LA PARATA DEL RE ALLA MADONNA DI PIEDIGROTTA

 

di Silvana D'Andrea

 

La vita della città di Napoli, ha diluito in tanti altri momenti e forme, il ricordo devozionale, ma la fede nella Madre di Cristo e della Chiesa, si mantiene da sempre viva e costante, nei fedeli.  I sentimenti devozionali del popolo napoletano, sono rivissuti ogni anno, durante le feste settembrine, in uno spettacolo, che è diventato oramai tradizione: " la serenata alla Madonna" , la ripresentazione delle immagini e dei canti, di quanto è stato tramandato nei secoli fino ad oggi. Il culto religioso, oggi è meno spettacolare ed esteriore, più intimo e raccolto. Non esiste più lo stuolo di pescatori e navigatori, che dalla vicina marina, venivano ad invocare la Madonna di Piedigrotta, per protezione contro le tempeste. Non si sentono più, le donne del popolo, alle prime luci dell'alba del sabato, che passavano sotto le finestre dei rioni popolari, "a dare,la voce", per invitare i fedeli alla preghiera, nel Santuario, e con il grido "Sorè a' Maronna", ricordavano il dovere e la gioia di rendere omaggio alla Vergine di Piedigrotta. E’ rimasta inalterata solo la pratica dei "nove sabati", che a partire da luglio, il popolo si prepara all’antica festa dell'8 settembre (natività della Vergine).  La grande festa di Piedigrotta, tuttavia, giunse al massimo splendore con il primo re Borbone, Carlo, venuto dalle Spagna, per fondare una dinastia divenuta a tutti gli effetti napoletana. La vittoria di Velletri contro i austriaci, consolidò il suo nuovo regno. L’8 settembre del 1734, giorno in cui il nemico si era ritirato, fu proclamato dal Re, giorno di festa nazionale, festa dell’esercito, e nascita della Vergine Santissima di Piedigrotta. Per voto fatto ed ottenuto e per devozione il re si recò, con il suo esercito vittorioso e la corte reale, alla chiesa della Vergine Santissima di Piedigrotta con una “parata, che rappresentò la solennità dello Stato cattolico, nell’atto di inchinarsi alla sua grande Regina, Maria Vergine. Carlo di Borbone giunse davanti alla chiesa di Piedigrotta accolto dalle autorità civili e religiose, e dopo aver sostato, in preghiera, davanti all’immagine della Madonna, ritornò a palazzo reale con le stesse modalità del suo arrivo. -     La parata era composta da un corpo di fanteria, e di cavalleria, che principiava, ed iniziava, dalla Chiesa di Santa Maria della Vittoria, e terminava ai piedi della Grotta. In testa tutti gli ufficiali di rango a cavallo, seguita da carrozze tirate da otto cavalli della Reale Maestà, con a piedi la Piaggeria, con i cavallerizzi di campo, al seguito l’intera compagnia di guardie del Corpo e in corteo altre carrozze, con signori della Corte, i Gentiluomini di Camera, gli Alabardieri Reali. Lungo il percorso, i fanti spagnoli, facevano ala per trattenere la folla oceanica, che si accalcava alla sfilata. Le ringhiere dei palazzi erano piene di dame e cavalieri e d’altri del ceto civile. E la lunghissima strada non riusciva a contenere il numerosissimo popolo accorso da tutte le contrade lontane e vicine. Ogni anno la festa richiamava dalle campagne migliaia di persone e i gai costumi dei contadini agghindati a festa frammischiandosi ai rossi berretti dei pescatori, ai costumi pittoreschi delle donne di Procida e di Sorrento, ai travestimenti dei monelli in festa. Sullo strepito dei tamburi, tamburrelli, trombe e fuochi artificiali, il clamore delle voci rauche, squillanti, s’alzava in un diabolico frastuono. Ed ancora le popolazioni montanare dell’appennino irpino e dauno, marinai ancora più devoti alla Madonna per gli scampati pericoli, e per coloro che avevano un voto da sciogliere. Non vi era provincia remota che non mandasse il suo contingente, molti giorni prima della festività. Un’oceanica folla di spettatori, della più grande festa napoletana del secolo. E’ ffuoche a’ mmare”, sparati a mezzanotte in punto, dal fuochista del Re, con l’accensione di una spettacolare ruota a forma di mulino a vento, sette fontanoni di folgori e infine una bomba che scoppiava, ben due volte in aria, con un fracasso e dalle granate sparate. Si schiudevano come ombrelli lampioncini di vari colori.

La parata si svolse annualmente per molti anni anche con cambi di dinastia.

Ferdinando IV^ di Borbone (re Nasone) devoto alla Madonna di Piedigrotta, come suo padre Carlo, si recava annualmente alla Festa, con la stessa berlina, che aveva accompagnato suo padre, e la spettacolare parata. A differenza degli altri monarchi, concesse al popolo, l’accesso alla Villa Reale, riservata alla Corte, nell’occasione della festa, affinché potessero visitarla, e dare, anche ospitalità ai pellegrini, che giungevano con i loro carri da tutte le parti del lontano Regno. L’ultima festa di Piedigrotta, su scala grandiosa, si svolse l’8 settembre del 1859, le guardie reali vestite di scarlatto con colbacchi di pelliccia, calabresi in abiti verdi, corazzieri, ussari, si allinearono lungo tutto il percorso sino alla Chiesa di Piedigrotta, e le fanfare con ritmi solenni accompagnavano la marcia con ritmi solenni e giocosi. A Mergellina era ancorata una squadra navale con una foresta di bandierine multicolori .I cannoni dei vascelli risposero a quelli dei cinque castelli di Napoli, quando il regale corteo avanzò verso la riva del mare: uno squadrone di destrieri apriva il corteo seguito da Alabardieri a piedi e da un cocchio da cerimonia senza nessuno dentro, precedeva le otto carrozze con i ciambellani di corte,e n ultimo, accompagnata dagli alfieri, passava la carrozza con il re e la regina e quelle degli altri nobili ed appartenenti alla famiglia reale.   Quando finì il Regno esso terminarono le parate. Non accorsero più i pellegrini, come un tempo, perché a Napoli non vi era più il Re e Napoli stessa non era più la capitale.

Piedigrotta è stata da sempre considerata la festa classica del popolo napoletano, la più caratteristica tra i suoi usi, la più felice tra le sue espressioni. Radicata nel cuore dei napoletani essa ha ricevuto varie definizioni, tutte altamente significative. “Festa d’amore”. Espressioni figurate dei molteplici aspetti che essa assumeva: da quello campestre a quello sacro, da quello militare a quello civile.

E un nostalgico ricordo della parata, sopravvisse, nelle marziali trombette di latta nei tradizionali elmi chiodati di carta, con i quali i bambini scimmiottarono, alla festa di Piedigrotta, i soldati del re napoletano.

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