Un pezzo di storia partenopea: le  sciantose  

di Silvana D'Andrea

"All'ombra  del Vesuvio  fiorì un angolo della più splendente Parigi"

 il Salone Margherita,cafè chantant di Napoli, dove in una complice penombra, infittita da dense cortine di fumo, si esibirono sul palcoscenico, le più belle gambe del momento, le più belle voci di artisti internazionali: uno spettacolo di suoni, di canti, di comicità, di facile allegria,che conquistarono il cuore di un pubblico variegato: dall' aristocratico al politico,dall'  avventuriero al  poeta.

Le sciantose,figure caratteristiche degli spettacoli dei Caffè Concerto, ,le maliarde, le donne seduttrici per antonomasia,  libere da legami, forti del loro fascino, erano nate per ammaliare l'uomo.

Attraenti, provocanti, apparivano sul palcoscenico   con  costumi di scena che servivano ad esaltare   le linee dei loro  corpi statuari,  definite :grandi fiori viventi che il desiderio odora e coglie”.

I versi partenopei dell'inizio del Novecento, i miti classici che hanno fatto delle varie Arianne della storia, le icone delle donne, in balia degli uomini e dei loro piaceri, trovarono giustizia e riscatto.

 Avevano imparato a sedurli, ad abbandonarli, e la  reazione maschile  era di innammorati feriti, che faticavano ad accettare una realtà dura ,e speravano di ritrovare una donna, sottomessa e innocua.

Era il Novecento , un periodo letterario  particolare dove   il sesso fu ostensibilmente, al centro delle opere di fantasia, al centro delle poesie. e delle canzoni. Le femme fatale era una figura di donna  mangiatrice di uomini   con un'accentuata  sensibilità erotica.  Le canzoni  misero in evidenza,l'immagine di uomo tradito.. sedotto ed abbandonato dal gentil sesso. 

. "Tu ca nun chiagne"  (Bovio De Curtis),  " A Sirena  (di Giacomo Valente)"Core ngrato (Sisca Cardillo)" che  varcò i confini di Napoli e fu   Enrico Caruso al portarla al successo in America, a dimostrazione di come il mito della donna seduttrice ,non conosceva confini, con il canto dell'uomo sofferente e vittima della sua bella, dimentico del suo maschilismo. 

 "Malafemmena" famosa canzone nella quale Totò espresse la sua sofferenza d'amore, resa più dura dall'ingratitudine, che la donna dimostrò nei suoi confronti.  E tante altre canzoni..

Ma perchè  gli uomini si innamoravano   delle sciantose?

Perchè  le sciantose rappresentavano il sogno erotico di ogni uomo, donne libere con la seduzione nel sangue, sensuali, voluttuose  erotiche.

 Tante furono le sciantose che riuscirono a trascinare  al suicidio, uomini innammorati e disperati,  altre rimasero nella memoria, per la loro bellezza, il loro talento, la loro femminilità.

"e femmene so nfame tutte quante e pure  quando rideno mettono ncroce e sante"   ( Salvatore di Giacomo).  

Le sciantose non erano solo l'unica 'attrazione del Salone Margherita, c'erano altri   interpreti canori: cantanti  cui facevano da contorno i numeri di arte varia: esibizioni comiche,danze,numeri di illusionismo, virtuosismi di ogni genere. 

Le sciantose si suddividevano in varie categorie: le  generiche, erano giovani esordienti ,che eseguivano pezzi di repertorio stabilito, senza compensi, solo con la speranza di tentare la scalata al successo.

Altre invece erano state  scritturate per numeri di secondo piano, erano tenute ad invogliare il pubblico, alla consumazione di bevande,e  in alcuni casi, veniva data anche una percentuale sugli incassi.

Le sciantose  eccentriche, invece   erano state scritturate per un repertorio misto, tra un genere brillante ed uno sentimentale. Le loro esibizioni si  caratterizzavano  per la presenza scenica ammiccante. Di un genere più elevato furono le " sciantose romanziste" specializzate in un repertorio classico di arie tratte da opere liriche. Si presentavano in scena con abiti lunghi talvolta a coda con colori tra il viola e il nero.

