DAL TEATRO CRISTIANO PRIMITIVO ALLE IMMAGINI SACRE

di Silvana D'Andrea

 

Con il declino e con la caduta dell’impero Romano, la Chiesa si trovò il grande problema di dover comunicare concetti spirituali nuovi ad una massa di popolo analfabeta e comunque pochissimo acculturato . Cominciò ad affidarsi alla liturgia ed alla capacità inventiva del singolo sacerdote.Nel V^ secolo d.c.  gli Officii apportarono alcune interpolazioni ai testi liturgici   aggiungendo    nuovi  riti  chiamati "tropus" (tropi).Servirono a  trasformare  le tecniche espressive nella  manifestazione della Fede con la lettura del racconto della Passione tratto dai Vangeli, dando al lettore la funzione attorica di interpretare il Cristo. Bisognava rendere il rito latino comprensibile alle classi  sociali popolari  che non conoscevano altro che il proprio dialetto e non potevano pregare in una  lingua a loro sconosciuta.Le rappresentazioni avevano lo scopo di  andare incontro alla sete di spettacolo del popolo e di rendere le letture evangeliche più comprensibili alla popolazione stessa. Le idee astratte del Vangelo  furono trasformate in forma visibile e le allusioni  in rappresentazione sceniche ( drammi liturgici). Nei secoli  IX e X, ci furono i primi tentativi di rappresentazione teatrale con personaggi reali e  la riproduzione dei luoghi dove avveniva la Natività,o la Passione o la Resurrezione: il Redentore si presentava in "humana forma" e tutto diventava più  reale.  Era nato così un teatro cristiano primitivo,  con  l'interpretazione di personaggi riservata ai  diaconi, sacerdoti, fanciulli,  con la drammatizzazione di un coro, per poter  coinvolgere tutte   le comunità di fede nella nuova  liturgia.  Le scene  si svolgevano intorno all'altare che rappresentava il talathum( palco)e con un tendaggio(sedes)che  fungeva da sipario. Gli spettacoli furono accolti con entusiasmo dai popoli europei  fornendo un rilevante contributo alla crescita culturale e religiosa della gente analfabeta. Si ebbe, dunque, un' evoluzione dei modi di affrontare la vita e la fede lasciando immutata  la centralità di Cristo e del suo messaggio d'amore. Le cattedrali, però non avevano la capacità contenitiva di accogliere tutta la massa numerosissima dei fedeli, così  il Papato decise di   spostare gli "spettacoli" al di fuori delle navate, nelle piazze e per le strade delle città  e  in ogni luogo dove c'era maggior  spazio  da poter  consentire  ampia libertà di azione e   maggiore possibilità di  repliche degli spettacoli.  Sul modello della Via crucis, vennero messi in scena veri e propri cicli composti dalla narrazione di una serie di vicende legate  alla vita di Cristo. I testi drammatici erano inizialmente attinti solo dal Vangelo o dalla funzione del giorno, ed erano in prosa latina, e si cominciò ad affidare  il ruolo di attori alla gente comune. ll dramma religioso conquistò il cuore della povera gente, e divenne uno strumento di poesia  per l'intelligenza laica e borghese propagandosi  per tutta l'Europa  e divenendo  un tipo di teatro nazionale e moderno.  La gente del popolo, fervida di fede ma priva di conoscenza della lingua latina, involontariamente  apportò modifiche alla recitazione delle preghiere adattandole alla propria lingua,  creando, così,   una mescolanza di dialetti. Il latino era riservato solo  alle classi sociali più agiate che avevano possibilità di frequentare le scuole, così anche agli ecclesiastici, ai diplomatici delle corti, ai giuristi, mentre il popolo  analfabeta e povero o anche  i borghesi ricchi(mercanti) usavano il loro dialetto adattandolo al latino. Il volgare ebbe difficoltà ad affermarsi specialmente a causa del clero che non volle rinunciare al latino, lingua nobile e simbolo di distinzione. Il latino, nonostante non fosse parlato dalle masse,  restava la lingua scritta universale. Nacque l’esigenza di trovare un compromesso. E fu così che si passò ad una sorta di volgare "nobilitato" e illustre, adatto sia ai colti che al popolo, un volgare elevato alla dignità espressiva del latino. Il clero fece la scelta di farsi capire solo dai nobili e dai ricchi. Invece di scendere dal piedistallo della lingua antica, la Chiesa scelse la via di affidare i concetti astratti della fede dello Spirito, del sentimento e della religiosità ad immagini accogliendo le scelte di illustrare le facciate esterne con sculture di santi, e le pareti interne, persino le vetrate delle finestre, con immagini di padri delle chiese, di personaggi del Vangelo, a formare cicli pittorici che dessero al sacerdote quel contributo di comunicazione che la parola, il linguaggio non poteva dare. Grave scelta che alla Chiesa cattolica procurò gravi ferite, quella proveniente dal mondo che chiamiamo “Ortodosso”(senza chiederci che significa “ortodosso”) che rifiutò, conformandosi alla lettura del Vecchio Testamento, di usare immagini pittoriche e a tutto tondo per illustrare, i misteri della fede, e quella proveniente dal mondo di Lutero, che, invece, fece tradurre la Bibbia e obbligò i fedeli a leggerla direttamente. Lutero, sì, promosse insieme alla diffusione della fede, la diffusione della cultura e liberò il popolo, più presto di quanto mai sia successo nel mondo cattolico, dal servaggio dell’analfabetismo e dalla paura della gerarchia ecclesiastica.   

 

  

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