LES FEMMES FATALES DI NAPOLI

di Silvana D'Andrea

 

Quanno ‘a luna, affacciánnose ‘a cielo,

passa e luce e, ‘int’a ll’acqua, s' ammira

e ce stenne, d’argiento, nu velo,

mentre ‘o viento da sera. suspira....

è la canzone  A' Sirena  di Salvatore di Giacomo con la quale  la sciantosa   Gilda Mignonette  inaugurò il Salone Margherita  a Napoli, nel 1890,vestita con veli svolazzanti   e con  la sua  voce suadente, sensuale, mandò in delirio l'intera platea composta dalla cremè di Napoli che era accorsa all'inaugurazione: aristocratici, politici,banchieri . 

ma chi erano le sciantose?

 

Le sciantose,( traduzione napoletana del termine francese "chanteuse") erano  cantanti,  regine della notte e di un mondo sfavillante e frivolo, donne di  bell'aspetto, civettuole , seducenti e spregiudicate, che con le loro occhiate conturbanti e le loro gambe sempre in vista, i loro movimenti sinuosi, esaltavano  il  corpo,  sfoggiando le loro acconciature, e con   voci melodiose, calde, provocavano  visioni oniriche, che ammaliavano le platee dei cafè chantant. Dopo ogni esibizione, si facevano largo tra gli scroscianti battimani, i ripetuti brindisi con champagne alle incantevoli sciantose che si erano alternate sul palcoscenico,  scaldando ulteriormente  l'esuberante platea, la cui euforia era incontenibile e molti  gentiluomini sfioravano l'ubriachezza. .

I cafè chantant furono  ritenuti un  simbolo di libertà, dove ci si poteva intrattenere fino a  notte fonda ,a bere,  fumare ed  assistere agli  spettacoli musicali e   regalare all'immaginazione maschile il tocco di proibito .  .
Non era una facile conquistare le grazie delle sciantose, molti ammiratori, dopo lo spettacolo,affluivano numerosi nei camerini,

delle dive,  nella speranza di avere un appuntamento,.

 L'esempio di donna provocante sensuale era stata copiata dal personaggio biblico di "Salomè" dipinta dalle tradizioni cristiane come un'icona della pericolosa seduzione femminile, e la danza erotica divenuta famosa come "danza dei sette veli" nella  Belle Epoque.

.La loro immagine era associata ad una moda esotica e orientaleggiante, che nasceva dal desiderio di fuggire in un mondo lontano. Metafora, dunque,  del potere seducente delle donne sciantose. Considerate spregiudicate, amanti della lussuria, queste figure controverse  sfidarono gli schemi regolari di una società patriarcale.

 Ma perchè queste donne fatali furono assurte a tale importanza in quel periodo della storia?

Erano prodotti di un'epoca(la Belle Epoque) che rifletteva i cambiamenti di una società,  un'esigenza della  figura femminile che usciva dagli schemi regolari sfidando gli stereotipi.

Le dive le sciantose erano diventate, molte volte,   oggetto del desiderio di uomini ricchi e potenti, e si inventavano un nuovo nome francesizzante, anche un passato romanzesco e intrigante, cancellando le tracce di una esistenza  molto spesso  fatta di miseria, e si lanciavano nel mondo dei Varietè sperando nel successo e nell'amore.

Eppure dietro le quinte dei sipari dei cafè chantant si maturarono amori, passioni travolgenti,  colpi di pistola,  suicidi e omicidi, accrescendo intorno alle figure delle sciantose, fame di donne irraggiungibili  confermate dai mille fabliaux popolari che favoleggiavano di ingenti patrimoni mandati in fumo dai propri corteggiatori.

