Chi erano gli alchimisti?

 

di Silvana D'Andrea


I racconti fantastici di Harry Potter contengono tutti gli elementi narrativi che fanno di una storia, una storia universale. 
Essi hanno segnato un'intera generazione di giovani e di adulti, e sono entrati, di diritto, nella narrativa fantasy di tutti tempi! 
Ma qual è il segreto della serie di Harry Potter? 
La sequela di incantesimi, creature magiche, luoghi fantastici e terribili rituali? 
Oppure gli aspetti criptici, unificati alle varie conoscenze del panorama esoterico e simbolico? 
Nei racconti sono evidenziati : il potere dell'amore, il trionfo del bene sul male, la magia, e il mistero della pietra filosofale.
Su questi temi, potenza della magia, sono state portate poi anche le platee della cinematografia di tutto il mondo. 
Davvero pensate che la pietra filosofale sia stata un'invenzione dei favolisti e dei maghi? No, essa, invece, è stata il sogno di intere generazioni di filosofi, medici e scienziati che, per secoli, insieme agli alchimisti, hanno tentato di scoprire un corpo fisico e contemporaneamente astrale, in grado di trasmutare i metalli in oro purissimo. 
L'intento degli alchimisti, era anche, di scoprire l 'elisir di lunga vita, con la rigenerazione dei corpi, e la guarigione da malattie. 
In realtà l'alchimia, è stata prima di tutto un sistema filosofico, che si poneva, come primo scopo, la trasformazione interiore dell'alchimista per raggiungere la longevità, l' immortalità e il benessere. 
L’alchimista agiva con procedimenti segreti, per amore della scienza, seguendo tecniche che li obbligavano ad attenersi a precise regole di ricerca. 
Essi cercavano di impedire di far diffondere le loro sperimentazioni.
Usarono simboli per classificare i composti, mescolarono scienza, astrologia e mitologia. Usavano negli scritti un frasario criptico e parlavano la lingua degli uccelli, quella della cabala ermetica. 
Fondatore dell'alchimia, fu Ermete Trismegisto, che ebbe seguaci e cultori in tutta Europa. 
Operava sui metalli, sulle sostanze naturali per ricavarne farmaci. L'arte distillatoria fu basilare: con essa si purificavano i metalli, le gemme e la “quinta essenza” che dava aumento e vigore a tutte le specie medicamentose, e guariva alcune malattie. 
Un certo Filippo Tedesco inventò l'oro potabile, un lievito metallico, un fermento ed un magnifico odoroso oro spermatico, dotato del potere tremendo di dissolvere, aprire, congelare e ridurre le sostanze.
Servì a dividere l'oro dall'argento, a produrre una sorta infinta di colori per nobilitare la pittura. 
Gli alchimisti non godevano di buona fama; gli ignoranti li calunniavano, chiamandoli diabolici e stregoni.
L'alchimia, invece, nacque come vera scienza, e studiò i grandi fenomeni della natura, le affinità dei corpi, le metamorfosi della materia, i fenomeni sismici e tante altre cose, allora inspiegabili.
Gli alchimisti lavoravano sul mondo vegetale, animale e minerale, sprovvisti di larghe basi teoriche, e riuscirono a mettere insieme i primi ingredienti di una chimica rozza ed empirica, fabbricando saponi, false pietre preziose, acidi, leghe e colori. 
Vendevano il segreto per fabbricare l'oro, e coniavano monete false e dispensavano filtri “magici”.
Furono loro che incrementarono il numero di ciarlatani e truffatori. 
Altri alchimisti disprezzavano queste attività, e si dedicavano alla ricerca solo della pietra filosofale, non per sete di denaro, ma per amore della ricerca. 
L'alchimista esperto conosceva due tipi di elisir, uno bianco che trasformava i metalli in argento, uno rosso capace di trasformarli in oro. 
Alcuni alchimisti divennero famosi in tutto il Medioevo e anche oltre: il domenicano Alberto il Grande (Sant'Alberto Magno), maestro di Tommaso d'Aquino fu al centro di molte superstizioni ma ebbe molto credito presso la Chiesa cattolica..
Si racconta che impiegò vent’anni della sua vita per costruire il primo uomo artificiale, un automa in metallo, legno, cera, vetro, cuoio, di forma umana e dotato di caratteristiche eccezionali. 
L’uomo meccanico camminava, parlava ed era anche un ottimo domestico: apriva la porta ai visitatori, chiedeva loro il nome e li faceva accomodare: Tommaso d'Aquino lo volle distruggere, ritenendola opera del demonio. 
Paracelso, alchimista svizzero. (medico, astrologo) avrebbe voluto creare in laboratorio una vera e propria creatura vivente, l’“ Homunculus” sigillando ermeticamente il seme umano in una provetta di vetro, magnetizzandolo, lasciandolo imputridire tra il letame di cavallo per quaranta giorni).
Paracelso affermò di non aver mai voluto eseguire il procedimento fino in fondo perché sarebbe stata una sfida al potere di Dio. Una anticipazione di quello che ha fatto recentemente la scienza contemporanea, duplicando una pecora e altri animali?
Paracelso addirittura riteneva che diversi alchimisti fossero riusciti a creare esseri viventi (i nani, infatti, altro non sarebbero che i discendenti di qualche homunculus). 
Altro che illuminati! Come loro, una moltitudine di gente, cacciatori dell'impossibile, nelle regioni fantastiche del “non conosciuto”, realizzarono molte scoperte, che sicuramente non avrebbero potuto compiere persone ragionevoli. 
A Napoli, il dotto e alletterato alchimista “Principe di Sansevero” con le sue pazze invenzioni, fu uno di questi tanti che, con la loro febbre investigatrice, la tenacia, le attente analisi sui fenomeni del cambiamento della materia, regalarono, preziose nozioni alla chimica moderna seppellendo definitivamente l'alchimia. 
E la pietra filosofale? Non fu mai trovata! 
Era stato solo un folle sogno dei filosofi della compenetrazione di materia e spirito.

 

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