ed anche alla  fascia di lavoratori dello spettacolo(teatranti,) Nacque in maniera funzionale, come tecnica di  difesa, contro il mondo circostante, non sempre favorevole. Questo tipo di attività girovaga, veniva osteggiata dalle forze dell'ordine,  per il  timore che tra i gruppi girovaghi, si potessero nascondere, agitatori politici. I musicisti ambulanti, erano artisti, privi di cultura musicale e di  mezzi per poter studiare: la strada era l'unica risorsa di sopravvivenza, ma  a loro si unirono gli zingari,i vagabondi, i ladri, e vennero   classificati come gente malavitosa.                                                                                  Nell' 800 ci fu una vera divulgazione del fenomeno del vagabondaggio,  divenendo un problema politico  denominato"  "morbo sottostato  epilettoide impulsivo". L'area napoletana e quella meridionale possedeva una consistente tradizione di musici, non sedentari,molti dei quali ciechi, cantanti di strada, e di piazza, di  taverne, che con la nascita della canzone napoletana d'autore, la figura del posteggiatore musicale divenne rilevante e mediante e la questua, il giro con il piattino alla fine di ogni esibizione che  trovò un buon modo di guadagno. Il gergo usato, in origine, da questi gruppi erranti, prevedeva un lessico specifico del mestiere legato alla piazza, ed ancora per il continuo scambio, tra questa categoria, con zone esterne, spesse volte legate alla marginalità, anche parole della malavita. Nel vocabolario della Parlèsia ci sono presenti tanti termini musicali ( asciosciosa la fisarmonica, "o trillante" il mandolino, che altri legati  ai luoghi ed agli oggetti di questa attività. L'evoluzione di questo gergo, usato alle origini dagli ambulanti, e diffuso nel meridione come  all'estero, esisteva anche  una gemella parlata inglese presumibilmente esportata dai suonatori italiani in Inghilterra. Nell'ottocento, subì una serie di trasformazioni che ne ampliarono l'utenza.

La Galleria Umberto, inaugurata nel 1892,   divenne punto d'incontro del mondo teatralmusicale. Nei diversi esercizi commerciali di rappresentanza, si riunivano tutti lavoratori precari, in cerca di scritture, legati ai generi spettacolari minori, artisti che per la loro improvvisata professionalità non avevano accesso  nei teatri ufficiali; macchiette, cantanti,posteggiatori, prestigiatori, autori.  E all'interno di questo luogo di scambi e conflitti, che nacque la necessità di comprendersi con un linguaggio diverso, e gli ambulanti introdussero la loro Parlèsia, il cui uso si estese a tutta l'area extra colta del teatro di varietà dei cafè Chantant. La presenza, a due passi dalla Galleria, del Teatro San Carlo, i cui orchestrali, per arrotondare i loro guadagni, o per curiosità, entrarono a far parte dell'attività artistica sommersa, fecero in modo di diffondere la parlèsia in tutto il mondo artistico, ampliandolo   anche alle categorie di spettacolo marginale che operavano nelle feste di piazza, nei teatri di sceneggiate, nei festini dei matrimoni, per i quali l'organizzazione del lavoro, la bassa retribuzione, e l'incerta professionalità, produssero un genere di prodotto artistico poco credibile. Un mondo vissuto per anni con un senso di inferiorità e di memoria del pauperismo originario che fu molto  additato dalla cultura ufficiale. Da questo senso d'inferiorità nacque da più parti, un interesse di studio e di approfondimento di questi generi minori. 

Musicisti come Pino Daniele,Edoardo Bennato, Tullio De Piscopo,e  per aggiungere anche Massimo Troisi, proprio per riappropriarsi delle diverse matrici culturali e per assecondare  il mercato del Sud, hanno cercato di riprendere, in modo non difensivo, i segmenti della  tradizione, utilizzando termini e parole adatte ai  testi, in chiave musicale, teatrale, ironica, con il solo intento  di far conoscere  tra la popolazione napoletana, la cultura della Parlesia. Anche il dialetto napoletano,  non è riuscito a farsi affermare e proporsi come lingua ufficiale presso i suoi abitanti. La tendenza è considerare il dialetto, come una lingua morta o morente, la cui fine sarebbe peraltro attribuibile da una lato, alla pressione "imperialista" dell'italiano, e dall'altro, da una relazione di non solidarietà, un'ostilità anti dialettale, dovute ad origini non napoletane, e non campane. Infatti non sono pochi i napoletani di Napoli che appartengono a famiglie le cui origini risultano immigrate. Mentre assume un indice un poco più alto, nelle generazioni più anziane, e nei gruppi meno istruiti,  tra la comunicazione tra amici,  vicini di casa,  commercianti. Ma solo grazie alla diffusione della canzone napoletana ed alle opere popolareggianti di drammaturghi e poeti come Edoardo Scarpetta, Salvatore di Giacomo ecc ed Edoardo de Filippo, e nell'attuale epoca alla fiction "un posto al sole" il cui dialetto è usato. con accento accantivante e simpatico e rispolverato per coloro che tendono a dimenticarlo.

 

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