Il GIARDINO D'INVERNO NAPOLETANO

di Silvana D'Andrea

 

C'era una volta ....

così inizia la  storia di un giardino d'inverno,  costruito  nella città di Napoli, dal re Ferdinando II^di Borbone, nel 1857, su progetto di una ­­società di azionisti napoletani, la" Real casa Giardino d'Inverno"che  ne avviò  la costruzione.

Ma dove si trovava il giardino d'inverno?

 Il monarca, scelse di costruirlo a fianco della Real Villa, sull'incantevole Riviera di Chiaia, costruito in una parte magica del lungomare, nel gran largo della Vittoria. Il giardino d'inverno, fu concepito,  come serra, per preservare alcune tipi di piante dal gelo dell'inverno, come le piante  tropicali, frutteti e fiori, tutte coltivate in grandi vasi di terracotta. Le pareti delle sale erano  a vetri inclinati per consentire maggiore luce e sole. La particolarità era il  tetto dell'edificio :a cupola di cristallo. Gli altri ambienti che erano  immensi spazi,   furono utilizzati per il  relax, e il divertimento:  un  teatro, sale da concerti, un'accademia di musica, un circo equestre. Abbelliti da statue, fontane con cascate, e  prospiciente il mare e il magnifico panorama di Napoli. Un luogo delizioso dove l'aristocrazia napoletana si riuniva per conversare,per rilassarsi dagli affari,per godere di tutte le  delizie che offriva il Giardino. Fu molto frequentato da uomini colti ,artisti e borghesi.                                                                                                  Ma i capitali impegnati erano ingenti e insufficienti a realizzare tutto  il progetto a causa :  le casse reali erano state prosciugate, dalle  spese sostenute per l'ampliamento della Real Villa, della Riviera di Chiaia, degli abbellimenti, della creazione della Cassa Armonica, della Stazione zoologica. Rimase il teatro, particolarmente attivo, per rappresentazioni teatrali, e d'opera: le sorelle Marchisio che provenivano direttamente dall'Opera di Parigi,  rappresentarono la loro prima opera  "La Semiramide". Il direttore del morotrofio di Aversa,  illustre scienziato napoletano, dott. Miraglia,  improntò un'azione di recupero dei ricoverati, con  la pratica della drammaturgia,un esperimento già adottato precedentemente ,  con più ambiziose energie, organizzando una compagnia di malati-attori, e facendola recitare fuori dal manicomio, nel teatro del Giardino d'Inverno. Fu rappresentato Il" Saul" dell'Alfieri,che  ebbe un grandissimo successo. Il pubblico che affluì numerosissimo, non credeva che gli attori fossero i ricoverati del manicomio. Per tre anni di seguito, fu  rappresentato il " Saul",  dando all’istituto, una notorietà tale, che andò anche fuori degli ambienti specialistici.Il teatro dei folli fu portato sul palcoscenico del teatro del " Fondo di Napoli"(Mercadante) nel 1862  con  temi che  rivelarono l'autentica tragicità della  messinscena. (riproposto proprio in questi giorni  alla Galleria Toledo, con la compagnia "Chille de la Balanza).  Il teatro  fu anche  sede dell'Anticoncilio nel  1869,( la contestazione al Concilio Vaticano)  del deputato Giuseppe Ricciardi.                                                                                                                Dopo l'epidemia di colera, il cui contagio si diffuse velocemente per tutta la città, si fece strada l'idea di una  bonifica nei quartieri più poveri dell'urbe, che, posti al livello del mare, continuavano ad essere malsani.Il progetto di prolungare la Real Villa, dal Largo Vittoria fino al Castello dell'Ovo, fu attuato da una società "Il Risanamento", che apportò, un volto nuovo alla maggior parte dei quartieri storici della città.  La colmata di Santa Lucia distrusse tutte le spiagge, sulle quali vivevano in baracche di legno,  poveri  pescatori della  popolazione luciana, che "campava" con la vendita dei frutti di mare, del pescato giornaliero, dei polipi cotti nell'acqua di mare, l'acqua zufregna, e con il turismo di mare( con le barchette portavano i turisti in giro per il mare).  E la fontana del Merliano? La fontana fu costruita con i risparmi dei pescivendoli e dei pescatori, per abbellire la loro spiaggia  rappresentante un monumento della patria e della carità del proprio quartiere: Santa Lucia Si affidarono,  allo scultore a   Giovanni Merliano da Nola. Con i lavori di ampliamento della Villa. la fontana fu spostata  nella Chiesa di Santa Maria della Catena. Ed intanto la colmata di Santa Lucia distrusse anche la microeconomia dei poveri pescatori che si ritrovarono a doversi spostare per sopravvivere verso Mergellina, per non accrescere una già esistente miseria.  Gli interessi edilizi erano maggioritari . così anche il Giardino d'Inverno,venne demolito, e sulle sue  rovine, nacque un'area residenziale di lusso, che si chiamerà Via Partenope.    

 Oggi la strada è chiusa al traffico, ed è piena di   locali, caffè, ristoranti, che offrono al turista, non soltanto  lo spettacolare scenario del suo panorama, ma anche le delizie del palato. E il Giardino d'Inverno oramai ignorato da molti verrà ricordato solo come teatro dei folli. 

 

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