 La produzione melodica  di matrice dialettale,sia sentimentale che comica, rappresentò la fonte principale dalla quale si attinsero le novità canore. Poeti e letterati come Salvatore di Giacomo,Ferdinando Russo, Rocco Galdieri Ernesto Murolo e Libero Bovio ecc supportati dalle partiture di illustri musicisti e maestri fornirono motivi di successo, conquistando le platee partenopee del Salone Margherita e di altri caffè di Napoli, nei primi anni del Novecento . 

 Tra le sciantose  più famose apprezzate dal pubblico napoletano furono:.

 Emilia   Persico con  un suo pubblico assiduo di  gentiluomini   incantati dalla sua  voce, per  il suo personale stile interpretativo  e l'eccezionale versatilità ad interpretare sia una romanza  da camera ,quanto una canzonetta di Piedigrotta.

 Tra i primi tavolini del Salone,nella penombra del palcoscenico,si sedeva  ogni sera, un disincantato gentiluomo, di nome: Salvatore di Giacomo.

La bella Emilia possedeva una voce briosa, non era bella ,ma forse 

furono proprio i suoi   biondi  capelli scompigliati sulle spalle nude, i suoi  occhi azzurri,   e   la sua sua innata sensualità, che sedussero un uomo ligio, come il poeta Salvatore di Giacomo.

A causa di questa  relazione, il poeta, fu molto criticato e subì attacchi da parte della Accademia dei filopadriti.

Per lei, Salvatore di Giacomo  compose  la canzone " Marechiare".

E la " capinera con i suoi ricci neri e belli "? così l'appellava il poeta Di Giacomo:

Elvira Donnarumma era una sciantosa con grande talento, quando cantava , sollecitava il pubblico del Salone Margherita ad unirsi al coro  con lei: dal palcoscenico indicava agli spettatori,.un cartello con le parole dell'ultima canzone, partiva dalla platea, un coro appassionato che intonava  le canzoni ( di Di Giacomo Costa)   .Nuttata napulitana .a Luna nova.. e tante altre del poeta.

La  cantante napoletana  Maria Campi, resa popolarissima per la "mossa"fu celebrata per la particolarità dei suoi spettacoli. Cantava canzoni frammischiate a voci a distesa della più antica tradizione dei venditori ambulanti, imitando le chiamate dei venditori delle maruzze e di acqua zufregna, che riprodusse poi in tutti i ritrovi di Napoli, in molti teatri d'Italia, e alle Follies Berger..

E  la grande Lina Cavalieri, figura femminile di leggendaria bellezza ,una stella di primaria grandezza nel firmamento delle canzonettiste italiane

 e tantissime altre di successo.

il cafè chantant di Napoli sopravvisse alla guerra, nonostante i divieti imposti dal  regime che considerava poco edificanti  gli spettacoli di varietà  per i reduci del fronte, e, per aggirare il divieto, il Salone introdusse   spettacoli  di prosa, di operetta e le prime  proiezioni del cinema muto.

E le sciantose? Anche loro trovarono spazio per le loro esibizioni  di  avanspettacolo in orari ridotti da  mezzogiorno alle quattordici.Dopo tale orario,venivano proiettati film muti.

le sciantose, quelle  meno affermate, subirono i processi della guerra, della miseria, e della disoccupazione. Intorno all'ingresso del l Salone Margherita, che  era diventato un autentico mercato artistico, c'era: il mercato dei guitti:  aspiranti alle scritture,  professori del Conservatorio e orchestrali di terzo rango, musicanti, attorucoli volenterosi, , tenorini, danzatrici, illusionisti da strapazzo, giocolieri, saltibanchi in pensione, e artisti disoccupati, tutti che aspettavano di avere una scrittura  Non mancavano le ballerinette che si vedevano costrette a prostituirsi, per un cappuccino o una pizza ”. Vita dura, precaria, fatta di stenti di piccole rinunzie, di vanità,  quella della gente di varietà.

 I cento bombardamenti  di Napoli distrussero quasi tutto l'ambiente e la parte vetrata superiore del Salone. Spenti erano  gli ardori della Bella Epoque,  il Salone Margherita chiuse i battenti portandosi dietro un bagaglio di ricordi ed un pezzo di storia napoletana. ..

 

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