iYvonne De Fleuriel, al secolo Adele Croce,  che divenne una delle sciantose più ammirate sui palcoscenici italiani, europei e americani. Il suo fascino naturale unito ad uno studiato atteggiamento  di donna fatale, seducente, ammaliatrice, incollò sulle poltrone rococò del Salone Margherita, banchieri, ufficiali, aristocratici e ricchi borghesi, pronti a cogliere un suo sguardo ammiccante. Nelle prime file c'erano  spesso Gabriele D’Annunzio e Salvatore di Giacomo E un noto musicista, Carlo Mirelli, si suicidò solo perché respinto dalla bella Yvonne.  il compositore Mario Costa, si innammorò di una sciantosa parigina autentica quale le dedicò la canzone  "“Songo frangesa e vengo da Parigi”, (a Frangesa), che divenne canzone simbolo dei cafè chantant napoletani.

Una sciantosa  Maria Campi  ".fu l'inventrice della "mossa":accompagnata dal rullante tamburo il suo corpo si contorceva e si produceva in un sensualissimo movimento di bacino timbrato dalla grancassa. Ma la "mossa" o il "coup de ventre" alla francese, che la rese celebre per tutti gli anni venti e gli fece valere il titolo di "mangiatrice di uomini" diventando una pietra miliare del repertorio delle sciantose.           

    Maria Francesca De Browne, Blanche De Mercy in arte la sciantosa,. L'incontro fatale con Filippo Cifariello, scultore celebre, avvenne nel 1890 a Roma, dove l'artista napoletano era andato a inseguire la gloria. Maria-Blanche cantava nel teatro "Varietès" di via dei Due Macelli. Cifariello la inondò di fiori. Lei alternò sorrisi e rifiuti. Ma la follia per questa donna fu talmente forte che se la sposò.. Filippo non le fece mancare vestiti e gioielli. ma,  scoprì  che la moglie lo tradiva con un avvocato.Colse i due amanti  a letto nella pensione “Mascotte”a Posillipo : ... risuonarono cinque colpi di pistola,.lei morì colpita dai proiettili e l'amante fuggì coperto di sangue: delitto d’onore fu dichiarato al processo  che iniziò tre anni dopo, condannandolo a scontare la sua pena in un manicomio criminale..

Anche il grande Totò ebbe  una storia amara e triste che lasciò una traccia indelebile nel  suo cuore. Era all'apice della sua carriera e conobbe una sciantosa al Teatro Santa Lucia di Napoli  una certa Eugenia Castagnola in arte Liliana, una donna, bellissima e sensuale,  ma con  un passato travolgente: due storie di suicidi di uomini follemente innammorati di lei,  Quando arrivò a Napoli, la sua fame di femme fatale era accresciuta notevolmente e  Totò,fu travolto da una passione fulminea  per Liliana. Divennero amanti  ma la loro storia  durò solo tre mesi, quando: Liliana pur di restare a Napoli accanto a Totò gli propose di farsi scritturare al Teatro Nuovo.Ma Totò forse stanco della relazione con quella donna possessiva e opprimente, decise di accettare un contratto con la compagnia Cabiria che lo avrebbe portato a lavorare a Padova.Liliana lo supplicò di non abbandonarla ma Totò aveva ormai deciso,così nella sua camera della "Pensione degli Artisti" la donna ingerì un intero tubetto di sonniferi: lasciando a Totò lettere disperate e di addio .Fu trovata morta il mattino dopo, dalla cameriera.Totò ne rimase sconvolto e volle che Liliana fosse inumata nella tomba di famiglia dei De Curtis a Napoli. La sua ed unica figlia fu chiamata Liliana.                                   Altra tragedia vissuta dalla scrittice Matilde Serao :la sciantosa e bella parigina Gabrielle Bessard, amante di Eduardo Scarfoglio(marito di i Matilde Serao), si uccise, per amore, nell’agosto del 1894 davanti all’uscio di casa di Matilde Serao affidandole la figlia avuta dal marito con una lettera:   : “Perdonami se vengo ad uccidermi sulla tua porta come un cane fedele. Ti amo sempre”. Morire per amore e per disperazione.  (continua)

 

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