LA MAGIA BIANCA NAPOLETANA

di Silvana D'Andrea

Napoli  città dei presepi e dei Sepolcri, ove tutto ciò che sorprende ed esalta, trova una pietosa e facile credenza, dove  il prodigio è rimasto in permanenza legato al popolo. La storia napoletana, nasce dall'amore,da Cimone, da Parthenope,dalle sirene di Ulisse, dal popolo d'indole calda, mutabile, dove la passione è potente, e l'amore dura per sempre. Un amore cavalleresco,poetico,pieno di cuore appassionato, ardente, superstizioso, che sente, più di ogni altro popolo,il bisogno di chi alimenti, la sua immaginazione, l'ideale lo colpisce più del vero, l'astrattezza più del  somigliante e della realtà. Il soprannaturale, poi, eccita la sua fantasia, lo aliena dalla dolorosa realtà, La superstizione ha sempre avuto una funzione importante con la consapevolezza che le cause delle anomalie, sono individuabili in uno squilibrio dell'ordine  naturale, dalla magia, o dal potere di forze, fuori dal controllo dell'uomo, ma non da Dio. La magia popolare, ha operato attivamente, per mezzo di fattucchiere e di depositari di conoscenze ritenute arcaiche, che attraverso filtri,fatture, incantesimi,avevano la possibilità di acquisire potere sulla vita altrui, sulla  salute e sui sentimenti. Utilizzavano figure simboliche, che rappresentavano la vittima della magia, personalizzate con alcune parti specifiche del suo corpo(unghie,capelli,sangue),con  la raffigurazione di una bambolina di cera, o un ritratto, che  diventava il campo per l'azione magica. I filtri magici, erano diretti al sesso ed all'amore.  La magia “contadina”utilizzava piante ed  erbe, come il basilico che era alla base di molte pozioni magiche.  Le giovani spose lo usavano insieme alla verbena, alla rosa, al prezzemolo, alla camomilla, e al miele, come afrodisiaco. La verbena (erba del “mago) venne utilizzata dagli indovini, nel Medioevo, per le proprietà  miracolose, considerata una pianta favorita dalla fortuna, e una divinità,  consacrata a Venere, più benevola verso le donne, che verso gli uomini. Aveva il potere di far guadagnare l'amore  del loro amato alle fanciulle.. Le giovani spose, nel giorno delle nozze, la portavano in mazzetti,la  consideravano d'aiuto per  la prima notte. Nel Medioevo, un ingrediente importante per realizzare gli afrodisiaci e i filtri d’amore, era la mandorla, che cresceva già nell’età della pietra, e, probabilmente, fu coltivata a partire dall’età del bronzo.  Questa sua fama, è collegata anche alla sua forma, che si immaginava, rappresentasse l’organo femminile, che genera la vita. Per questo motivo, si offrono, e mangiano confetti di mandorle a nozze e battesimi, che è simbolo di prosperità! La medicina medioevale riteneva che la mandorla  potenziasse l’attività sessuale e per tutto il Medioevo le mandorle ebbero fama di afrodisiaci!Anche la cicoria ebbe un ruolo importante, durante la notte della festa a San Giovanni a mare, le giovani fanciulle, per assicurarsi l’attenzione della persona amata,  raccoglievano fiori di cicoria, tagliandoli con un coltello, che doveva avere necessariamente una  lama d'oro (rappresentazione del sole), a mezzanotte ,quando c'era  silenzio assoluto.                                                                                                   Tutte le superstizioni non appartenevano al solo popolo analfabeta, ma coinvolgeva tutti, al di là della posizione sociale e culturale. :potenti,Re, e persino vescovi.

           Si racconta che Vittoria D'Avalos, novizia del Convento di Sant'Arcangelo a Baiano,si invaghì del vescovo Ariano Diomede Carafa e per vincerne il cuore, si rivolse ad una fattucchiera “Alamanna”, affinchè le procurasse un filtro d'amore, che lo camuffò nelle  ”zeppulelle” che Vittoria offrì al vescovo,in una delle sue visite. Dopo averle mangiate ,il vescovo, fu colpito da una passione sfrenata per la fanciulla, dalla quale non riusciva a separarsi. Morso dal sospetto di essere stato vittima di una fattura,si rivolse ad un frate procidano, devoto a San Michele Arcangelo, ed esperto di arti occulte. L'abate incaricò un pittore di dipingere un  quadro, dove veniva rappresentato San Michele che sconfiggeva un demone alato che aveva  il volto della fanciulla Vittoria, annullando così, attraverso il simbolismo, il potere della” fattura”, e lo asperse anche di l'acqua santa .Nella Chiesa del Parto a Mergellina, si può ammirare il dipinto di Leonardo da Pistoia, che rappresenta S. Michele Arcangelo, che trafigge una bellissima diavolessa: Ai piedi del quadro si legge  la scritta Fecit Victoriam Alleluia”.Il quadro giustifica il detto popolare, contro le donne sfacciate e ammaliatrici :” Si’ bella e ‘nfame  comme ‘o riavolo ‘e Mergellina” .

 Nel Medioevo la  stregoneria raggiunse livelli sconcertanti, al punto che credenze,malocchio,iettatura, e la magia bianca(d'amore), vennero considerati effetto concreto dell'attività demoniaca, e relazionati a Satana. All'alba della cristianizzazione,la magia e la religione pagana, dimostravano di essere notevolmente diffuse, e ben assestate nella cultura popolare, campana ed europea. La demonizzazione di quanto era considerato superstizione, fu anche l'artefice della formazione di credenze, sulle quali si affermò lentamente, la lotta contro le streghe. Oggi la scienza, sa dare risposte precise  e fondamentali all'uomo,è nella condizione di sollevarlo da ogni dubbio, sciogliendo ostacoli, che per millenni hanno tormentato la sua esistenza, eppure oggi non solo nella nostra  città, ma in tutte le regioni d'Italia, la superstizione continua a condizionarci nel nostro quotidiano e  sembra che molti di noi non ne possono fare a meno sopratutto al passaggio di un povero ed innocente gatto nero....

 

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