CIRO O' SCIPIONE

 di Silvana D'Andrea

 

 

 Non ci ritorna in mente  la nota canzone napoletana : “ E' nato nu creature e a' mamma o chiamma Ciro sissignore o chiamma Ciro”?

 Ma è rivolto ad un altro Ciro: un fossile di  dinosauro, che aveva scelto di vivere nella nostra bella  Campania, appena 113 milioni di anni fa! Con il nome scientifico di   Scipiony Samniticus , ribattezzato con il nome di “Ciro”dal paleontologo Giovanni Todesco che lo   trovò  nel 1980 a Pietraroja, paesino del Beneventano. Il piccolo “dinosauro” visse pochi giorni sulle le rive dell’oceano Tetide e probabilmente fu travolto da una piena finendo sepolto nel fondale melmoso privo di ossigeno. Aveva  gli organi interni intatti, al punto che gli studiosi hanno  potuto risalire al suo ultimo pasto. Un'esemplare di poche settimane, appena uscito dall'uovo, di appena  60 centimetri dal muso alla coda, ma se fosse cresciuto e vissuto? Ce lo saremmo ritrovato tra la gente  per via Toledo, come un comune cagnolino con i suoi  due metri di altezza! E' stato ritrovato all'interno di una lastra di roccia, dove giaceva sdraiato, sul fianco sinistro con la testa leggermente inclinata, Non classificabile e sconosciuta, forse una nuova famiglia di dinosauri! Certo Ciro è un dinosauro napoletano, unico al mondo ed è conservato gelosamente nel Museo Nazionale, che si aggiunge ai vertebrati  già presenti nel Museo di Paleontologia di Napoli: tre esemplari di grandi rettili marini (Ittiosauri) del Lias del Württemberg, acquistati tra il 1841 ed il 1861 oltre ad una preziosa raccolta di fossili provenienti da diverse località dell’Italia centro-meridionale. . Non è stata solo fantasia dei paleontologi ,la ricostruzione della breve vita, con la fontanella aperta sul cranio,  come nei cuccioli di uomo e con il ventre ancora gonfio, di una piccola riserva di tuorlo, ebbe giusto il tempo di guardarsi intorno stupito, sgranchirsi le zampe al tepore del sole, assaporare i primi pasti. Anche questi conosciamo bene, ora, addirittura nell'ordine in cui furono ingeriti: nel suo intestino, lo stesso incredibile destino cristallizzò le scaglie di una sardina, i cui anelli di accrescimento, dicono che aveva nuotato per nove stagioni, prima di finire tra i dentini seghettati di Ciro; poi un piccolo rettile e un altro pesce, e infine la zampa di una grande lucertola, così grande per lui, che furono i genitori a procacciarla. Il dinosauro neonato non ebbe neppure il tempo di digerirla, che vento e acqua lo spazzarono via improvvisamente, sottraendolo alla vita e immobilizzandolo per 110 milioni di anni nel fondo fangoso del mare che piano piano diventava roccia. Tanto è dovuto passare, finché altri esseri potessero scoprire chi fosse questa creatura e come avesse trascorso la sua brevissima esistenza. E come lui tanti altri hanno avuto la stessa sorte: fossilizzati in rocce e marmi. Oggi è facile vederli ad occhio nudo, se calpestate a un pavimento di marmo di  alcuni edifici, o possedete un pavimento di marmo nel vostro appartamento,  noterete sicuramente  la presenza di numerosi fossili: varie specie di ammoniti e nautilus, simili a grosse chiocciole con diametri anche di venti o trenta centimetri;belemniti, dalla forma assai lunga e affusolata;conchiglie di molluschi,  e infine - più rari coralli  erinoidi, di cui gli attuali ricci e stelle di mare sono lontani discendenti. Non sapendolo, avete un piccolo museo di fossili  e non solo potrete  fare un viaggio all'indietro nel tempo di centinaia di milioni di anni,  e chissà se sarete fortunati, potreste scovare qualche altro discendente  di Ciro!

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