A' MAMMA D'O CARMENE

di Silvana D'Andrea

 

In Campania , tra le varie immagini mariane, una particolare venerazione è riservato alle cosi dette “ Madonne nere”, alle quali, i napoletani ,si rivolgono con particolari appellativi. Quella di “”Madonna Schiavona”, per la Madonna di Montevergine, e quella della “Madonna Bruna”, per la Madonna del Carmine. Nella cultura popolare, ogni Madonna ha una sua identità, ed è oggetto di distinte devozioni ,e tra loro si attribuisce una relazione di parentela ,attestata dal termine di sorelle. I differenti appellativi e le differenti raffigurazioni iconografiche, dettero luogo, alla leggenda alle Madonne, come sette sorelle, di cui sei bianche e belle, e di cui una nera e brutta. L'icona della Madonna Bruna di tipo bizantino che si trova nella Chiesa del Carmine,  è la più venerata tra tutte le Madonne in Campania.

. “A'  bella mamma d'o Carmene “ :

 invocazione tipica napoletana usata spesso dal popolino, rivolta all'immagine della Madonna che viene raffigurata come una mamma solo perchè   i volti della Madre e del Figlio sono accostati in espressione di dolce intimità (Eleusa).E' anche considerata la Madonna Bruna del refrisco (patrona delle anime purganti), che mitiga i defunti, con il proprio latte, diretta discendente di Iside, che allatta. Eppure rimane un mistero  la particolare  venerazione che hanno i Campani, da secoli, per  la Madonna Bruna, così diversa dalle nostre Vergini celestiali e paradisiache , Sarà stato forse la  strana composizione dell'immagine i lineamenti esotici, che hanno colpito  la fantasia del popolino,i miracoli che si attribuirono a tale figura divina incrementarono la diffusione del culto per la Madonna scura fino a diffondersi in tutta Italia ed in Europa. La Chiesa del Carmine, che si trova in piazza Mercato,  è da sempre meta di  piccoli gruppi di devoti, che soprattutto, di mercoledì,   si recano a far visita alla Madonna per mettersi sotto “ o ciato d'a Madonna “per aprire il loro cuore e per ricevere  il suo sguardo tenero e materno con la sua vicinanza ricca di grazia e consolazione.

La devozione del popolo napoletano alla Madonna del Carmine, è legata al prodigio avvenuto durante il Giubileo dell'anno 1500, era mercoledì 26 giugno, al ritorno dell'icona della Vergine Bruna dal giubileo a Roma, molti ammalati che gremivano la Basilica. furono miracolati.  Ernesto Murolo lo ricorda in una sua famosa poesia  “O mercuri' d'a Madonna d'o Carmine”.Tale miracolo segnò l'animo dei napoletani che diedero vita alla devozione del “ Mercoledì del Carmine.  E in quell'epoca vennero fondati, chiese e conventi dell'ordine, e nella zona vesuviana,costiera ed interna, il culto per le Madonne di origine orientale, si diffuse con manifestazioni devozionali dedicate a Santa Maria di Costantinopoli e Santa Maria La Bruna.  Quest'ultima è ritenuta la più antica immagine Mariana dell'Ordine del Carmelo presente in Europa. Alla base di molte delle immagini, c'è la leggenda di San Luca, primo pittore e scultore della Vergine. Egli avrebbe dipinto l'immagine della Madonna, quando Gesù era ancora fanciullo,anzi avrebbe posato proprio per lui.

L'interpretazione popolare ha sempre posto la figura della Vergine in connessione sacrale con il mondo dei campi, la protezione di Maria si estende anche agli animali. Le leggende registrano prodigi che hanno per protagoniste pecore, galline e perfino formiche. A Pagani la statua della Madonna  del Carmine, viene chiamata “Madonna delle galline”.

Durante i festeggiamenti in onore della Madonna ,  quando viene portata in processione le vengono offerte, galline e numerosi volatili ,che vengono posti ai piedi della statua. Per esigenze di culto, questa offerta, sostituisce il quadro della leggenda, che vuole ricordare che, le galline razzolando nel terreno,riportarono alla luce una tavoletta lignea,  raffigurante la Madonna Bruna, probabilmente nascosta per sottrarla ai saraceni.

Altre devozioni popolari collegavano  la Madonna del Carmine, le Anime del Purgatorio  e quindi   il culto dei morti, ponendo in evidenza che anche la gallina, come altro volatile, era collegata alla cultura devozionale popolare, che li considerava  collegati ,al mondo dei morti. Mentre in tutti paesi cattolici, la nerezza, è la condizione dei demoni, e si trova in relazione con la magia e l'occulto, in Campania, invece, il  popolo  ha sempre attribuito alle Madonne nere,   poteri miracolosi, in quanto detentrici di conoscenze occulte. Nelle affermazioni popolari la Madonna delle galline  è solo la sorella della Madonna del Carmine : hanno in comune il colore scuro della pelle.

E' risaputo che  il campanile della chiesa del Carmine è il più alto di tutte le chiese di Napoli e e  spesso si sente dire,“E scagnat o campanario d'o Carmene pe nu cuoppo e aulive”?

Riferito  all'altezza del campanile della Madonna del Carmine, che è il più alto di tutte le chiese di Napoli e non accorgersi che è così alto è  come : prendere lucciole per lanterne”. La sera del 15 luglio si tengono  i festeggiamenti  per la Madonna del Carmine e la torre campanaria viene incendiata, con il lancio d“o sorece”(razzo) e così, mentre infuria l'incendio, viene issata l'icona della Venerata effige della Vergine Bruna, che, salendo verso il campanile, doma, e spegne le fiamme.  Il significato simbolico, è la funzione che la Madonna svolge di refrisco, cioè quello di dare refrigerio a alle Anime del Purgatorio. E solo in quel momento l'esplosione del  popolo devoto  si esprime in un coro evocale:

“A’ Mamma dò Carmene ha fatt o miraculo!

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